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Autenticamente New York

I ponti di New York verranno illuminati come l'Empire! Fantastico! January 20 2017 1 Comment

Fantastico! La notizia mi rende felice. Lo skyline di New York potrebbe cambiare definitivamente.

7 ponti di New York verranno illuminati, e formeranno diverse coreografie di luci, coordinate anche con diverse musiche.

Dovrebbe succedere a fine mese.

Vi terrò informato


Come parlano gli Italiani di NOO YAWK? January 20 2017

 di Mariagrazia De Luca

www.mariagraziadeluca.com

 

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un allarmante articolo del Telegraph: secondo alcuni linguisti della rinomata Accademia della Crusca, l'Italiano si estinguerà entro il 2300. Infatti, essendo il nostro un paese di giovane unificazione (1861), sembra che noi italiani, di conseguenza, non abbiamo avuto il tempo di sviluppare un forte  sentimento patriottico verso la nostra lingua, a differenza dei francesi o degli spagnoli, popoli che vantano "nazioni" storicamente piu' antiche. Rispetto ai nostri vicini europei, noi tendiamo ad accettare sempre più numerose parole inglesi nel nostro vocabolario. Come negarlo? Il “mouse” del computer, per noi italiani, non è mai stato il “topo”, mentre per gli spagnoli è senza alcuna incertezza il “raton”. Il computer è computer, non computadora. “Domani sera ho un meeting,” non una riunione. E questi sono solo alcuni dei tanti casi in cui noi “adottiamo” parole inglesi nel nostro vocabolario senza pensarci troppo su'. Siamo meno patriottici o semplicemente più accoglienti ed aperti verso le altre lingue?

L'articolo del Telegraph mi ha spinto a riflettere sul mio modo di parlare italiano dopo oltre quattro anni nella Grande Mela, e, nel fare questo, mi sono consultata anche con amici ed amiche che sono nella mia stessa situazione. Come il nostro italiano ha subito l’influenza dell’americano, e soprattutto, del modo di parlare dei Noo Yowkez (newyorkesi)?

 Sono BUSY! Non ho tempo!

Difficile negarlo, la parola “busy” evita molti fraintendimenti. E’ diretta, e inequivocabile. Busy dà proprio l’idea del movimento, della mancanza di tempo a disposizione, dell’azione frenetica. “A Roma diciamo “incasinati”, a Napoli dicono “inguajati”. Io non dico mai “occupato”, non sono mica un bagno!” afferma il mio amico Gianni.

 

E’ cool!

 In italiano diremmo: è bello, è fico (in modo colloquiale), che spettacolo! e via dicendo. “Cool”, per mia esperienza, si può usare in situazioni più o meno formali ma anche informali, e poi diciamoci la verità... suona più cool che altre parole sostitutive.

 

Delivery – la consegna a domicilio.

Ve lo assicuro il 99,9 % degli italiani che vivono a New York e vogliono ordinare una pizza ad un ristorante con consegna a domicilio usano il termine “delivery”, inserendo la parola in una frase tutta in italiano.

 

“Mangiamo una pizza?”

“Sì, chiamiamo un delivery”

 

 

HO CAPITO!

I GOTTA [da leggere “gara”] oppure GOTCHA [“gaccia”] sono super newyorkesi e io personalmente li uso in continuazione senza neppure accorgermene.

“Hai capito quello che intendo?”

“Gotcha!”

 

MAKE SENSE! 

Spesso le traduzioni letterali del verbo TO MAKE (fare) dall'italiano all'inglese, creano equivoci.

 “Quello che dici fa senso!”

“Fa senso?”

“Oh, no! Volevo dire ha senso!”

 

Intercalari. 

 

In Italia si usa molto allora, cioè, dunque, etc. Qui “I mean…” è inflazionato in qualunque tipo di discorso.

 

“Non ho capito perché mi guardi in questo modo, I mean… qual è il problema?”

 

Anche “so” (allora).   So? Qual è il problema?

 

Espressioni di stupore.

 

WOW!

Really?

No way!

Yeah!

 

"Bad word." Le parolacce.

 

Non le scrivo ma vi lascio immaginarle. WT…???

Credo che quando ci troviamo a dire parolacce in inglese… la nostra conoscenza della lingua e' ormai piuttosto intima e viscerale. Quando sono arrabbiata, senza dubbio grido in dialetto romano, la lingua delle emozioni.

 

Parole inglesi che usiamo giornalmente in Italia.

 

No problem.

OK

Let’s go – andiamo.

Com’on!

 

Struttura inglese per frasi italiani. 

 

Cammino il cane (I’ll walk the dog) e ti raggiungo. Sarebbe porto fuori il cane, faccio fare un giro al cane…

 

Ti vedo la prossima settimana! (I’ll see you next week) , sarebbe ci vediamo!

 

 

Verbi inglesi “italianizzati.”

 

Ho skippeato la classe (to skip – saltare, mancare)

 

Ho loggato nel mio profilo di Facebook (to log in – accedere a)

 

Plugga la spina (to plug- inserire)

 

La lucetta blinka (to blink - lampeggiare)

 

 

Dubbi linguistici che ci mandano in crisi esistenziale.

 

Compro delle rose dal fiorista ( fioraio - in inglese fiorist)

 

Torno a New York in Febbraio (in February - a Febbraio)

 

Ho ascoltato un saxofonista bravissimo ! (Sassofonista)

 

 Domani alle 11 passa l’esterminator. Aprigli la porta!

