Che questo fuoco non si spenga August 02 2016 2 Comments

Luca Marfé
 
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La prima volta a New York è come una cicatrice che sai che ti resterà sulla pelle. Che brucia di vivo mentre punti il naso all’insù a voler scorgere la magia di un cielo di acciaio e vetro che sembra d'improvviso verticale. E verticale è l'orizzonte. E verticali sono i pensieri, pronti a volare dal basso verso l'alto.
E così, d’improvviso, ti senti pronto per cominciare. O, meglio ancora, ricominciare. Ricominciare a sognare.
E non importa che cosa tu abbia visto prima o che cosa ti capiterà di vedere ancora altrove.
Questo è il centro della vita e di tutto quanto il resto. Questa è l'America, quella folle, quella perfetta. Quella più grande di come avresti potuto immaginarla. È un’America che vive di “oltre” da cento anni e più. Tanto è il tempo di questi grattacieli. Dei primi colossi di sempre ad aver sfiorato le nuvole così da vicino.
E se è vero che in posti come Dubai, Shanghai e La Mecca esistano oggi cieli più alti, è vero ancor di più che non ne esistano di più vasti.
Cieli che sembrano formare un tutt’uno perfetto tra uomo e Dio, in un incastro di nuvole, antenne e sogni che altrove non può esistere. Con un sottofondo  perenne di Frank Sinatra che ti accompagnerà per mano metro dopo metro.
Perché New York è la Storia. Della musica, delle speranze, di ogni cosa. È la Storia di ieri, ma anche e soprattutto di domani.
E prima ancora che venga il giorno in cui ti volterai indietro, in cuor tuo lo sai già che questo fuoco non saprà spegnersi.
Un taglio fatto con la carta sul cuore di ogni viaggiatore.