Ecco perché sono andato via da Salerno, e sono a New York – ilmioviaggioanewyork

Ecco perché sono andato via da Salerno, e sono a New York

February 15 2020

Il punto è che eravamo smarriti. Vagavamo nei corridoi dell’Università di Salerno, con la sensazione che tutto sarebbe stato troppo difficile. Volevi fare l’avvocato? Ma ce ne sono troppi. Il Magistrato? Ma il concorso è difficile, notaio non ne parliamo proprio. Il giornalista? Impossibile. Concorsi pubblici? Sono sempre meno. Questo è il clima di sfiducia se nasci in una città del Sud Italia, con la sensazione perenne che tutto ti sarà precluso, e la consapevolezza che dal futuro è meglio non aspettarsi granché. Pagavamo anche uno scotto familiare. Senza una famiglia importante alle spalle, non c’era la minima possibilità di successo. L’unica fiammella accesa era la bravura e il talento, con la sensazione che non sarebbe stato sufficiente, almeno non nella terra in cui sei nato.   Eravamo migliaia a studiare all’Università di Salerno, negli anni ’90, molti studenti venivano dalla Calabria e dalla Basilicata, tantissimi a Giurisprudenza nella speranza di una tanto desiderata ascesa sociale.

Mi sono sempre chiesto le ragioni di tale afflusso sproporzionato, e ne ho trovate due, che sono una cantilena che si ripeteva di famiglia in famiglia. “Giurisprudenza ti apre più porte”, dicevano tutti così, nell'illusione che i concorsi pubblici avrebbero assorbito tutti. E poi l’idea strampalata, tipica della provincia, che laurearsi in Giurisprudenza ti dava un certo status, per cui al bar ti chiamavano avvocato, e tu ti sentivi felice. Le altre lauree, tipo Lettere o Scienze delle comunicazioni, non erano la stessa cosa. Vivevano una strana stigma sociale, come fossero percorsi facili per gente poco intelligente.

Le ragioni di questo mito di “Giurisprudenza” sono semplici. Nel Sud Italia, soprattutto negli anni successivi al boom economico, chi non era emigrato, aveva trovato riscatto sociale grazie al posto nella pubblica amministrazione. Avere due stipendi da impiegato statale a Salerno (o in Calabria, in Basilicata) significava vivere discretamente, quindi i genitori proiettavano sui figli questa loro “percezione” e li spingevano a studiare Giurisprudenza, che è la laurea per eccellenza dei concorsi pubblici.   Si pensava che sarebbe stato così per sempre, anche se nel frattempo i concorsi pubblici diminuivano, e dopo gli anni ’80 il grosso debito pubblico aveva chiuso i rubinetti della pubblica amministrazione. Ma la percezione, si sa, conta più della realtà, e ci porta a fare scelte sbagliate.

Ma c’è una questione ancora più importante, che fa parte del nostro immaginario di provincia. In una città piccola come Salerno l'élite non era formata dagli imprenditori o capitani d’impresa, ma dall'avvocato, il magistrato, il notaio, il politico, o da dirigenti pubblici. Quindi a quello si aspirava, e per arrivare a quello c’era una sola laurea possibile: Giurisprudenza. Quindi mettiamola così: studiavi legge e se ti andava bene diventavi élite cittadina, tipo un avvocato, oppure qualche concorso pubblico prima o poi l’avresti vinto. Si ragionava così, anche se sapevamo non era assolutamente così, perché tutto stava franando attorno, e lo sentivamo.

Ma c'è di più: dentro di noi stavano emergendo nuovi desideri che non erano quelli dei nostri genitori: il mio, per esempio, era conoscere mondi lontani.

Ricordo una cosa. Soprattutto il Notaio era visto come un semidio dell’Olimpo, con tanta ammirazione anche se ben pochi capivano cosa facesse veramente, ma guadagnava bene. E gli imprenditori? Perché non era tra i nostri desideri fare impresa? Uno Stato vessatorio ci aveva fatto percepire gli imprenditori e i commercianti come mezzi criminali. In una città piccola come Salerno gli imprenditori veri erano troppo pochi per essere centrali nel dibattito cittadino. Che io mi ricordi, ai miei tempi, l’unica impresa degna di nota era la pasta Antonio Amato che tra l’altro fallì. C’erano invece tanti commercianti, di cui si parlava sempre in maniera dispregiativa: gente incolta, grossolana che evadeva le tasse. 

