Mattia Molini, un regista perugino a New York e il suo progetto segreto May 04 2015

Esistono tre New York se amate il cinema. Quella dei blockbuster: supereroi e cataclismi, grandi attori, storie d’amore strappalacrime. Tutto si consuma tra il Central Park e i grattacieli.

Chi non ricorda la gonna di Marylin Monroe che si alza? Audrey Hepburn che fa colazione da Tiffany. John Travolta che danza il sabato sera.  E’ la grande New York. La New York del sogno, del mito, del progresso.

 La infinita macchina del cinema hollywoodiano, dai tempi di King Kong, ha puntato su New York per far “succedere le cose”. Scenografia privilegiata e naturale che ha colonizzato il nostro immaginario, dandoci la sensazione di aver già visto tutto.

Il caos, la vita e la fine del mondo. Esiste poi la New York dei film indipendenti, del Tribeca Film Festival. Un universo a parte, interessante, in cui girano tanti soldi, ma si è più liberi dalla dittatura del botteghino.

Si può sperimentare? Sì, sì può, ma fino a che punto? E qui arriviamo all’ultimo segmento. C’è un terzo strato, sotterraneo, impalpabile, imprevedibile, che sfugge ai radar, che appare e scompare, che non cerca di piacere, di assecondare il pubblico, e nasce dall'urgenza di dire senza pensare ai soldi e alle conseguenze. A quest’ultimo strato appartiene Mattia Molini. Prima di chiamarlo per telefono, ho cercato informazioni su di lui.  Ho trovato molto poco. Non articoli, non foto, non molto. Matteo non cerca di piacere, e le poche foto che mi manda sono un modo di nascondersi più che rivelarsi. Quindi ho deciso di non pubblicarle per rispetto di questa sua volontà. D’altronde se si vuole mostrare, lo fa con la sua estetica cinematografica. Ed è abbastanza. A che serve un volto?

Quando chiamo Mattia Molini al telefono, mi risponde con un tono flemmatico. Non capisco se sia un vezzo da regista o un suo modo di essere. Ma alla fine capisco che è lui.  E’ così. Mattia Molini è nato a Perugia, ha studiato a Siena, e poi è venuto a New York dove ha studiato ancora alla New York Film Academy.  Qui ha provato di tutto (usa questa parola, provato), da regista teatrale a filmaker. Ama New York, ma chi non la ama? Ha trovato ispirazione, relazioni, idee. Soprattutto idee che sta cercando di trasformare in immagini in movimento.

Mi ha raccontato diverse cose sulla sua vita, ma ho scelto di non pubblicarle qui  tranne per un piccolo particolare:   frequenta un locale di New York che anche a me piace molto: Via della Pace, un ristorante nell’East Village, covo di tifosi laziali.  Non voglio parlare di Mattia, della sua vita, né di quello che pensa del Cinema. Un giorno, quando avrà la fama, avrà modo di far sentire le sue idee. Non voglio parlarne perché facendolo toglierei spazio al suo progetto cinematografico, che mi sembra pregevole e poco comune.  Intanto perché c’è di mezzo uno scrittore franco-rumeno Matei Visniec che ha scritto Decomposed Theater or The Human Trashcan. Un’opera straordinaria.  24 frammenti di vita di un personaggio che ognuno può ricomporre come preferisce. Un puzzle. E lui l’ha composto a modo suo, ma non da solo. Capirete già da questo parliamo di un’esperienza narrativa unica, e di un progetto che un italiano difficilmente accetterebbe. Dicevo che non l’ha composto da solo, perché con lui c’è l’attrice, la protagonista, e l’anima del progetto, la afro-rumena Caroline Gombe.  Ho pensato di chiedere anche a Caroline cosa ne pensasse del film che vogliono fare assieme, e l’ho fatto via email dopo aver parlato con Mattia. Lei mi ha risposto che è un progetto a cui tiene molto, che tiene molto a farlo con Mattia perché è un talento nel suo campo. E trovarsi in sintonia è di una bellezza rara che va coltivata.

Mentre Mattia mi parla di questo film per telefono, penso ad altro. Sono distratto, lo ammetto, e continuo a pensare una sola cosa. Ma sarà felice Mattia a New York? O gli manca l’Italia. Mi dice che New York la ama, ma vuole tornare a Perugia. Ci sono le radici, che a un certo punto chiamano, e forse a New York non è andata, non ancora, come si aspettava. Non ancora, quindi c’è tempo e Mattia è ancora giovane. Ha poco più d trenta anni.  Ma il progetto, quello per cui sta cercando di raccogliere 25mila dollari, va la pena di essere appoggiato. E quindi vi lascio qui il link per fare la donazione: https://www.indiegogo.com/projects/the-human-trashcan.