Come faccio a vivere a New York? June 24 2018 16 Comments

Se volete consigli pratici, leggete questo articolo: https://www.ilmioviaggioanewyork.com/blogs/news/55866755-come-cercare-lavoro-a-new-york-mentre-siete-in-italia

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La conosco a memoria, la domanda che sempre mi fate. Una e semplice. Come faccio a venire a vivere a New York? E come si dà una risposta a una domanda del genere? Esiste un modo infallibile, un percorso unico, per venire qui? O ci sono mille modi, mille storie di vita? Vorrei fosse semplice dirvi: chiudete gli occhi e siete già qua. Con un lavoro, una casa,  degli amici. Ma non è così, ovviamente.

Ho pensato sia  venuto il momento di dare una risposta a questa domanda, a partire dalla ragione per cui ad un certo punto vien voglia quasi di scappar via, e venire a New York. Avete capito bene, scappar via, e non dico a caso.

La verità è che voi non sapete se volete vivere a New York. E non lo potete sapere finché non ci arrivate. Quel che sapete invece è un’altra cosa. Che siete stanchi della città in cui state, siete stanchi dell’Italia. Volete provare qualcosa di diverso. Probabilmente siete insoddisfatti della vostra vita. Le ragioni potrebbe essere mille: una relazione andata male, un licenziamento, un percorso universitario tortuoso.  Ma per me possono essere sintetizzate in un’unica frase: la vita di provincia fa schifo.

E so che lo pensate, quando mi chiedete com’è vivere a New York, e lo pensavo anche io. Quando sei giovane,  quando non ti sei realizzato, quando hai paura per il futuro, quando non riesci a trovare una tua dimensione, quando non hai un lavoro, quando ti senti deriso,  la vita di provincia è molto difficile, dura. L’apprezza invece o chi ama follemente la propria terra, e sono in molti, o chi riesce a trovare un proprio spazio.

Quando mi chiedete come faccio a vivere a New York, volete semplicemente una possibilità per respirare, questo è tutto. Forse qualcosina in più anche: la possibilità di un riscatto. Quel riscatto che in parte si ottiene già per il solo fatto di essere a New York, indipendentemente dal lavoro che si fa.

Quando verrete a vivere a New York, persone che a stento salutavi, vi inizieranno a scrivere. E lo sapete perché? Perché siete a New York, nella cosmopoli. Avete avuto un guizzo di vita. E non è scontato averlo. Inizieranno ad osservare da lontano la vostra vita. Ricordate: anche chi vi dice che ama la provincia e odia New York, quel guizzo che avete avuto voi un po’ l’ invidia.

Non ve lo nego, ve lo dico da subito, senza perder tempo. New York è una lotta perpetua. Soprattutto all’inizio, sarete pervasi da un grande entusiasmo per le mille opportunità della metropoli, ma anche dallo smarrimento perché rimanere qui non è facile. Per il visto, innanzitutto, difficile da ottenere. Non è il visto il tema dell’articolo, e vi dico subito che molti, pur di vivere a New York, si sposano un po’ per amore, un po’ per convenienza, soprattutto i maschietti. Altri rimangono senza il permesso per poter stare, da clandestini. Ma lasciamo per un attimo il visto da parte.

Il punto è che dovete saperlo fino in fondo che la metropoli è una lotta, un campo di battaglia. Tanti vogliono venire qui per cambiare il proprio destino. Perché qui c’è lavoro, si respira libertà, gente diversa, meno pressioni sociali, e perché in fin dei conti l’unica ragione per cui la metropoli è la Metropoli è che a nessuno gliene frega nulla di voi. Come sei vestito? Quanto sei magro? Quanto sei grasso? Quando ti sposi, che studi, ma perché non metti la testa apposto?  Queste domande semplicemente non esistono. Forse in fondo si vuole semplicemente scappare via dalla ripetitività di certe domande, di certe persone. Forse volete essere distanti proprio dalla vosta famiglia.

Quindi appurato che volete cambiar vita, fuggire dalla dimensione della provincia, andare in un posto in cui scoprirsi anche diversi, e seguire le proprie inclinazioni. Appurato tutto questo, la domanda è? Ma alla lunga vi farà piacere stare qui? Vivere a New York.  Non è che poi dopo un po’ tutto quello che odiavate della vita di provincia, vi inizierà a mancare? Incluso la vostra famiglia?

E qui bisogna, ed è importante farlo, dare una risposta netta. Cioé che non esiste una vera risposta a qiesta domanda.