In un clima di terrore imprenditoriale, non emergeva proprio la voglia di fare impresa, in famiglia non te lo diceva nessuno. Né i genitori, né gli zii, né i cugini, né i nonni. Mia mamma voleva facessi il magistrato, mia nonna il medico. Stop.  Perché assumersi il rischio imprenditoriale per poi esser trattato male, essere vessato di tasse che avrebbero dovuto mantenere il grande carrozzone pubblico? Meglio un concorso pubblico, e uno stipendio fisso. Ora è diverso, con i social siamo a contatto con realtà lontane, si è aperta la mente. Ma prima, ai miei tempi, l’unica realtà che conoscevamo era il centro di Salerno e il nostro quartiere, era l’inizio e l’origine del nostro mondo, insieme alla Tv e ai giornali di Roma e Milano.  E in quel contesto era totalmente assente la cultura imprenditoriale, al punto che io la possibilità di fare l’imprenditore l’ho scoperta solo arrivando a New York, prima non ci avevo mai pensato. Occhio e croce non sapevo neanche cosa fosse un’impresa.

Ma il problema più grave era culturale: l’individuo era degradato a mero meccanismo della società. Nella scelta dell’Università, infatti, non interessava a nessuno cosa ci piacesse fare veramente, perché bisognava esser concreti e Legge era la cosa più concreta possibile. Chi eravamo noi? Quali erano le nostre inclinazioni? Questa cosa era semplicemente non degna di nota. Altrimenti forse avrei studiato altro, non Giurisprudenza.  Anche il rapporto con la ricchezza era contraddittorio, certo aspiravamo a migliorare la nostra situazione economica, ma ci interessava di più avere le ferie pagate, le malattie, orari di lavoro, e la sicurezza di non esser licenziati. A cosa serviva spezzarsi la schiena dodici ore al giorno, per un sogno. E poi troppa ricchezza veniva vista con un misto d’invidia, sospetto, al punto che se uno dal nulla aveva fatto i soldi, non c’era nessun termine positivo per indicarlo, se non “cafone arricchito”. Insomma fare troppi soldi era, in un modo o nell'altro, quasi peccato. Anche in questo caso mi son chiesto perché, visto che negli Stati Uniti non è così, e ho trovato questa risposta: dipende dalla radicata cultura cattolica (cattocomunista) che era egemonica all'epoca della nazione liberata dal fascismo, e aveva sempre ritratto la ricchezza e il denaro come qualcosa di cui diffidare, diabolico, in fin dei conti da allontanare come il maligno, salvo poi desiderarlo in gran segreto. Perché tutti, nessuno escluso, dentro di sé custodiva un desiderio di ricchezza. Ma bisognava essere ipocriti: fare le cose di nascosto, non ostentare troppo per non suscitare invidia. Bisognava fingere che le cose andavano perennemente così e così, altrimenti venivi visto male. Bisognava, in fin dei conti, non essere mai troppo felice della propria vita.

Questo è il clima in cui ho vissuto, quello in cui non c’era alcuna speranza, e per evadere mi rifugiavo nella letteratura, nello studio, e nell’illusione che esistesse un posto lontano, immaginario, in cui i miei sogni sarebbero diventati realtà, e dove magari avrei potuto scrivere un romanzo ed essere pubblicato da una casa editrice importante. Poi questo posto l’ho trovato, e si chiama New York. (Ed anche il romanzo l'ho scritto, che esce ad aprile).

New York è stata una rivelazione, perché finalmente per la prima volta sono venuto a contatto con un ambiente diverso, che ha rivoluzionato il mio modo di pensare. E pian piano, giorno dopo giorno, con i tanti esempi che vedevo da vicino, mi ha convinto che anche io, ragazzo vissuto tra i libri a Pastena, potevo cambiare il mio destino, e da persona formata per essere un impiegato pubblico, potevo diventare qualcosa di diverso, far emergere la mia individualità con passioni, inclinazioni e difetti. New York mi ha insegnato il bello della società dei consumi, a liberarmi dal senso del peccato cattolico, ad esser felice senza dover nascondermi,  e cosa più importante: mi ha insegnato a fare impresa, a costruirmi il futuro con le mie mani in una terra dove non conta di chi sei figlio, perché nessuno è figlio.

