Come ottenere il visto investitore E2 October 13 2015 2 Comments

di Michele Cea

Avvocato in Italia e nello Stato di New York

mc@cealawpc.com

Vendo tutto e apro un’attività in America…” Yes, you can! Per tutti quelli che hanno un serio progetto imprenditoriale e compiono step inequivocabilmente indirizzati alla realizzazione dello stesso, il governo americano mette a disposizione, per i cittadini di alcuni paesi (tra cui l’Italia). uno specifico visto: l’E-2 investor visa, ovvero il visto da investitore.

Bene chiarire sin dal principio che un mero progetto imprenditoriale, per quanto bello, affascinante e suggestivo non sarà sufficiente a giustificare l’emissione di un investor visa. Non basterà neanche il vostro CV da imprenditori di successo in Italia. Gli americani sono pragmatici e vogliono vedere appunto passi seri e concreti. Vediamo quali sono:

Italianità

1 – La società che si va a formare e tramite la quale l’attività imprenditoriale verrà effettuata deve essere italiana ai fini dell’immigrazione. In tal senso, è “italiana” una società in cui almeno il 50% è in mano a cittadini italiani (in questi casi, soggetti in possesso di doppia cittadinanza italiana e statunitense, nonché’ persino italiani in possesso di carta verde, vengono considerati americani ai fini dell’immigrazione).

Concretezza

2 – Affinché l’investimento possa essere ritenuto idoneo, deve essere active, ovvero reale, concreto e frutto di un irrevocabile impegno finanziario. Il console americano, che valuterà la domanda di visto da investitore, vorrà essere certo che tale domanda non è solo un mezzo per ottenere il visto e poi fare altro negli Stati Uniti.

Uno degli elementi principali del concetto d’impresa è il rischio imprenditoriale. Pertanto le autorità americane vorranno vedere fondi trasferiti dall’Italia e messi a rischio nel progetto imprenditoriale. Ciò significa che un semplice trasferimento di fondi da un conto italiano ad uno statunitense non sarà sufficiente a giustificare un investor visa. Se così fosse, i più facoltosi potrebbero semplicemente “comprare” tale visto. Non è così, c’è bisogno anche di lavorare e spendere. Una candidatura seria vedrà in primis il trasferimento dei fondi e poi una serie di azioni (es. l’acquisto di attrezzatura o l’affitto di locali commerciali, ecc.) che cambieranno a seconda del business in questione. Quindi, semplici investimenti finanziari-speculativi non saranno sufficienti a giustificare l’emissione di un visto investitore.

Liquidità

3 – Un investimento tale da convincere il console statunitense a concedere l’investor visa deve essere substantial. Questo requisito è quello che risponde (o meglio, che non risponde) alla domanda che tutti quelli che hanno l’american dream si pongono: “Quanto devo investire per avere il visto da investitore?”. Non c’è un numero magico. Tanti parlano di $ 100,000, ma in realtà dipende dalle caratteristiche dell’investimento. Ad esempio, se si vuole aprire un ristorante con più di 100 coperti sulla 5th Avenue a New York, $ 100,000 non sono sufficienti; dall’altro lato, non sono mancati casi di visti investitori approvati con esborsi minimi, anche di “soli” $ 50,000 (esempi sono quelli di consulting businesses dove i costi di start-up sono davvero limitati).

In sintesi, un investimento per essere considerato substantial e, come tale, idoneo a legittimare un visto investitore, deve o:

  1. essere proporzionale al valore dell’impresa in questione (nel caso di investimenti in aziende già esistenti); oppure
  2. tale da garantire l’avviamento di una nuova impresa.

4 – L’investimento non deve essere marginal. Questo requisito viene interpretato nel senso che l’impresa venuta in essere tramite l’investimento potrà creare opportunità di lavoro non solo per i familiari più stretti dell’investitore principale ma anche per cittadini americani.

Pertanto, il console americano, in sede di valutazione della candidatura, valuterà se il business appena formato necessiterà nel prossimo futuro di dipendenti affinché possa svilupparsi a pieno regime e che quindi non sarà un’impresa a semplice conduzione familiare. Inoltre, il candidato dovrà mostrare nel business plan delle proiezioni di entrate tali da dimostrare la fattibilità del pagamento di stipendi a futuri dipendenti.

E’ opportuno rilevare che il visto E-2 è a disposizione non solo per l’investitore principale (tale è colui che possieda almeno il 50% della compagnia in questione o, in casi di pacchetti azionari frazionati, o colui che dimostri di avere comunque il potere di controllo dell’azienda), ma anche per alcuni dipendenti a patto che si giustifichi il loro ruolo fondamentale così da renderli essential.

Vi sono due categorie di essential employees che potranno accompagnare l’investitore principale ed avere anche essi un E-2 visa:

  • dipendenti assunti in posizioni manageriali;
  • dipendenti in possesso di alcune competenze tecniche necessarie o a) in fase di start-up; o b) per dirigere altro personale tecnico; oppure c) per monitorare e sviluppare controlli di qualità dei prodotti e servizi.

In sintesi, un candidato E-2 essential employee dovrà essere in grado di dimostrare di avere delle skills (capacità) che non sono rinvenibili nei candidati americani.

Per chiudere, il quadro che emerge dalla disamina dell’E-2 investor visa è quello di un programma pronto ad accogliere progetti seri e concreti, ma che è altrettanto pronto a respingere progetti privi di fondi o privi comunque delle basi minime per avviare un business nel lungo termine. Un programma, quindi, senza fronzoli e frutto della consueta concretezza a stelle e strisce.