New York è bella. Fin dalle prime ore dell’alba November 26 2014

New York è bella. Fin dalle prime ore dell’alba: caffé caldi, corse in metropolitana, occhi puntati su grattacieli e nuvole. Uffici con vista a strapiombo, palazzi che sembrano fortezze, strade dentro cui si confondono ambizioni di grandezza e felicità, un inno vivente all’uomo e alle sue infinite potenzialita’. Ecco perché quando l’hanno ferita questa città, lei è rinata, risorta. Dovete amarla New York, perché serve ad amare voi stessi, la forza con cui bisogna cercare e ricercare di dare una forma, un volto ai propri sogni. New York si fa volere bene a partire da dettagli. Unici. Vapore che esce dai tombini, il tassista che strilla, l’odore delle strade, la gente che sgomita, i serbatoi sopra i tetti, i pompieri e il rumore infernale della sirena, la polizia, le foglie che ingialliscono nel Central Park. Gli scoiattoli. L’amore. E’ nei dettagli che questa metropoli, cresciuta in fretta, ti ammalia, ti rapisce, ti fa sua. Per sempre. E poi è tutta vostra, e una cosa vi dona per sempre: la forza dell’ottimismo con cui pensarono di tirarla su, sempre piu’ in alto, persone che erano visionari. Follia. Amici. Follia. Prima della fine, vivi, e fai cose grandi. Firmato, New York. E’nel silenzio in cui richiudete voi stessi, prima del primo viaggio, che potete vederla come una meta lontana non da visitare, ma da vivere, per contagiarsi di una forza che io ancora non riesco a capire da dove venga. Ma che sono certo ci sia, e che l’avete sentita anche voi. La sentono tutti. Come il jazzista che suona di notte sulle scale antincendio, il ragazzo che danza hip hop, il graffitaro, e la meravigliosa umanità che ha il privilegio di viverla questa terra fantastica. E allora, appena arrivate, fatelo anche voi. Lasciatevi cullare da Times Square e dalle luci della città. Fermatevi un attimo, girate la testa, guardate i cartelloni luminosi. E pensatelo. Pensatelo per almeno 30 secondi. Concentratevi su questo pensiero. E il pensiero è il seguente: in questo sogno ora ci sono io. Grazie New York.