Instagram: Piero Armenti

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Commenti

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September 10 2020 at 07:17AM

Monica

Ciao Piero mi rivedo tanto in te, e devo dire che non ho avuto il tuo stesso coraggio ad andare via, mi consola il pensiero che qualcuno ce l’ha fatta ….. 💪😉

June 09 2020 at 08:46PM

Maria 60

Piero sei stato bravo👏👏👏👏👏..hai inseguito un sogno e sei riuscito a realizzarlo. Complimenti!!!😍🤩🤩🤩

March 01 2020 at 10:40PM

Lisa

Bravissimo Piero! di raccondare la tua storia di giovane ragazzo che sognava di fare o essere o di diventare qual’cuno nella vita, pultroppo la nostra Italia e cosi ancora oggi. Caro Piero sono felice di quello che oggi sei e orgogliosa che hai trovato cio che forse non cercavi di trovare in una terra che sognano tutti ma non tutti ci riescono ai giorni d’oggi….. Comunque lo ai gia spiegato bene che ci vuole volonta’ pazienza e adattarsi a tutto in questa terra della liberta’…….. Piero io sono figlia di emigrati e ti posso capire…. solo ti dico AUGURI di tutto quello che fai sei bravissino a spiegare sei un bravo ragazzo continua cosi …… complimenti anche alla tua famiglia che ti danno il suporto che ti meriti . PS Qando esce il tuo romanzo?

February 20 2020 at 05:19AM

Davide MI

Gran bell’articolo, Piero, nella parte che inizia con “E poi troppa ricchezza veniva vista con un misto d’invidia, sospetto, al punto che se uno dal nulla aveva fatto i soldi, non c’era nessun termine positivo per indicarlo, se non “cafone arricchito”” ha anche riassunto tutto il provincialismo italiano, uno dei tanti freni a mano di questo Paese.

February 19 2020 at 03:15AM

Nunzi Gori

Sei grande! Ti ammiro. come hai fatto ad avere la green card o la cittadinanza. Mio fratello è americano, mia figlia e nipoti hanno green card. Abbiamo una Lumber co in NC. io ho 71 anni e devo aspettare 4 anni perché mia figlia per chiamarmi deve avere la cittadinanza. la mia nipote è anche nella National Guard. Ha già avuto borse di studio per meritocrazia.
I love America! Siamo andati da immigration lawyer ma questa è la legge!
voglio vivere con la mia famiglia!

February 18 2020 at 11:35PM

Maria Ardagna

Bellissima la tua storia Piero…..grazie per averla condivisa, ti auguro ogni bene. Un bacio alla “ tua “ New York, ci sono venuta 4-5 volte e mi sono trovata benissimo.

February 18 2020 at 05:51AM

Silvia

Ciao Piero nel tuo articolo hai raccontato tutta la verità del sud Italia purtroppo è difficile vivere dove non ti senti realizzato ma sopratutto non c’è lavoro e se c’è e solo uno sfruttamento dopo tanti anni di studio . È una realtà che purtroppo esiste ed è molto triste qui al sud.
Vedo molto giovani che vanno via dall’Italia ed emigrano all’estero per lavoro, per i propri diritti e per sentirsi realizzato cosa che qui non accadrà mai .
Il tuo cambio di vita sicuramente ti ha migliorato su tanti punti di vista hai un lavoro una casa tanti fans ma mi rendo conto che non e facile sicuramente per te stare lontano dagli affetti anche se vengono a trovarti . Penso che prendere una decisione così grande e dare una svolta alla propria vita e bisogna essere forti e avere un grande cuore per non farsi prendere dalla nostalgia. Spero di venire un giorno a New York amo New York e tutta l’america e spero di visitarla tutta magari anche con i tuoi tour .

February 18 2020 at 05:43AM

Maria Clelia Mele

Ciao Piero, ho letto con interesse il tuo articolo nel quale hai raccontato molto bene e senza giri di parole i motivi che da Salerno ti hanno portato a NY. Nel mio piccolo tanti anni fa ho lasciato la Sardegna per studiare e poi vivere a Firenze e non me ne sono pentita, pur adorando per tanti motivi la Sardegna.
È interessante anche il dibattito che hai suscitato con i vari punti di vista di chi ti segue.
Sono appena tornata da NY dove ho girato in lungo e in largo per Manhattan a piedi, con un clima particolarmente favorevole per la stagione.
Grazie anche ai tuoi video, oltre alle parti storiche e architettoniche che mi interessavano culturalmente e professionalmente, ho visitato alcuni luoghi che hai suggerito e che consentono di comprendere meglio lo spirito con cui i suoi abitanti ci vivono e lavorano.
Un saluto affettuoso perché ormai sei una presenza amica e ti auguro il meglio per la tua vita a NY che continuerò a seguire.

