Avventure culinarie di una italiana a New York (prima parte) June 29 2016 1 Comment

Di Mariagrazia De Luca

deluca.marymary@gmail.com

Alla scoperta di esperienze culinarie bizzarre, originali e uniche qui nella Grande Mela. E’ questo il mio obiettivo, in questo giorno soleggiato di fine giugno. Il mio mezzo di trasporto è una bicicletta da corsa, che mi permette di muovermi in lungo e in largo per le vie di Manhattan attraverso le tante piste ciclabili che rendono la città vivibile anche agli amanti delle due ruote. Ho una lista di ristoranti da visitare dove fare esperienza di persona di cibi introvabili, o ristoranti eccentrici che hanno delle caratteristiche uniche, e che si possono trovare solo qui a New York City. La lista è lunga, e questo articolo è solo il primo episodio…

Cari lettori del Il mio viaggio a New York, perché non commentate e proponete altri luoghi che possano essere protagonisti nei miei prossimi viaggi di esplorazione culinaria?

Takumi Taco

Dove: Chelsea Market, 79 9th street.

Altre sedi: 601 west 26th street; 230 Park Avenue; flea markets (Smorgasburg and Brooklyn Flea)

Takumi Taco è un ristorante giapponese-messicano. È meraviglioso pensare come due culture tanto distanti possano combinarsi in un modo tanto piacevole… per il vostro palato! È una ‘mezcla’ tipica newyorkese di culture con risultati sorprendenti. Prima di tutto provo la Sakè Sangria, una sangria preparata con frutta tagliata a pezzettini e immersa nel liquore giapponese piuttosto che nel vino. Fresca, dissetante, dolce senza stuccare. Perfetta bevanda in queste giornate afose di fine giugno. Però, attenzione, potreste ritrovarvi a cantare senza neppure accorgervene...il grado alcolico è piuttosto elevato! Selezione di birre giapponesi e messicane, immancabili la Negro Modelo e la Sapporo. Kampà! Salud! Cheers!

Takumi Taco nasce come street-food, con dei chioschetti ambulanti nei mercatini delle pulci di Smorgasburg e Brooklyn Flea. Anche questa sede stabile di Takumi Taco dà l’idea di un ristorante on-the-go, dove si compra cibo da portar via piuttosto che mangiare sul luogo. Non a caso la sangria mi viene data in un bicchiere di plastica con cannuccia. “Posso bere per strada?” domando innocentemente al commesso, pensando alla legge che vieta di bere bevande alcoliche fuori dai locali. “Shhhhh…” mi risponde, abbozzando un sorriso complice.

Simbolo di ‘culinary fusion’ sono sicuramente i Spicy Tuna Tacos ($5.75), in cui Mexico e Giappone sembrano aver trovato la perfetta unione matrimoniale. Sashimi di tonno con jicoma, avocado, cetriolo, semi di sesamo, ravanello, maionese piccante, il tutto ricoperto da croccante ‘gyoza’.

 

Bar Suzette

Dove: Chelsea Market, 425 west 15th street

Questa minuta creperia, che ha l’aspetto di un chiosco composto da un lungo bar il cui perimetro è adornato da tanti barattoli di Nutella, è situato proprio accanto al Takumi Taco. L’ho scoperto per caso, e per caso ho dovuto rimettere in discussione tutto il mio sapere sulle crepes. Ok, crepes con nutella, con cioccolato e banana, con frutti di bosco, con burro e zucchero, e anche con prosciutto e formaggio. Ma le crepes di Bar Suzette vanno oltre ogni immaginazione… vi è nel menù un’ampia selezione di ‘Savory Crepes’, accanto alle più classiche ‘Sweet Crepes’.

Il ragazzo della creperia si muove con professionalità, versando il preparato delle crepes con cura sulle piastre bollenti come fosse un dj che sta accuratamente mixando la sua musica. La crepe Huevo Ranchero ($12) è un pasto vero e proprio: mozzarella, uova organiche, avocado, fagioli neri, salsa piccante. Non ho avuto modo di provarla, ma risultava molto invitante e sostanziosa la crepe Saigon Chicken ($12), con pollo affumicato della valle dell’Hudson, salsa Hoisin, salsa piccante, erbette fresche, insalata e vegetali freschi, limone.

 

MAX BRENNER

Dove: 341 Broadway

Nel famoso ristorante e bar del cioccolato Max Brenner ho fatto esperienza della pizza più cioccolatosa della mia vita. A mio parere, senza voler togliere niente ai waffles ricoperti di frutta di bosco e gelato alla vaniglia, o a una bella cioccolata calda fatta con il cioccolato prodotto dallo stesso ristorante… la chocolate pizza di Max Brenner ha il primato assoluto sul chocolate food di New York City. Immaginate una pizza rotonda, più o meno della grandezza di cui siamo abituati, ma un po’ più erta ricoperta di scaglie di cioccolato bianco e al latte. Questa è la base che poi voi dovete personalizzare. Tra i vari ‘topping’: nocciola, burro di arachidi, marshmellows tostati… Una fetta di pizza ($6.50) può essere abbastanza per una persona e calmare per un tempo la dipendenza al cioccolato di cui molti di noi soffriamo. Se si è un gruppo di amici è sicuramente conveniente comprare la pizza intera ($17.95).