Chi passa? Non apro la porta a nessuno sterminatore. (esterminator – chi fa la derattizzazione)

 Prendiamo l’elevator (ascensore) che sono stanca. 

 

 Salutare a tutti con Ciao! RAGAZZI a prescindere dall’età.

 

Che ci si rivolga a giovani, adulti, donne o uomini, e’ molto comune salutare tutti con “Hi, guys!” Spontaneamente, a me capita di tradurlo con “ragazzi” quando ci si rivolge a italiani, che siano settantenni, che siano uomini o meno. Qualcuno mi ha fatto notare che può essere fuori luogo, tanto da sembrare "ironico" o "offensivo".

 

Sorpresa.

 What? (con le varie espressioni in gradazioni di volgarità)

 

What? Non ci posso credere!

 

 

Il modo di fare dei NOO YAWKEZ.

Da bravi italiani che viviamo a New York salutiamo con “hey” invece di “hello”, diciamo “yous guys” (pronunciando una “s” al pronome), mentre nel resto dell’America dicono You guys. Noi Italiani-Noo Yawkez siamo diretti, confidenti, e parliamo tanto e ad alta voce. Sembra che i newyorkesi mettano una “r” alla fine delle vocali” “good idear”, la –ing non la pronunciano, “going” si dice “goin” e a volte si mangiano pure alcune consonanti “here” (hea). A volte lo facciamo, a volte no. 

 

I Noo Yawkez parlano come camminano – rapidissimo, ma con le vocali allungate. Quando dicono Long Island (Lawn-Guyland) si prendono il loro tempo. Non sempre ce ne rendiamo conto, ma noi a volte facciamo come loro.

 

Rischio di estinzione?

 

Secondo me, sebbene le lingue siano “vive” e continuino a trasformarsi “di bocca in bocca” soprattutto in questo nostro periodo storico in cui la gente viaggia molto piu' di ieri in lungo e largo per il pianeta, l’italiano non corre alcun rischio di estinzione. Soprattutto per l'interesse e l'amore che alcuni scrittori, primi tra tutti, Jhumpa Lahiri, hanno dimostrato nei confronti della nostra lingua, arrivando anche a impararla e ad utilizzarla per scrivere romanzi. 

E questo me lo conferma la risposta che Adriana, una mia amica romana newyorkese, ha dato in seguito alla mia domanda sull’impatto dell’americano sul suo italiano: “Dopo 28 anni a New York, il mio accento romano è rimasto lo stesso!”


Alla scoperta di Harlem nel Martin Luther Day January 16 2017 3 Comments

 di Mariagrazia De Luca

www.mariagraziadeluca.com

C’è una bella aria domenicale per le strade del "centro storico" di Harlem, in questo lunedì speciale per la comunità afroamericana del quartiere, e non solo.

Il compleanno di Rev. Dr. Martin Luther King Jr., uno dei più famosi leader e attivisti per l’uguaglianza dei diritti e abbattimento della segregazione razziale è stato celebrato oggi attraverso eventi speciali organizzati in giro per il quartiere,  soprattutto nello storico Apollo Theater ed nel Studio Museum di Harlem. Quest'ultimo, solitamente chiuso di lunedì, ha lasciato aperte le porte (a costo zero) a tutti i visitatori per la speciale occasione.

"Se King non fosse stato assassinato il 4 aprile del 1968, all'età di 39 anni, ne avrebbe oggi compiuti 88".  Penso, mentre cammino in lungo e in larco per i tre piani del museo di Harlem 

STUDIO MUSEUM DI HARLEM 

(144 W 125th St)

Interessantissimo, anche se non molto conosciuto. Le pitture dai colori  vivaci che raccontano la storia di Harlem attirano la mia attenzione, così come la sezione di fotografie rappresentati momenti cruciali della cultura afroamericana degli anni ‘70 e ‘80  e i molti riot, le rivolte in piazza per i diritti sociali ma anche contro la brutalità della polizia.

Invece, in un'altra sezione ho scoperto una cosa incredibile. Non è vero che i cowboy sono tutti bianchi! La galleria di foto dedicata ai “black cowboys”,  sfata il mito del cowboy "white" raccontatoci da tanti film Western con cui, dalla generazione dei nostri nonni fino alla nostra, vi siamo tutti cresciuti. Sì, accanto a John Wayne, Steve McQueen, Paul Newman, c'erano (e ci sono) tantissimi cowboy neri. 

La mostra testimonia di come la tradizione dei “black cowboy” sia viva tutt’oggi, anche all'interno delle grandi metropoli come New York City. Non tutti lo sanno ma ci sono black cowboys nel Queens che si occupano di addestramento di cavalli. Semplicemente, sembra che i cowboy afroamericani siano stati omessi dalla storia “ufficiale” degli "American cowboys".

 BALSAMI PER CAPELLI E "BRAID", TRECCINE "AFRICAN STYLE"

Ho deciso poi di farmi una passeggiata sulla 125th street, conosciuta come Martin Luther King Blvd, approfittando del clima piacevole che questo giorno di festa mi sta regalando dopo la bella nevicata dei giorni passati. Mentre cammino tra le bancarelle che vendono balsami speciali per capelli ribelli e incensi dai più esotici odori, una signora sulla cinquantina,  seduta davanti a un negozio di parrucchiere, e vestita con abiti africani tradizionali, mi chiama, facendo un cenno con la mano. Mi avvicino e mi da' un biglietto da visita, con raffigurate capigliature da donna con trecce di ogni stile.