February 18 2020 at 04:14AM

Beatrice Mollo

tuo articolo, ma molto più vecchia di te e donna, per di più, posso solo dirti che ti capisco profondamente e anch’io, nella mia gioventù, ho avuto le tue stesse "spinte” ad andare via da casa, magari senza un soldo e con lo zaino sulla spalla (la mia gioventù era intrisa delle “chimere” dei figli dei fiori) sbarcare in America, la patria della vera libertà e del rock&roll, e lì cercare fortuna e felicità… Purtroppo io non ho avuto il coraggio, come te, di partire e mi è rimasto sempre il rammarico di non aver provato… perciò sono sempre felicissima quando leggo belle storie di successo come la tua e faccio il tifo per tutti voi… Grazie per questa tua bella condivisione e, per quello che può valere… BRAVO!!! Ciao!!! :) <3

February 17 2020 at 11:08AM

Daniela Faiella

Ciao Piero siamo quasi coetanei e veniamo dallo stesso contesto sociale, sono di Cava. Capisco perfettamente il tuo pensiero e in tante cose che dici mi ci ritrovo. Ammiro di te il coraggio che hai avuto a lasciare tutto e tutti alla conquista del tuo futuro, fatto di sacrifici, bravura, intuito e libertà….non è da tutti!
Hai una famiglia che ti sostiene (e non è poco): è una vera fortuna. Complimenti per ciò che fai e per condividere con noi attimi di vita… In bocca al lupo per tutto😉

February 17 2020 at 10:23AM

Nicoletta

Caro Piero, il substrato culturale da te descritto non è solo appannaggio del sud Italia. Ti assicuro che anche nella provincia del profondo nord si ritrovano questi pensieri stereotipati che rendono difficile la vita dei giovani anche oggi!
Mio nonno emigró dalla provincia di Como verso NYC all’inizio del ‘900 per lavorare nelle industrie tessili e si costruì la sua piccola fortuna che gli permise di rientrare in Italia e diventare imprenditore! Hai proprio ragione, lì si ha un atteggiamento ed una disponibilità incredibile verso chi dimostra di avere voglia di mettersi in gioco. Avanti così!!

February 17 2020 at 10:18AM

Nicoletta

Caro Piero, il substrato culturale da te descritto non è solo appannaggio del sud Italia. Ti assicuro che anche nella provincia del profondo nord si ritrovano questi pensieri stereotipati che rendono difficile la vita dei giovani anche oggi!
Mio nonno emigró dalla provincia di Como verso NYC all’inizio del ‘900 per lavorare nelle industrie tessili e si costruì la sua piccola fortuna che gli permise di rientrare in Italia e diventare imprenditore! Hai proprio ragione, lì si ha un atteggiamento ed una disponibilità incredibile verso chi dimostra di avere voglia di mettersi in gioco. Avanti così!!

February 17 2020 at 10:17AM

Oriano

Mi riscontro in quello che hai scritto (e vissuto). La meritocrazia in questo Paese resta ancora un miraggio quando dovrebbe essere del tutto normale investire sulle capacità e le competenze dei singoli. A differenza di te io ho fatto nella vita ciò che mi piaceva anche se con immensi sacrifici. Con tenacia ho perseguito i miei obiettivi e sono riuscito a scommettere su me stesso con la libera professione (condannato alla p.iva direbbe Zalone :-) ) Certo è che se avessi avuto il coraggio di andare all’estero, probabilmente avrei avuto anche di più in termini di “meritocrazia” . Tu non hai fatto ciò che volevi ma hai avuto il coraggio di cambiare e uscire fuori dai confini per trovare la tua dimensione. Il succo è che dobbiamo lottare per quello che vogliamo davvero e non farci condizionare dagli altri. Scommettere su di noi sulle nostre capacità e i nostri desideri. Credere di più in noi stessi. Sei riuscito a riscattarti e ti fa onore. Il tuo è un inno alle capacità dell’individuo, contro la massificazione e l’appiattimento dell’essere umano Complimenti perché sei riuscito a riscattarti e a non pretendere “il posto fisso”. Gli States ti hanno offerto la possibilità di realizzare i tuoi sogni e ci sei riuscito.

February 17 2020 at 10:01AM

Liliana

Ciao Piero sei un esempio per i nostri giovani..hai inseguito un sogno e non mollando mai sei riuscito a realizzarlo. Complimenti!!!

February 17 2020 at 09:41AM

Liliana

Ciao Piero sei un esempio per i nostri giovani..hai inseguito un sogno e non mollando mai sei riuscito a realizzarlo. Complimenti!!!