Come drink? Neanche a pensarci. Il Chocolate Martini, che fa parte dei ‘Choco Classic’ cocktails del Max Brenner, è il perfetto accoppiamento della pizza al cioccolato. Basta non prenderci l’abitudine.

 

S’MAC, Sarita’s Macaroni & Cheese

Dove: 245 East 12 Street

Prima di entrare nel S’MAC restaurant, non credevo potesse esistere una varietà tanto ampia di Mac&Cheese. Nel menù di S’MAC, un ristorantino dal design spartano messo su una decina di anni fa da una giovane coppia, Sarita e Caesa Ekya, vi sono oltre 10 tipi di Mac&Cheese, accanto al classico ‘All-American’, fatto con formaggio Cheddar. La mia attenzione è stata catturata dal Napoletana Mac&Cheese, esplicitamente ispirato alla pizza napoletana, i cui ingredienti sono: mozzarella fresca, pomodori grigliati, aglio e basilico. Nel sito web vi è un video che spiega come preparare il Napoletana Mac&Cheese da casa.

Ho chiesto alla commessa quale fosse il più originale, visto che ognuna di queste varianti del Mac&Cheese era una novità per me. “Sicuramente il Cubano”, e mi indica un foglio ben esposto sul bancone con tutti gli ingredienti di questa nuova invenzione di S’MAC. “Abbiamo trasformato il sandwich cubano in un Mac!”, mi racconta la commessa con aria soddisfatta. “Gli ingredienti? Formaggio svizzero, maiale marinato in casa, prosciutto cotto, cetriolini, menta fresca, e…  un sacco di sapore!”

Se siete in città con il vostro papà, in occasione del Father Day (19 giugno), portatelo da S’MAC: per lui il Mac&Cheese sarà gratis!

 

THE BLACK ANT

Dove: 60 2nd Avenue

Mi siedo al bancone del The Black Ant restaurant, uno dei più rinomati ristoranti di cucina messicana preparata da grandi chef. Il bartender Gregorio, un ragazzo messicano-americano sui vent’anni, mi spiega come viene preparato il sale di formiche nere, black ant salt, mentre destreggia abilmente con shaker, dosatori, bottiglie di tequila e prepara eleganti cocktail dall’aspetto invitante. “Prova”, mi fa, passandomi una ciotolina, “il sale di formiche nere è fatto con sale, ovviamente,  ma anche zucchero di canna, zucchero normale, del peperoncino e formiche nere tostate!” Osservo il sale e un po’ timorosa ne predo una puntina con la mano e me lo porto sulla punta della lingua. Dopo un paio di secondi esclamo “wow, che sapore!” e subito ordino una Margaritas con sale di formica nera.

Spiego a Gregorio che non ho tanta fame, ma vorrei provare qualche cosa di tipico. Quando gli confesso che non hai mangiato insetti, mi sorride incredulo. Tra il Black Ant Guacamole (avocado, pomodoro, coriandolo e sale di formica nera) e Croquetas de chapulin ($13), fatte con grilli, yucca, formaggio manchego, aglio e peperoncino, alla fine opto per la seconda scelta.

Che differenza c’è tra mangiare del prosciutto e mangiare dei grilli tostati? Una mia amica mi ha detto ironicamente, un giorno che si parlava di cucina messicana, “Per saziarmi con i grilli devo ucciderne una quantità incredibile, invece con un solo maiale ci mangiamo in tanti.” Non si può negare che ci sia di mezzo una questione culturale e di abitudini culinarie, nella mia titubanza a mangiare i grilli del The Black Ant… la sola idea mi terrorizzava!

La presentazione del piatto era impeccabile. Quattro crocchette di grillo dalla forma sferica perfetta, poggiate su del guacamole e con un bel grilletto tostato poggiato su un manto di maionese. Mario, un amico messicano che mi ha raggiunto al The Black Ant, aveva invece ordinato un piatto di grilli fritti insaporiti con sale, limone verde e peperoncino secco. “Mi ricorda il mio paese, da piccolo facevo scorpacciate di chapulines”.

Devo farlo, per poter raccontare ai lettori del Il mio viaggio a New York di questa esperienza culinaria newyorkese. Intingo la mia crocchetta di chapulin nella maionese e… uno-due-tre… tutta giù in un boccone. Non credo di aver masticato un granché, ma ho avuto la sensazione di mangiare al tatto una pop corn, però con un sapore intenso e piacevole che si è irradiato nel mio palato.

Oggi, in questo ristorante messicano di New York City, posso dire di aver fatto un passo avanti nell’abbattimento di barriere culinarie…