Io sorrido, e le faccio capire che sì, mi piacerebbe sperimentare ma non so se sia davvero il mio genere. "You are beautiful with braids, I make it to you". "Thanks, thanks... another day". Cerco di farle capire che non ho tempo, ma lei insiste "call me, call me" e neppure mi vuole dire quanto mi verrebbe a costare e dove si trova il negozio. Ho l'impressione che il negozio sia la sua propria casa, perché indica l'entrata del palazzo. "Call me, call me". Yes, un altro giorno, le rispondo e la saluto. Continuo a guardare il biglietto da visita. Sì, magari un giorno... per sentirmi al 100% integrata nel quartiere. Rido tra me e me.

 

 La mia attenzione cade poi su delle  t-shirts vendute da un ragazzo dai lunghi capelli rasta e dal sorriso contagioso. La maglietta di Martin Luther King, quella di Malcolm X, di Bob Marley, di Nelson Mandela, Prince e anche di Obama sono l’una accanto all’altra, ribadendo una volta ancora come Harlem sia la patria simbolica di tutti gli "afroamericani", non importa se nati in America come Obama, o in Jamaica come Bob Marley, o se non sono originari di New York come Prince che è nato a Minneapolis.

Mi ricordo quando pochi mesi fa, in seguito proprio alla morte di Prince, tutto il quartiere si era riunito per rendere un tributo al cantante. African Square, di fronte alla statua di Adam Claytol Powell, uno dei primi afroamericani che siano entrati attivamente in politica nel Congresso, era piena zeppa di gente. Vi dico la verità, ero una delle poche persone considerate "white", e mi sono esaltata all'idea di essere capitata nel bel mezzo di una manifestazione spontanea, non turistica. Ho percepito un’energia, un amore autentico per Prince da parte degli abitanti di Harlem, e anche dalle persone venute in occasione per il concerto dai vari borought, Brooklyn, Queen o Bronx. E ballavamo tutti insieme al ritmo di Kiss

You don't have to be rich
To be my girl
You don't have to be cool
To rule my world

Lo stesso giorno hanno aggiunto la targa in sua memoria, all'entrata dell'Apollo, accanto a tutti gli altri grandi artisti passati per questo tempio della musica. 

Tuttavia, Jane, una mia amica che vive ad Harlem, nata in Namibia, cercava un giorno di spiegarmi la differenza tra afroamericano e neroamericano. Lei si definisce un'afroamericana, ossia una persona immigrata a New York ma nata in Africa, che ha imparato l’inglese "americano" qui (nonostante in Namibia la lingua ufficiale sia l'inglese)  e che tiene ancora un forte accento "esotico" e parla benissimo il dialetto del suo paese, l'oshiwambo. Lei si sente a casa qui ad Harlem, ma mi confida che non sempre gli afroamericani (nati in Africa) vanno d'accordo con i neroamericani (nati in America) che sono qui da tante generazioni, e non sanno neppure il paese di provenienza dei loro antenati. Lei si è sentita discriminata, mi ha raccontato. Io allora ho capito che vivere a New York significa confrontarsi con tante culture, e il tema dell'identità è molto delicato e complesso, soprattutto per chi non è abituato a tanta varietà umana.

"Io preferisco il termine afroamericano, mi piace l’idea che esista questa radice comune antica, e che il passato in qualche modo riviva nel presente senza essere dimenticato." Le ho detto, e Jane ha sorriso. Ho sentito che in fondo era d'accordo con me.  

APOLLO THEATER - INCONTRI 

Davanti all’Apollo Theater dei signori vestiti con abiti eleganti mi danno una locandina che pubblicizza un evento in onore di Muhammad Ali che si terrà alle Nazioni Unite. “Where are you from? Sicily? Milan?” mi chiede uno dei due, sorridendo. E io che pensavo di sembrare del posto... (tra me e me). “Roma”, rispondo ai due signori. “Ah, Rome! Italy, Italy! I love Italy, good food!” I due se ne vanno poi, raccomandandomi pero' di partecipare all’evento e di portare come me anche TUTTI gli amici italiani. Ecco, andiamo tutti, amici del Il mio viaggio a New York. Ci sarà la moglie e la famiglia di Ali. www.untributes.com 

 

 

Ogni volta che passo davanti all’Apollo mi immagino come poteva essere ai tempi in cui Ella Fitzgerald vi ha debuttato, nel 1934, quando lei aveva appena 17 anni. E pensare che quando ha aperto i battenti, nel 1913, l’Apollo, era una venue per solo bianchi, a cui i neri non avevano accesso. In quei tempi ad Harlem vivevano tanti bianchi, mentre i neri sono iniziati ad arrivare in massa attirati da affitti piu' accessibili da mitdown e downtown nei primi decenni del 1900. Negli anni '20 la popolazione nera e' aumentata in modo vertiginoso: da circa 80.000 ad oltre 200.000. Negli anni trenta il teatro ha quindi cambiato politica aprendo le porte ai tanti artisti afroamericani. Non a caso quel periodo è conosciuto come Harlem Renaissance, per la quantità di artisti di colore che brillavano in ogni campo, dalla musica, alla poesia, alla pittura.

VETRINE, PARRUCCHE, BANCARELLE... 