February 17 2020 at 09:40AM

achille

Piero sei solo da ammirare

February 17 2020 at 09:19AM

Rocco Di Vincenzo

Grande Piero! Condivido pienamente il tuo pensiero e capisco cosa significa la tua esperienza vissuta a Salerno. Anche io, da Caserta sono emigrato a Chicago nonostante una laurea scientifica e le spalle coperte economicamente. Ma oramai vedo l’Italia come un tumore, difficile da guarire, a causa del modo di pensare e agire del popolo. E mi duole il cuore, amando veramente l’Italia, soprattutto ora che vivo qui.
Spero un giorno di poter scambiare due chiacchiere con te!
Rocco.

February 17 2020 at 09:16AM

Nunzia

Io ti faccio solo i miei complimenti e ti ammiro molto x il coraggio che hai avuto lasciare la famiglia nn è facile cambiare vita così rapidamente nn è semplice hai fatto quelli che tutti noi vorremmo fare ma o avremmo voluto fare ma chi x amore chi x scelta più facile nn ha fatto, ti auguro il meglio e soprattutto ti auguro una vita personale perché il lavoro si va bene vivere lavorando è divertente la vita di tutti i giorni ma bisogna vivere anche altre emozioni nella vita quotidiana gia sei lontano da casa tua e dai tuoi innamorati di qualcuno lasciati andare che l’amore credimi va al di sopra di tutto ♥️♥️♥️♥️cmq grazie continuerò a seguirti in giro x NY e pur sempre il mio sogno spero un giorno di poterti venire a trovare

February 17 2020 at 09:13AM

Franca Toma

Complimenti,Piero,ti stimo molto.Il tuo articolo è bellissimo.hai avuto coraggio e determinazione.Auguri x tutto.

February 17 2020 at 09:11AM

Rotro

Mi ricordi il grande Bob Guccione, ovviamente l unica cosa che vi lega è il porn ed anche la tenacia e l’ immancabile stile Italiano che ci distingue sempre per l’ eccellenza , devo dire che ci vuole coraggio a lasciare tutto e intraprendere una nuova vita, congratulazioni.😊💪

February 17 2020 at 09:05AM

Maria

Piero se non avessi avuto figli e compagno ci sarei venuta volentieri a New York! Ma oggi come oggi non è possibile! Ti ammiro perché hai avuto il coraggio di fare ciò che avrei voluto fare da ragazza! Ti auguro ogni bene.. un grande abbraccio e continua a condividere con noi ciò che è New York! PS: se dovessero girare John Wich a New York ci rendi partecipe postando foto e video?? Sicuramente lo farai! Un abbraccio dalla mia bellissima Puglia❤

February 17 2020 at 08:54AM

Fabrizio Romano

Ma quindi hai fatto i soldi? E non ti vergogni?

Scherzo, ovviamente. Ho un’esperienza molto simile alla tua, con delle leggere sfumature di differenze.

A Napoli, dove sono cresciuto devo davvero tanto, mi ha permesso di coltivare un estro creativo che poi mi è tornato molto utile da spendere più avanti.

Non ho mai sentito una vera e propria avversione all’imprenditoria, si fermava prima… Era semplicemente esclusa aprioristicamente dalle possibilità.

Aver vissuto, studiato e lavorato a Los Angeles ha rimosso dalla equazione imprenditoriale l’eroismo, lasciando una importante dose di normalità alla faccenda.

Cosi sono tornato e ho aperto, partendo da 0, quella che oggi è la mia azienda di consulenza.

Sarebbe bello incontrarci, raccontarci le storie e chissà, magari troveremmo degli spazi di collaborazione.

Nel frattempo, buon viaggio,
Fabrizio

February 17 2020 at 06:02AM

franz

Anche io ho deciso come molti di andare ma ciò che ho letto inizialmente mi interessava poi pian piano mi è sembrato scontato. Vere gran parte delle cose che scrivi ma senza soldi o aiutino anche a NY arrivi e fai la fame…anzi. Se poi hai l’aiuto iniziale ok hai più possibilità ma solo con i sogni già a Capodichino non sali sull’aereo

