Quando i Rockefeller distrussero il murales di Diego Rivera! December 12 2014

Pochi entrano nell’edificio principale del Rockefeller Center, il 30 Rockefeller Plaza, tutti si soffermano sulla piazza, sulla pista per pattinare e l’albero di Natale.

 E invece dovrebbero entrare, perché dentro questo atrio si è consumata una delle storie più bizzarre dell’arte mondiale. Le cose sono andate così.  Il magnate Nelson Rockefeller stava cercando qualcuno che affrescasse l’ingresso dell’edificio, il più alto del complesso dei 19 edifici costruiti negli anni ‘30.

Voleva un nome forte, importante. Che facesse discutere. Aveva pensato a Henri Matisse e Pablo Picasso, che negli anni ’30 rappresentavano il top mondiale. Ma nessuno dei due accettò l’incarico, anche perché erano due europei e guardavano con diffidenza gli Stati Uniti. Alla fine, pur sospettando che la scelta sarebbe stata problematica, seguendo i desideri della madre, Rockefeller propose l’opera al messicano Diego Rivera, già noto per le simpatie comuniste.

Un grande artista, per carità, ma forse poco indicato per un’opera commissionata dalla famiglia più ricca d’America. Il murales doveva avere come tema un “uomo al crocevia che guarda con speranza al futuro”.

Rivera cosa fece? Volle ritrarre nel suo murales la lotta tra capitalismo (a sinistra) e comunismo a destra, con al centro un uomo/operaio che controlla una macchina. Appena si venne a sapere che sul lato sinistro era stato inserito Lenin, che stringe le mani ad un gruppo multirazziale di operai, iniziò lo scandalo.

Gli fu chiesto di rimuovere Lenin, anche perché il NyTimes aveva svelato al grande pubblico le intenzioni anticapitaliste di Rivera. Il grande artista messicano rifiutò, propose di inserire, come compromesso, la figura di Abraham Lincon. Nulla da fare. Il lavoro gli fu pagato per intero, ma lui fu cacciato, e il murales distrutto nel 1934. Tra gli amanti dell’arte fu un colpo al cuore, perché in molti avevano chiesto di conservare l’opera incompleta al MoMa. Nulla da fare. Rivera però non si arrese, e tornato in Messico lo rifece, in scala minore, utilizzando delle foto che aveva fatto prima di lasciare New York.  E ancora oggi è possibile vederlo presso il museo di Bellas Artes.

Al suo posto venne chiamato l’artista catalano Josep Maria Sert, che completò un altro murales dal titolo American Progress, che include figure come Abraham Lincoln e Mahatma Gandhi. Ancora adesso è visibile. Bello, suggestivo ma il cui valore artistico non è paragonabile a Rivera.