 

HOTEL TERESA

Ho continuato a camminare sulla 125th street in direzione di Adam Clayton Powell Blvd, fermandomi un attimo sotto l’hotel Teresa, il cui proprietario, un tedesco immigrato ad Harlem, avendo avuto due spose di nome Teresa, aveva deciso di dare al suo albergo quel preciso nome di donna. Che originalità, mi sono detta quando l'ho saputo. Ma poi ho cambiato idea:  in questo modo entrambe le donne pensano che l'hotel sia dedicato a sé, e nessuna si offende. Questo immenso palazzo, oggi sede di uffici e compagnie, per tanti anni ha ospitato musicisti ed artisti che andavano a suonare all’Apollo, ma anche politici del calibro di Fidel Castro.

Ci sono tante leggende riguardanti il motivo per cui Castro, durante il suo viaggio a New York nel 1960, ha deciso di alloggiare all'Hotel Teresa con il suo entourage, abbandonando quello di mitdown che lo ospitava precedentemente. Alcuni dicono che forse Castro e i suoi fumavano troppi sigari buttando cenere su tutti i tappeti, e avevano questa abitudine di tenere galline vive in giro per l’hotel. C'è chi dice che l'albero di mitdown gli abbia chiesto una cifra esagerata per il soggiorno, o forse la verità e' che Castro si sentiva più amato ad Harlem tra gli afroamericani, e simpatizzava per le loro lotte, quando invece in generale gli americani temevano il “nemico” comunista.

Oltre a Fidel Castro, chi altro ha dormito nell'Hotel Teresa?

Muhammad Ali, Louis Armstrong, Ray Charles, Jimi Hendrix, Malcolm X (che aveva qui il suo quartier generale), etc. 

I NOMI "AFROAMERICANI" DELLE STRADE

Arrivo a Malcolm X Blvd, chiamata anche Lenox Avenue. Se cercate su google Lenox, e vi esce Malcolm X, no preoccupatevi, stiamo parlando della stessa strada. La strada ha due nomi perchè quello originale, Lenox, apparteneva a un proprietario terriero di origini europee, ed è stato affiancato dal nome dall’attivista afroamericano, Malcolm X, a seguito della sua uccisione a West Harlem nel 1965. D’altronde in questo crocicchio di strade attorno all’Apollo, le avenue cambiano nome in onore di personaggi afroamericani storicamente importanti, ma anche cantanti e artisti. Sapevate che esiste anche James Brown way?

SYLVIA'S 


(328 Malcolm X Blvd)

Mi fermo davanti al ristorante Sylvia's, indecisa se entrare o no. Silvia è un'afroamericana conosciuta come la Regina del soul food, la cucina tipica del sud degli Stati Uniti. E' talmente un mito, The queen of the soul food, che le hanno dedicato anche il nome della strada. 

Lei aprì questo ristorante negli anni '60 e credetemi, è molto raro che un ristorante resti attivo per tutti questi anni, visto che di solito gli esercizi chiudono piuttosto presto a causa della concorrenza agguerrita. Il menù è invitante ma anche per stomaci ben forti. Pollo fritto, fegato di pollo fritto... 

 Sbircio dentro e vedo una fila e tanti turisti. Decido che non vado, voglio un luogo più autentico. Ciao Silvia, ci vediamo in un giorno ordinario. Per oggi, buon compleanno Martin Luther King.


Happy New Year! Cose da fare in questo inizio 2017 January 12 2017

di Maria Grazia De Luca

Questo articolo è rivolto soprattutto agli amici del Il mio viaggio a New York che sono appena sbarcati nella Grande Mela o che stanno preparando le valige per partire ed arrivare nelle prossime ore.

 

 SHEN YUN al Lincoln Center

 E’ in tutto il mondo lo spettacolo cinese più atteso dell’anno, pur essendo proibito in Cina. Infatti, la compagnia teatrale Shen Yun, fondata a New York nel 2006, si propone come scopo quello di far rivivere “spiritualmente” i 5.000 anni di cultura cinese, che è stata a loro parere completamente distrutta a poco a poco dal partito comunista. I colori vivacissimi delle vesti dei superbi ballerini, le coreografie e le musiche mozzafiato sono un viaggio in una Cina dei sogni. Completamente l’opposto, si dice, della Cina pragmatica esportata dalla propaganda politica. Se decidete di andare comprate subito i biglietti online, botteghini quasi sold out. Comprateli qui: http://tickets.shenyun.com/shenyun-2017-newyork

 Dove: Lincoln Center, 66 Street and Broadway

Prezzo: dagli 80 ai 300 dollari.

 

La storia di New York al museo della Città di New York

Quanti anni ha New York City? Incredibile, ma vero, quella che è una delle città più moderne al mondo non ha neppure compiuto il suo 400esimo anno di età. Nel 1664 gli inglesi hanno rinominato New York quella che era la colonia olandese di New Amsterdam fondata a Manhattan nel 1626. Eppure ne sono successe di cose in questi pochi secoli. La magnifica esposizione in corso al Museum of the City of New York ha l’ambizione di raccontare tutto il possibile di quanto accaduto qui nella Grande Mela dalla lontana scoperta da parte degli Europei fino ad oggi. In esposizione oltre 450 oggetti, dalla pallina di baseball firmata da Jackier Robinson, agli stivaletti da “carrozza” del 1900 della compagnia Lord & Taylor. Accanto a una sezione dedicata alle origini della città (1609- 1898) che racconta della scoperta da parte dell'esploratore Henry Hudson del territorio di Manhattan ancora abitato dagli indiani d’America fino alla fondazione nel 1898 della Greater New York con i cinque boroughs come la conosciamo oggi. C’è poi la sezione più contemporanea (1898 – 2012) che racconta la New York degli immigrati, della Great Depression, ma anche dei Ramones e Jay-Z.