February 16 2020 at 08:44PM

Nicola

Bravo Piero, e complimenti per il tuo coraggio e la tua scelta. Dire che in America “non conta di chi sei figlio” direi che è LA PURA VERITA’, anche se forse a qualcuno non piace sentirlo…. Gli States sono la nazione delle opportunità. E solo chi come te e mia sorella ( che vive da 23 anni a Boston) che avete avuto il coraggio di andare via può capire fino in fondo il significato di ciò che scrivo.Sono vere tante cose,che ho letto in qualche commento precedente, su ciò che è garantito a tutti e ciò che non lo è, ma oggi avete un tasso di disoccupazione al di sotto del 3% ( della serie che non lavora chi non ha voglia di lavorare…). Sono un piccolo imprenditore di Bari e condivido anche il tuo pensiero su come siamo visti noi imprenditori ( evasori, ladri, ecc.) e non per quello che siamo veramente, gente che offre opportunità di lavoro ad altri, visto che da soli nella vita non si va da nessuna parte.Anche tu ti sei circondato di italiani che sono venuti nella Grande Mela e cercano a loro volta delle nuove occasioni dalla vita. Complimenti per la tua squadra, che ho avuto modo di apprezzare la settimana prima di Natale. Continua così! Ti auguro un futuro pieno di sogni che si realizzino. Con stima, Nicola.

February 16 2020 at 10:58AM

Francesco

Piu’ che leggere la tua riflessione, e’ interessante vedere i commenti degli invidiosi che vorrebbero essere al posto tuo che hai avuto il coraggio e la fortuna di poterlo fare e riuscire.
In pratica gli stessi che spesso ti criticano anche sul gruppo, l’ amore per il sud e per l’ Italia, l’ attaccamento al lavoro, che se venissero a NY guadagnerebbero il triplo ma la mattina non si alzano per il Dio denaro, ma danno tutto in beneficenza, a chi non sta bene perché hai scritto troppo, e troppo tempo ci vuole a leggere, insomma i soliti che criticano e il più delle volte offendono con la stessa modalita’ che hanno sul gruppo, padroni incontrastati, che amano e odiano gli States ed il sistema di vita americano ed adorano la chiesetta di casa loro.
Dal canto mio, non hai una ma mille ragioni, e chi sa quanti leggono e si ritrovano in quel che hai detto ma ne hanno vergogna ad ammetterlo, di cosa non so, ma di una son certo, l’ invidia e’ sempre la prima a fare capolino.
Continua a farti pubblicita’ Piero, senza nessun problema, ce l’ ha fatta, vendi il tuo prodotto senza dar peso a i giudizi degli altri, viviti il sogno americano a i nostri tempi, e la prossima volta che vengo a NY ci sta che passi a trovarti…have a nice day.

February 15 2020 at 11:35PM

Iolanda

Hai saltato la parte più importante!
Come mantenersi a NY o altrove per il periodo necessario a maturare l’idea di cosa fare( viaggio, pasti, pernottamenti, spostamenti,….) Come risolvere la questione dei permessi di soggiorno…
Forse si passa per lavori stracciati e modesti per mantenersi…poi ci si arrampica sugli specchi, finché se va bene, ti nasce l’idea di cosa fare. Poi per metterla su occorrono un po’ di soldi per iniziare…Penso che questa sia la fase più difficile che frena tutti, altrimenti andremmo tutti in giro per il mondo. Se poi c’è l’aiutino dei genitori o dell’amico che ti ospita, allora è un’altra storia. Però va detto!
Comunque complimenti per l’entusiasmo e per la bella pagina su fb!

February 15 2020 at 08:45PM

antonio

Bravo.Condivido il tuo pensiero e trovo molta letteratura americana che parla di crescita personale mentre in Italia stiamo ancora a pensare alla differenza fra destra e sinistra. Gli americani sono più evoluti imprenditorialmente e mettono a disposizione di chiunque la conoscenza per la crescita intellettuale ed economica. In Italia siamo creativi, ci arrangiamo. In solitudine qualcuno sopravvive a mille difficoltà pur di rimanere attaccato alla sua terra. Alcuni emergono e devono proteggersi dalle invidie dei vicini. Come italiani dobbiamo progredire ancora molto e imparare dagli americani a riconoscere la verità delle cose.Poi saremo davvero il miglior Paese al mondo.

February 15 2020 at 07:30PM

Enrica

Io penso che tu abbia realizzato un bel progetto nella tua vita e con successo però tu ami la vita italiana e credo che bisogna anche rimanere con mentalità delle tue origini mentre vedo purtroppo che spesso ti fai contagiare nello stile americano ma importante che tu sia felice!!!!!

