Sei a New York. E ci sei arrivato davvero December 12 2016 5 Comments

Questo immenso sogno te l'hanno raccontato mille volte. All'improvviso sei a New York. Sei all'inizio e contemporaneamente alla fine del mondo. Te l'avevano spiegata quest'energia. Tutti ci hanno provato a dirti di cosa si trattasse. Ma non pensavi fosse così. Così vera. Contagiosa. Improvvisamente hai voglia di fare, di non perdere nulla, di lanciarti senza paracadute per le sue strade. Sei a New York e ci sei davvero dentro. E il tuo profilo tra le luci di Manhattan racconta di quell'unica cosa che vuoi strillare al mondo. Finalmente sono qui.

Come spiegare la follia di quelle vertigini! Se non come la voglia di fare cose straordinarie,  caratteristica vera di ogni newyorkese? Sei su un tetto di un grattacielo. Dietro a te la grandezza dell'Empire State Building. Ancora non riesci a pensare che negli anni '30 questo grattacielo fu completato in poco piu' di un anno. Eppure è così! Fu fatto con la velocità con cui qui si vive la vita. Senza fermarsi troppo tempo a pensare.

Ma a cosa serve pensare troppo? Che tanto ogni vita contiene miseria e bellezza. Meglio non voltarsi indietro. Guardare avanti. Anzi. In alto. Perché questa metropoli va girata roteando gli occhi verso tutte le direzioni, come ubriacati da qualcosa che non sai neanche spiegare. Eppure c'è quel qualcosa che ti imprigiona e ti inebria. Come la estrema cinematograficità delle scale antincendio.

Io sono qui per restarci. Ho pensato la prima volta che sono arrivato! Sono qui perché devo cambiare il mio destino, di sconfitto, di vittima, di penultimo. Io devo vincere. Perché la vita è una, e non puoi buttare al vento una vita.  Me lo sono ripetuto mille volte davanti allo specchio. E poi nell'attesa della svolta, quella vera, ho consumato il mio palato di hamburger, patatine. Sì, a volte mi sono avvelenato. Ma sono stato felice.

Sono stato felice, perché improvvisamente dal nulla è spuntata in me la voglia di inventarmi qualcosa, di provare un cammino verso il futuro. Di trasformare in realtà desideri un po' vaghi! Sono stato felice perché New York, come avviene a tutti, mi ha illuminato. E quella luce è stata favolosa. Ma prima di conquistare l'America. Devi capirla. L'ho fatto al Whitney Museum dove mi hanno aperto gli occhi le tele americane. Come questa che adoro di George Bellows, un pugile lanciato fuori dal ring da un un pugno. Ma forte, unico, vincente! E la folla ad acclamare. La cultura della vittoria e della sconfitta, mai dell'esser mediocre. 

Avrei mille foto di questo grande viaggio verso New York.  Ma nulla può descrivere l'emozione che ogni volta, di nuovo, provo quando ho davanti agli occhi il Flatiron. Il palazzo a forma di ferro da stiro. Il vero primo grattacielo di New York, costruito nel 1902. Qualche anno prima che nascesse mio nonno. E' la grande bellezza, amici miei.

Bisogna poi celebrare la vita. Bisogna celebrarla, e guardarla come la guarda un bambino. Senza preoccuparsi troppo di un futuro ancora lontano, ma vivendo la magia dei suoi giorni. Lo penso spesso, anche quando sono davanti a un ottimo lobster. Pronto a questa grande avventura culinaria. Viva la vita. Punto.

La forza del toro di Wall Street. Nel cuore basso di Manhattan, di notte, emerge il silenzio dei suoi grattacieli. Qui è iniziato tutto. Qui c'era il muro che doveva difendere gli olandesi da inglesi e dalle popolazioni autoctone. Era semplicemente un villaggio Manhattan. Tutto qui. Non c'era altro. Poi  è iniziata la borsa, ed è iniziato il grande sogno. New York è così. Città mercantile. Città di affari. Città di grandi sogni!