E la New York del futuro? A quella è dedicata una sezione interattiva, Future City Lab, in cui si chiede al visitatore di fantasticare su come cambierà la città nei prossimi anni.

 Dove: 5th avenue e 103rd Street

Costo: $14, studenti $10

 

Martin Luther King Holiday – 16 gennaio

Come ogni anno, il terzo lunedì di gennaio è dedicato alla memoria di uno dei maggiori leader del movimento dei diritti civili degli afroamericani, assassinato nel 1968, Martin Luther King. Vi consiglio di recarvi ad Harlem, nella zona attorno all’Apollo Theatre, sulla 125th street (ribattezzata Martin Luter King Blvd)  all’incrocio con Malcolm X Blvd. Sapete che in quel crocicchio di strade attorno all’Apollo Theater le avenue non sono più numerate ma prendono il nome di personaggi che hanno lottato per l’emancipazione dei neri, per l’uguaglianza dei diritti. La 7th avenue si chiama Adam Clayton Blvd, la 8th Frederick Douglas e la 6th si chiama Malcolm X (sebbene ha mantenuto il nome anche di Lennox, un bianco proprietario terriero). Potete avventurarvi alla scoperta di Harlem, tra i vari edifici e chiese storiche, come Abyssinian Church, oppure affidarvi a guide private, come la storica  Big Onion, con punto di ritrovo davanti al Schomburg Center for Research in Black Culture. I tour sono solo in inglese.

Tour: di fronte al Schomburg Center for Research in Black Culture, 515 Malcolm X Blvd (chiamata anche Lennox Avenue)

Quando: lunedi’ 16 alle 11 am o all’1 pm

Costo: 25 dollari

Salsa party

Il museo di Brooklyn organizza un Salsa Party gratis. Non ci credete? Dunque, arrivate puntuali alle 6 p.m. per una lezione gratis, per iniziare alle 7 a fare sul serio con un DJ che non vi farà di certo restare seduti a guardare. Alle 8.30  vi saranno dei salseros professionisti che si lanceranno in pista per farvi restare a bocca aperta con i loro movimenti appassionati. E allora, a quel punto vi converrà sedervi e godervi lo spettacolo con un piacevole (e meritato) bicchiere di vino.

Dove: Brooklyn Museum, 200 Eastern Pkwy

Quando: giovedì 12

Costo: zero

Ballare hip hop and R&B

Keep spending most our lives

Livin’ in a gangta’s paradise

Been spending most their lives

Livin’ in a gangsta’s paradise

 

Chi di voi non si ricorda questa canzone di Coolio?

Un tuffo nella musica degli anni ’90 per lanciarsi in mosse azzardate al ritmo di canzoni di Eminem, Fugees, Bestie Boys e molti altri, questo venerdì sera all’Union Hall di Brooklyn. Ballare canzoni che per molti di noi hanno un significato sentimentale nei nostri ricordi di oltre un decennio fa. Oltretutto i video musicali vengono proiettati su schermi giganti... per una vera serata "nostalgia". 

Dove: Union Hall, 702 Union St (Brooklyn)

Quando: venerdì alle 9.30

Costo: $10

It’s always Christmas in New York…

Non dispiacetevi di aver perso il Natale newyorkese perché, in qualche modo il clima natalizio si respira tutto l’inverno qui nella Grande Mela. Vi sono negozi natalizi aperti 365 giorni l’anno, come It’s always Christmas in New York a Little Italy (133 Mulberry), oppure Christmas & City sulla 5th avenue (530 5th avenue). Nella Public Library (tra 42th Street e 5th avenue) c’è ancora un albero grandissimo addobbato all’entrata, proprio in mezzo ai candelabri in marmo, e a Bryant Park nonostante abbiano smantellato da giorni quasi tutti i chioschetti del mercatino, se sono rimasti un paio specializzati nel Natale (con sconti).

 

Consigli “metereologici”

Tenete d’occhio il meteo per evitare sorprese di “sbalzi di temperatura”. La settimana scorsa eravamo a – 11 gradi Celsius mentre oggi siamo a + 11 gradi. Vestirsi “a cipolla” è qualcosa che avete sicuramente già tenuto in conto, ma forse non avete valutato di mettete in valigia anche scarponi da neve. Le bufere possono cogliervi di sorpresa e senza le scarpe adatte sarete costretti a comprarle per non perdervi una delle esperienze più belle di Manhattan: fare sliding sulle colline innevate di Central Park (discese in slittino).

Il freddo può essere pungente – molto pungente - ma non fatevi limitare.


Foto CAPODANNO 2017 January 09 2017



Perché è difficile lasciare New York? January 05 2017 7 Comments

Ve lo dico con sincerità. Non so quanto possa essere facile adattarsi di nuovo alla vita fuori New York. Prima di parlarne voglio però sottolineare tre cosette che mi sembrano essenziali.

1) Si viene a vivere a New York o perché si è molto ricchi o molto disperati. Se state bene a casa vostra, non avete ragione per andare all'estero. Perché, ve lo ripeto fino a sfinire, emigrare significa anche tanta sofferenza.

2) Chi vive a New York si lamenta di questa città, dirà che vuole lasciarla. Ma poi appena va via, gli manca, e sogna di tornarci. Non sempre, ma spesso.

3) La metropoli è avvincente, ma anche molto dura. 8 milioni di persone, molte in gamba, per una competizione spietata verso la ricchezza.

Cosa mi mancherebbe?