February 15 2020 at 06:54PM

James

Concordo sulla percezione negativa della ricchezza in Italia ma bisogna anche ammettere che negli Usa sono ossessionati dal dio denaro

February 15 2020 at 03:30PM

Giacomo

Ancora con questa retorica da dopoguerra del sogno americano? Nel 2020 anche basta. Mi associo al commento di Lele: gli Stati Uniti non sono affatto questo giardino dell’Eden, osannato da un’Italietta provinciale del sud Italia che alla fine è la stessa che tu critichi.
I veri ragazzi meritevoli e talentuosi sono quelli che rimangono in Italia e si costruiscono il futuro qui. E ce ne sono a migliaia.

February 15 2020 at 12:41PM

Eletta

Piero, interessante ciò che hai scritto, ma io alla fine non ho capito cosa hai iniziato a fare a NYC quando sei andato a stare lì. Hai iniziato subito con l’agenzia di viaggi?
Manca il secondo capitolo del tuo scritto!

February 15 2020 at 10:05AM

Roberta

Il mio papà era di Salerno, lui era un medico ma mi ripeteva di fare giurisprudenza proprio perché mi avrebbe aperto tante porte. Quali non era dato sapere. Per fortuna ho seguito il cuore e oggi sono una felice psicoterapeuta, con la sua benedizione arrivata dopo anni!

February 15 2020 at 09:57AM

Andrea Di Francesco

Scienze DellA ComunicazionE. Sarà pure una facolta di bubbazza 🤣🤣 ma almeno scriviamola per bene. Bellissimo articolo, sono anche io di Salerno e condivido tutto, anche le virgole.

February 15 2020 at 09:20AM

Monica

Più che per l’articolo, che dato che ti seguo ed ho apprezzato molto la diretta sul farsi da fare a cambiare, apprezzo la tua filosofia, che condivide il mio pensiero è mi fa piacere sentire espresso nelle dirette o in questo articolo, per esempio.
Un nota dolente che hai toccato è il vittimismo che purtroppo è spropositato al sud. E trovo sempre rafforzate le mie impressioni sulla permalosita’ (sempre più spiccata al sud) quando si menziona qualche pecca del sistema.
Permalosi e vittime sono quasi un’identità.
Non gli puoi toccare la mentalità (che è il motivo che li fa rimanere nel medioevo)che si sentono offesi..
Apprezzo la tua schiettezza e sopratutto questo modo pratico ed anticonformista di darci un motivo in più per “rimboccarci le maniche”.

February 15 2020 at 09:12AM

Lele

Dire che in America “non conta di chi sei figlio” direi che è un FALSO… In un Paese dove se non hai una raccomandazione non entri in università, dove il diritto allo studio è prerogativa di pochi, dove la sanitá per tutti non esiste, dove la legge non sempre punisce chi è colpevole (ma spesso salva il ricco)….ma la cosa piú triste è il fatto che celatamente denigri un sistema che ti ha permesso di avere gli strumenti culturali per le tue riflessioni dotte…
La cosa che mi rattrista e che alla fine anche tu hai preso il denaro come metro per identificare una persona realizzata, grazie a Dio non tutti la pensano cosí. Forse un pó meno fendi/supreme/Gucci ti farebbe meglio e ti accorgeresti che stai diventando come uno di quelli “ignoranti” che si sentono realizzati e riusciti nella vita solo perchè tornano i First class a trovare i parenti. Io faccio il medico in ospedale a 2500€ mese lavorando le notti e i weekend…. in America guadagnerei a tonnellate di dollari rinnegando tutti i principi etici per cui ho studiato tanto…saró stupido ai tuoi occhi, ma la mattina indipendentemente dai soldi, mi alzo, mi faccio il mazzo e sono felice…cosí mi ha insegnato a vivere la mia famiglia del Sud.

Piero potevi prenderti piú tempo per scrivere questo articolo…

February 15 2020 at 07:42AM

Giacomo

Ciao Piero! Direi che soprattutto andrebbero premiati il tuo coraggio nell’affrontare il salto nel vuoto verso un mondo completamente diverso e l’enorme ingegno nel creare tutto questo da zero..unico dubbio: quando dici “nessuno è figlio” non parli forse di una tale alienazione e sradicazione da ridurre tutto al puro consumo fine a sé stesso? C’è spazio per un po’ di “spiritualità” (non intesa in senso religioso) all’interno di quel tipo di mondo?
In ogni caso chapeau!

