Marco Gallotta, un artista italiano che ha collaborato con Will Smith April 20 2016

di Mariagrazia De Luca

deluca.marymary@gmail.com

Un piccolo studio nel cuore di West Harlem: un rifugio dalla confusione, le luci, il traffico della rumorosa New York dove Marco Gallotta, artista italiano originario di Battipaglia si ritrova per fare “arte”. Marco vive a New York dagli anni ’90, si è laureato al Fashion Istituite of Technology in Fashion Illustration, e ha avuto collaborazioni importanti con artisti del calibro del compositore Ennio Morricone, Will Smith, ma anche con le Nazioni Unite, Radio City Music Hall, il New York Stock Exchange e la Nike. Ha esposto le sue opere in Italia e negli Stati Uniti, tra le varie, nella galleria S.E.E.D di New York,  Snap Orlando e Yaleen Gallery di Miami. Sul muro del suo studio ci sono appesi alcuni dei suoi quadri, e gli scaffali sono pieni di strumenti di lavoro, come il fornellino per fare i pancake che lui usa per sciogliere la cera d’api.

“La cera d’api ha un profumo bellissimo. Uso la cera d’api al 100%, la sciolgo sul fornelletto dei pancake, ma bisogna essere molto veloci a metterla sulla carta perché si secca subito”.

La carta è la materia prima delle opere d’arte di Marco.

“Uso qualsiasi tipo di carta, le fotografie, pagine di libri, vecchi manifesti di film, giornali e riviste, carta che trovo per caso. E poi la tratto, questa per esempio” mi indica una carta spessa e liscia “questa è carta cerata”.

La mia attenzione è attirata da una macchina da scrivere vintage sul davanzale, che Marco mi confida di  aver trovato per caso dopo che qualcuno l’aveva abbandonata. Marco mi offre un caffè preparato nella moka italiana che sorseggiamo in tazzine colorate, artistiche anch’esse. Un tocco d’italianità prima di addentrarci nel mezzo di discorsi sull’arte, su New York, sull’Italia, sui sogni e i tanti progetti futuri.

La tecnica usata da Marco “papercutting” è antichissima, risale all’antico Giappone e Cina. “Il papercutting non è una tecnica recente, anzi. Io l’ho resa moderna, dandogli la mia visione. L’uso della cera e della fotografia la rende unica”.

E’ interessante l’idea del “taglio”: tagliare per fare delle opere d’arte. Lo strumento di Marco è un bisturi. “Dietro il “taglio” e gli strati c’è una ricerca di purezza e di osmosi del soggetto con la natura”.

Sulla scrivania di Marco c’è un “ritratto” di Leonardo di Caprio su cui sta lavorando in questi giorni. E’ un opera “work in progress”. Marco fa spesso ritratti di personaggi celebri, come Will Smith, David Bowie, e molti altri. Gli chiedo con quale criterio scelga i suoi soggetti.

“Leonardo di Caprio è un attivista, impegnato anche nella salvaguardia dell’ambiente. Mi sono molto inspirato a lui, visto che nella mia arte la relazione uomo-natura è cruciale. I miei soggetti sono spesso un tutt’uno con la natura e i miei “tagli” sono ispirati dagli elementi del vento, acqua e fuoco”. Il ritratto di Leonardo di Caprio è “a strati”, 3 grandi e alcuni più piccolini.

“Sto organizzando un progetto dove farò ritratti di personaggi famosi, ma anche persone non conosciute, accumunanti dal fatto che ognuno di loro sta facendo cose positive per la comunità e per l’ambiente”.

Marco è un artista impegnato, che fa arte per costruire un mondo migliore, non solo per il piacere estetico di farla. Mi racconta del suo bisogno di mandare messaggi positivi agli spettatori, spesso moniti rispetto alla natura, per creare una coscienza sull’importanza del rispetto del nostro pianeta.

“L’arte è la mia passione da sempre. Ogni volta che me ne sono allontanato, è stato per riavvicinarmici. C’è in me un bisogno profondo di fare arte. La metto a disposizione di associazioni caritatevoli che combattono contro lo sfruttamento e il traffico di essere umani, specialmente bambini e bambine costretti alla prostituzione. Spesso organizzo workshop diretti ai ragazzi, per creare “awareness”, consapevolezza e riflessione critica”.

Chiedo poi a Marco di raccontarmi della sua relazione con la città di New York e con l’Italia.

“In Italia ci vado spesso. Ho uno studio lì, e sto cercando di creare un ponte tra New York e l’Italia. Il mio paese è sempre con me… La mia relazione con New York è profonda, anche se non è sempre facile da vivere. La città è velocissima e costosissima. Rimani indietro se non stai al passo. E’ competitiva, bisogna sempre essere pronti a combattere, soprattutto nell’ambito dell’arte. New York ti dà tanto a livello di energia: io traggo inspirazione da ogni aspetto della città. I newyorkesi sono per me una razza a parte, in senso positivo naturalmente. I newyorkesi non esistono fuori da New York. La dinamicità di New York è qualche cosa di unico. Mi affascina camminare per strada, da un quartiere all’altro, osservare le architetture e le persone che lo popolano. La “diversity” è sicuramente la cosa che mi ispira di più. Prendi la metropolitana e osserva i personaggi che la popolano”.

Marco poi mi racconta che qualche volta deve staccare la spina, e va Upstate New York, fuori dalla city, dove ci sono paesaggi incredibili.

“Catskills, Bear mountain… è bellissimo percorrere i sentieri montani, e la vista sull’Hudson è mozzafiato!”.

Chiedo poi a Marco di dare qualche “dritta” ai lettori del Il mio viaggio a New York. Un artista del suo calibro è la migliore guida per i conoscere i musei della Grande Mela.

“Il MoMa. Sono un membro, quindi sto sempre lì. Il New Withney è molto interessante. Il New Museum, su Bowery anche. C’è poi il Museo of Arts and Design nei pressi di Columbus Circle che è fonte di ispirazione per me, visto che la mia arte è molto influenzata dal design. Ci sono delle mostre di architetti molto interessanti.”

E per visitare una New York autentica?

“Times Square! (ride). Bisognerebbe prima vedere che intendiamo per “autentica”. New York cambia continuamente, quello che oggi possiamo definire “autentico” potrebbe non esserlo tra un paio d’anni. Oggi come oggi New York autentico è Brooklyn, in particolare Bushwich, nonostante stia cambiando velocemente. Il quartiere di Bushwich ha il tratto della vera New York. E’ pieno di artisti, localini carinissimi. Ad esempio il teatro The Bushwick Starr è in un vecchio magazzino: molto “indipendent”, molto New York. Piccole produzioni possono rivelarsi super interessanti. Beh, camminare a Bushwich non è come passeggiare nell’Upper West Side sicuramente…”

Quali sono tre artisti che ti ispirano e in quale museo newyorkese e italiano vorresti vedere una tua opera esposta?

“Sono tanti gli artisti che mi ispirano. Egon Schiele, nel suo approccio alla figura umana. Adoro contemporanei come Mark Rothko per i colori e fotografi come Ruven Afanador: la sua fotografia è emblema della mia visione dell’arte”.

Quando ho chiesto a Marco dove gli piacerebbe che una sua opera venisse esposta… “Il MoMa! Senza ombra di dubbio”, mi ha risposto sorridendo.

Good Luck con la tua arte, Marco! Da parte de Il mio viaggio a New York e i suoi lettori!

 

Web site: http://www.marcogallotta.net/