  • Io non ho l'automobile, ma il non averla non è una limitazione, non ho mai dovuto rinunciare a nulla per questo. Innanzitutto perché la metro, sporca e vecchia quanto volete voi, funziona 24 ore su 24, e ti porta praticamente dappertutto. Certo, a volte di notte bisogna aspettare anche 20 minuti affinché arrivi il tuo treno, di notte. Ma arriva.
  • Se voglio una maggiore comodità posso avere l'autista a disposizione 24 ore su 24, a prezzo conveniente. Con Uber, Juno, Lift e tante altre app.  A volte puoi condividere anche la corsa e pagare 5 dollari.
  • Per un viaggio lungo, l'automobile la posso sempre affittare a prezzi bassissimi.
  • A questo bisogna aggiungere l'enorme quantità di taxi, i bus che funzionano e sono precisi, e il bike sharing.
  • Se sto morendo di fame a mezzanotte posso andare al Deli aperto 24 ore al giorno. Un vero e proprio miracolo: mi faccio un panino, mi compro l'aspirina, o anche il dentifricio. Ad ogni angolo c'è un Deli.
  • Se voglio ordinare a casa da mangiare, vado su www.seamless.com e decido quale cucina del mondo provare, comodamente a casa mia, senza avere le limitazioni di due o tre cucine. Ma ho una vastità di scelta incredibile.
  • Ad ogni angolo ho una lavanderia a prezzi accettabili.
  • Queste sono solo alcune delle cose irrinunciabili, e so che sono comuni a molte metropoli, ma solo a New York sono così diffuse da permetterti di accedere a prezzi bassi a questi servizi. Quanto costa muoversi in taxi a Parigi? E a Londra? Dove trovate la metropolitana sempre aperta? 
  • A questo aggiungo un'altra caratteristica molto americana. La facilità con cui si fa amicizia. Basta andare in un qualsiasi pub, e sembrerà quasi naturale parlare con chi vi sta accanto. E' vero che non sono amicizie profonde, però ogni persona può essere stimolante e aprirti a nuovi mondi, che non conoscete.
  • In una metropoli come New York, non conta davvero troppo né da dove vieni, né di chi sei figlio. Questo sradicamento è un trampolino di lancio da cui provare a ricercare te stesso, capire il tuo percorso di vita, e fare le tue scelte.
  • Puoi facilmente trovare lavoretti per "pagare le bollette", come si dice qua.

Cosa invece odiamo di New York?

  • E' cara, è troppo cara. Pensate che anche il cantante Moby, in un bellissimo articolo, scrisse che per chi è creativo è necessaria anche la libertà di fallire, New York invece è tutta concentrata sul successo.
  • Ti spinge per questo a un senso di inquietudine e frustrazione, perché a volte vivere col coinquilino a quaranta anni, in una catapecchia, è dura. Questa però può essere anche la molla che ti spinge a fare grandi cose, come lo è stato per me.
  • Se non hai la cittadinanza americana, essere appesi a un visto è sempre dura!
  • La metropoli comprime in piccoli spazi, e questo alla lunga può risultare snervante.
  • Non è facilissimo avere una relazione sentimentale stabile, perché la città è poco stabile, e ti spinge a credere che all'angolo troverai una compagna o un compagno migliore.
  • Le amicizie durature sono difficili da coltivare, perché molti vanno e vengono continuamente. New York è spesso una tappa o di una grande carriera, o il trampolino per spiccare il volo.
  • Non si cresce mai veramente. Nel senso che questa città ti permette di fare la vita del ragazzino fino alla vecchiaia. Conosco gente intrappolata nella grande bolla della giovinezza di New York, ma forse è un bene!

Cronologia delle icone di New York January 03 2017

1878- Saint Patrick

1883- Ponte di Brooklyn

1886- Statua della Libertà

1895- New York Public Library

1902- Flatiron

1913- Grand Central Station

1930- Chrysler Building

1931- Empire State Building

2015- One World Observatory

 


I rischi di prenotare su Airbnb a New York January 02 2017 6 Comments

  • A New York è vietato affittare un intero appartamento per meno di un mese, mentre è possibile affittare una stanza del proprio appartamento.
  • Quindi gran parte degli annunci sono teoricamente vietati, a meno che il padrone di casa non viva con voi.
  • Airbnb sta tentando di far cambiare le regole dello Stato di New York, ma per il momento non c’è riuscito. In futuro probabilmente ci potrebbe riuscire.
  • Dal punto di vista legale voi non rischiate nulla. Cioè non avete nessuna colpa, la responsabilità è di Airbnb ed eventualmente di chi vi affitta l’appartamento. Sono loro che rischiano la multa o sanzioni più gravi. 
  • Quel che a voi può succedere, e succede spesso, è che all’ultimo minuto vi cancellino la prenotazione. Un bel mal di testa. O che la camera sia molto peggio di quello che immaginavate.
  • Se la casa non è in condizioni adeguate, contattate subito Airbnb, e allegate foto. Verrete rimborsati.
  • Certo se siete in tanti, trovare un appartamento grande può essere una comodità.
  • Ma se siete solo in due o tre conviene molto di più prendere una camera di hotel, magari non necessariamente a Manhattan. Si risparmia e si hanno degli standard  di vivibilità garantiti.
  • Io ho usato spesso airbnb. Ho avuto in genere ottime esperienze, anche se preferisco gli hotel.
  • Vi lascio qui il mio codice sconto airbnb.com/c/parmenti. Usate questo e risparmierete un bel po'.