February 15 2020 at 07:32AM

Sabrina

Ciao caro! Hai tutta la mia stima, sei una persona eccezionale a mio avviso, forte e coraggioso complimenti 🇮🇪🇫🇮

February 15 2020 at 07:00AM

Luca M Pautasso

Complimenti vivissimi. Un’analisi lucidissima e giustamente spietata di una realtà che non è soltanto salernitana né meridionale, bensì italiana

February 15 2020 at 06:59AM

antonia

Sono anch’io salernitana,laureata,con figli anch’essi laureati alla tua stessa Università e cerco di risponderti tranquillamente anche se mi riesce difficile in quanto tu,in maniera urtativa,hai descritto la nostra realtà di provincia in maniera fantozziana.Se tu in America hai trovato iltuo habitat ideale a me nn può che fare piacere e sono contenta che il tuo business venga incrementato x la maggior parte dai tanti provinciali come noi che arrivano lì x visitare LA GRANDE AMERICA,ma ciò nn significa che qui al sud siamo tutti sfigati che ci accontentiamo di fare gli avvocatucci e/o gli impiegati.Ho vissuto tanti anni al nord e nn cambierei la mia realtà salernitana con nessuna grande città,neanche con l’AMERICA,pensa un pò…Mi fa piacere vedere l’ammirazione e lo stupore negli occhi di tua madre quando ammira LA GRANDE MELA ma io preferisco i miei limoni della costiera…buona vita americana

February 15 2020 at 06:52AM

Silvia

Complimenti sei una bellissima persona e un gran bell’esempio. Dispiace dover lasciare l’Italia la casa gli affetti ma se si crea qualcosa di bello come hai fatto te ne vale sempre e comunque la pena di provarci.

February 15 2020 at 06:39AM

Silvia

Complimenti sei una bellissima persona e un gran bell’esempio. Dispiace dover lasciare l’Italia la casa gli affetti ma se si crea qualcosa di bello come hai fatto te ne vale sempre e comunque la pena di provarci.

February 15 2020 at 06:39AM

Federico Colucci

Ottimo articolo, tranne su un punto : non è stata la cultura cattolica, ma quella comunista e socialista che hanno provocato quell’invidia sociale che, negli ultimi 12 anni, a causa della crisi, è esplosa in maniera definitiva ed irreversibile in Italia. Non è un caso se oggi tutti i partiti e movimenti italiani sono assistenzialisti all’ennesima potenza, peggio di 30 anni fa, mentre, al tempo stesso, di cultura cattolica ne è rimasta ben poca. Ormai è un fatto culturale conclamato : in Italia niente cultura o mentalità d’ impresa.

February 15 2020 at 06:24AM

Michela

Bellissimo articolo e complimenti per la capacità e per il coraggio dimostrato. Anche io ho una laurea in Giurisprudenza, presa 2 anni fa, e come te anche io ho capito che qualsiasi sbocco giuridico- pubblico o privato- non è per il momento ciò che voglio fare. Così ho voluto darmi la chance di provare qualcosa di diverso, dopo un anno ad Oxford a settembre mi sono trasferita a Dublino per studio e per ora l’unica certezza è che vivere all’estero e conoscere altre realtà mi piace tantissimo. Nel futuro spero di vivere in altre città (New York è una mia ambizione), conoscere ancora altre culture. A casa ancora ci provano a dirmi di tenere d’occhio i concorsi pubblici e non disdegnare la fortuna del ‘posto fisso’ ed è così difficile far capire che non sempre sicurezza e stabilità fanno rima con felicità (o quantomeno con serenità). Ed invece provare a fare qualcosa che ci appaga è importante, anche se alla fine i propri progetti non si dovessero realizzare.

February 15 2020 at 06:05AM

Nico

Oh wow, a che serve avere uno stato assistenzialista quando ci si può uccidere per 10 anni, diventare ricchi e non lavorare mai più? Peccato che tutto ciò possa riuscire, per la natura stessa del sistema, a meno dell’1% di chi ci prova. E il resto? Chissene, saranno stati più scemi degli altri, se muoiono di fame se lo meritano lol.

February 15 2020 at 06:03AM

Emiliano

Bravo Piero!
Hai descritto molto bene la nostra triste Italia.
Io il mio sogno l’ho realizzato qui, mi occupo di innovazione per un gruppo di aziende marchigiane. Si parla tanto di sostenere la ricerca ma non appena metti in campo le risorse per farlo veramente lo stato fa sentire la sua presenza mostrando il vero volto vecchio e triste e le imprese sono soggette a scrupolosissimi controlli a tappeto. Come a dire :”spiegami come sei riuscito a farcela …) Triste

February 15 2020 at 05:59AM

Mariavittoria

Ma dai? hai scritto un romanzo? beh tienici aggiornati, sarei proprio curiosa di leggerlo… è interessante la tua riflessione e priva di ipocrisia, mi piace.

February 15 2020 at 05:56AM



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