La vita è tante cose, non è solo il posto in cui vivi. E ognuno può raccontare una storia sua. Sua nel senso che se l’è costruita da solo con le scelte, le sofferenze, i bocconi amari ingoiati,  le vittorie. C’è chi dopo un po’ torna in Italia, e chi rimane qui per sempre. E la sapete qual è la cosa bella? Che tutti hanno ragione. Non so dare un suggerimento universale. Mettetevi nei miei panni. Quando vedo un amico insoddisfatto che vorrebbe andare via da New York, cosa dovrei dire? Resisti un altro po’, che gli sforzi verranno ripagati? Ma se poi dopo aver resistito un altro po’, nulla e cambiato?  

Una domanda che spesso mi fate è quanto tempo ci vuole per ambientarsi a New York? Per me son bastati cinque minuti, altri magari non ci riusciranno una vita. C’è chi si crea un microcosmo etnico, fatto di amici tutti italiani, chi sceglie la via cosmopolita delle amicizie per interessi e affinità. Capite: si tratta di un terreno scivoloso dove si rischia di essere fraintesi. Ma il punto è che tutti hanno ragione. Nella metropoli ognuno fa che vuole.

 Però due cose in linea generale posso dirvele. Anzi due più una. La prima. Chi si realizza a New York, difficilmente se ne va. E per realizzarsi non intendo a livello economico, anche se chiaramente conta. Non si tratta solo di fare soldi, o di avere successo. E’ vero che è una città che spinge all’avidità, ma è anche molto comprensiva verso i fallimenti della vita. Tutti sono caduti, si sono rialzati molteplici volte. Poi con gli anni si cambia, cambiano i nostri interessi. Non so se tra dieci anni scriverei le stesse cose di oggi.  Ma per stare bene a New York bisogna trovare un proprio equilibrio emotivo per cui poi, all’idea di andare via da New York, si sta male. Insomma si tratta di questa cosa qui: New York deve diventare casa, punto. E poi non la vorrete lasciare.

 Secondo. Se non vi siete realizzati a New York ve ne vorrete andare. Semplice. E succede spesso. Non avete trovato una vostra dimensione e vi chiedete: “Ma io qui che ci sto a fare?”. Anche perché ricordatevelo, siete stranieri, siete in una terra in cui si parla una lingua diversa, siete ad un Oceano di distanza. Probabilmente dopo un po’ potreste decidere di tornare indietro, non dico nella vostra provincia, ma in un’altra parte d’Italia e d’Europa. Avete intanto imparato l’inglese, e potete fare qualcosa d’importante. Molti sono costretti ad andar via per problemi di visto, ma in questo articolo non stiamo analizzando quest’argomento. Un giorno vi dirò cosa la penso, ma non è questo il giorno.

Terzo. La vita è imprevedibile. Questo spiega tutto. Domani incontrate un uomo che vi fa innamorare, e vi trovate a vivere in Canada o in Svezia. Dopodomani vi arriva un’offerta di lavoro dal Giappone, e la prendete al balzo. Insomma la verità è che a volte non importa quello che pensate, o volete, semplicemente la vita vi porta dove non immaginate. Allora non ha un senso chiedersi dove voglio vivere. Bisogna avere talento a rendere ogni luogo straniero casa propria.

Esiste poi quello che io chiamo il Limbo di New York. Cioé quella dimensione che accomuna la maggior parte delle persone che ho conosciuto. Non sono felici a New York, ma non vogliono tornare in Italia o andare altrove. E rimangono così anche tutta una vita, sospesi come nel limbo dantesco. Questa forse è la newyorkesità autentica. Il conflitto, lo strazio, il rimanere incastrato a una metropoli senza riuscire davvero a crearsi una vita. Si può essere mezzi adolescenti e mezzi adulti per sempre, a New York.  Ragionare sul profilo psicologico di chi si trova questa condizione è difficile. Percepiscono l’andar via da New York come una sconfitta, e rimangano qui perché sperano che qualcosa accada. Poi perdono le speranze: nulla accadrà, ma intanto a New York hanno le proprie abitudini, e qualche soldo per vivere lo riescono a tirar su. Ricominciare un’altra volta altrove non è facile, e rimangono qui.

Ma allora, dopo tutto questo, posso dare una risposta alla domanda su come fare a New York? No, non la posso dare. Possi dirvi una cosa però: sarà una lotta, sarà una lotta solitaria. Siate pronti.