Dieci piccoli consigli prima di organizzare un viaggio a New York January 02 2017

 

  • Viaggiare a New York non è economico, e una volta che arriverete vorrete godere una fantastica vacanza. Cercate di risparmiare prima del viaggio, e non mentre siete a New York. Qui dovete venire ad emozionarvi.
  • Se dovete risparmiare, meglio farlo sul volo che sull’hotel. Nel senso meglio fare uno scalo in più ma poi stare comodi una volta arrivati. Perché un bel posto in cui andare a dormire è sempre piacevole.
  • Non dimenticate l’assicurazione sanitaria, che è un elemento decisivo per viaggiare negli Stati Uniti. Dovete garantirvi che sia a presa diretta, in pratica che voi non dobbiate anticipare nulla.
  • Oltre a New York, aggiungete qualche escursione anche fuori città. Tipo Washington, Philadelphia o Boston. Si fanno in un giorno. Prenotate qui.
  • Valutate il periodo dell’anno che abbia il clima adatto a voi. Se soffrite molto il freddo, evitate i mesi invernali. Se soffrite il caldo, evitate luglio. In ogni caso ricordatevi due cose 1) L’escursione termica è molto alta. Si passa dal freddo al caldo in poche ore. 2) Gli ambienti al chiuso sono molto climatizzati. Soprattutto d’estate farà freddissimo con l’aria condizionata
  • Scegliete la compagnia adatta a voi. Ma ricordate che in gruppi piccoli, in genere, si viaggia meglio.
  • Se il viaggio è di breve durata, combattete il fuso orario fin dalla prima sera. Andate a letto non prima di mezzanotte. Magari se non riuscite a stare svegli, andate a Times Square e lasciatevi coinvolgere dalle sue luci.
  • Quanto tempo rimanere a New York? Io valuto come necessarie minimo 3 notti. Diciamo che 5 notti è il viaggio perfetto. Se però potete estendere la permanenza a 7 notti, avrete la vacanza perfetta
  • Nello scegliere l’hotel, tenete conto soprattutto della vicinanza alla metro, e della centralità rispetto alle attrazioni turistiche. In pratica tutti gli hotel che sono attorno Times Square. Se non è il primo viaggio, potete scegliere anche alcune zone più alla moda, ma meno turistiche tipo 1) Meatpacking District 2) Seaport Village 3) Chelsea
  • Se avete una relazione in crisi, e volete ravvivarla, andate a Parigi. A New York venite dopo che la relazione è definitivamente rotta, per godervi la vita da single nella città più folle del mondo.

Dove vengono scattate le foto piu' belle di New York December 26 2016 1 Comment

1) Manhattan dall'Hamilton Park

Bisogna andare nel New Jersey per godere di una vista senza fiato dello skyline di New York. Per andarci la soluzione piu' comoda è prendere UBER, ed utilizzarlo anche al ritorno.

2) Brooklyn Heights

Altra vista fantastica, questa volta di downtown Manhattan. In pratica i grattacieli della zona di Wall Street. Prendete la metro N, R o W (gialla) e scendete a Cour Street. Oppur la 1 o 2 rossa, e scendete a Clark Street. Magico. Dovete arrivare fino alla Promenade.

3) Dumbo

Questa vista fantastica, come il film C'era una volta in America, la trovate sempre a Brooklyn, bisogna scendere a Dumbo, e andare a Wasghinton Street. La metro da prendere è la F, e scendete a York Street.

4) Flatiron

Probabilmente questa è una delle foto maggiormente riconoscibili, il Flatiron, il palazzo a forma da ferro da stiro, il primo grattacielo di New York. E per farla dovete scendere sulla Quinta fino alla 25ima. Potete prendere la metro N e fermarvi alla 23ima.

5) Top of the Rock

Incredibile, e bellissima vista di New York in cima all'osservatorio. Basta semplicemente acquistare qui il biglietto e salire. Dal lato nord avrete un'immagine da cartolina del Central Park. Dal lato sud invece in prospettiva l'Empire State Building e il 1 World Trade Center.

 

6) Empire State Building

Probabilmente tra le viste che maggiormente mozzano il fiato. L'osservatorio piu' antico ed entusiasmante di New York. L'Empire State Building! Biglietto qui.

6) One World Observatory

Altra incredibile panoramica dei ponti di Brooklyn e di Manhattan. Bisogna salire sul One World Observatory! Comprate il biglietto qui.

7) Statua della Libertà

Foto unica che potrete fare se salite sul battello che vi porta sull'isola dove regna la statua. Comprate qui i biglietti.


Record! Nel 2016 New York supera i 60 milioni di turisti December 20 2016

Amici, i dati sono entusiasmanti.  New York ha superato i 60 milioni di turisti! E magari a modo nostro abbiamo contribuito a questo successo. Sono tante le ragioni di questa crescita, ma sicuramente conta molto la buona fama di questa metropoli. Sicura, energetica, molto aperta al turismo. Non è una città economica, ma è in linea con la spesa che si può affrontare in ogni grande metropoli. Tuttavia un viaggio a New York, può rappresentare una vera e propria rivelazione. Se vi lasciate contagiare dal suo entusiasmo, vivrete una vacanza favolosa!

 


Romanzo su New York December 19 2016 2 Comments

IN EQUILIBRIO

SOPRA LA FINE

DEL MONDO

di Piero Armenti

 

 I primi due capitoli li puoi leggere cliccando qui 

                                          Sintesi primi due capitoli

Il protagonista incontra sul ponte di Brooklyn una ragazza, durante una tempesta di neve. Fa freddo, sono entrambi molto coperti. Lei gli chiede di prestargli i guanti, lui lo fa. Tempo dopo vede i suoi guanti al poggiati su un tavolo del ristorante in cui lavora. Rimane fisso ad osservare il bagno, nell'attesa  che la ragazza a cui aveva prestato i guanti esca.

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Quando rientra nella sala, rimango senza fiato. E’ difficile descriverlo, è difficile anche ammetterlo. Ma la bellezza può rovinare il sonno, fermarti il respiro, far passare in secondo piano ciò che è attornoCammina, vola con un passo lungo verso il tavolo, bionda, labbra sottili. Neanche voglio sapere di dove sia. Osservo soprattutto quei suoi passi lunghi, veloci, netti, con cui falciare la metropoli, attraversarla passando sopra ogni piccolo ostacolo. E’ lei, quella è la sua camminata. La riconosco. “Que pasa amigo” mi ripete Diego. “Porta il pane, il pane”. Io rimango fermo. Lui continua: “Vuoi che ti licenzino”. Mi smuovo un attimo. Ok. Inizio a camminare tra i tavoli, l’osservo da ogni angolo. Lei tira fuori il Mac, e si immerge nel suo mondo, con le cuffiette bianche nelle orecchie.

Quando arriva il momento di avvicinarmi a lei, per portarle il pane, faccio una piccola deviazione per allungare il tragitto, ho il cuore in gola. Arrivo, e neanche alza lo sguardo per salutarmi. Non vedo i guanti, forse ho sbagliato. Forse il tavolo è un altro. Mi guardo attorno nervoso, ma non vedo altre persone sole. Il padrone Matteo, un italoamericano palestrato, esce fuori dalla cucina, e inizia a fissarmi. Matteo è una persona buona, raro da trovare nel mondo della ristorazione, e so che non mi caccerà via così facilmente. Un giorno vi parlerò anche di lui. Matteo mi sorride. Me la indica, e me lo chiede: “La conosci?”. “Non lo so”, rispondo. “Che significa non lo sai?” Continua a sorridere.

La storia è troppo lunga, e forse anche un po’ patetica, quindi evito di raccontargliela. Ma mi dà coraggio, devo andare, prima che Matteo mi torturi con altre domande. Con passo svelto, trattengo il fiato, e vado. Entro in una dimensione di rintontimentotutta mia, mi ronzano le orecchie, attorno tutto scompare, fisso solo il punto dove devo arrivare, senza vederlo veramente.

Mi avvicino, rimango fermo un attimo davanti a lei, ma non so come attirare la sua attenzione. Non potrei farlo, sono il bus buy, io le ordinazioni non le prendo, ma le strillo di ordinare. Lei alza lo sguardo, si toglie le cuffiette. Forse mi ha riconosciuto. “Peach Salad with Grilled Chicken” Mi dice. E abbassa di nuovo lo sguardo. Io rimango lì, se ne accorge, si toglie di nuovo le cuffiette, e così alla fine decido di chiederglielo. “Ho visto che avevi dei guanti bianchi. Non è che per caso te li abbia prestati io sul ponte di Brooklyn.” Lei prima tace, poi alza le mani, fa finta di non capire. Poi prende i guanti e dice: “Questi?”.  Esatto quelli. “Non sono i miei. Me li ha prestati un’amica, Irina, che lavora all’Output, la discoteca di Brooklyn. Parla con lei, la trovi il fine settimana e poi te li ridò volentieri". Rimango deluso. Non è lei, e avrei voluto lo fosse. La ringrazio, e scompaio da quel tavolo. Subito dopo va il cameriere a prendere l’ordine, lei arrabbiata gli dice che già l’ha dato a me, faccio un cenno da lontano per confermare. Matteo si avvicina e me lo chiede ancora, ma con tono serio. “Chi è?”. Ma neanche sta finendo la frase, che io scappo verso la cucina. Abbattuto a uno sgabello, mi prendo un minuto per pensare, per chiudere gli occhi. Se li chiudi fino in fondo, se li stringi forte, puoi vedere dall’alto il profilo dei monti che si immergono nella Costiera amalfitana, sentire l'odore del profumo dei limoni, e un attimo dopo ti scorrere sulla pelle la brezza marina. Ha ragione Diego: ce ne volevamo andare veramente? Torno a fare il mio lavoro.

 

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Allora non sei neanche tu”. La musica non lascia scampo, fa sparire le parole, nasconde. Copre e occulta e ogni cosa. Ogni piccola miseria viene lanciata più in là, durante la notte, fino all’alba. Devo gridare più forte per farmi sentire. Sono in discoteca, a Brooklyn, in un luogo chiamato Output. Non la sopporto questa musica, ma non sono qui per ballare, finalmente ho individuato Irina, dopo aver chiesto attorno. La ragazza  socchiude gli occhi infastidita. Mi ripete “What? What?”, io continuo a gridarle parole che possano fare scattare in lei qualche ricordo. “Guanti” le dico.  Vorrei mi riconoscesse. Ma lei continua a guardarmi come fossi pazzo, continua a non capire. Vedo solo che ha fretta di togliersi un ebete di torno. E quell’ebete sono io.

Ha dei cocktail alla vodka da portare al tavolo, deve fare in fretta, perché anche lei lavora con le tips. La sua vita dipende dai sorrisi, dalla velocità, e dai vestiti corti che possono spingere a una mancia generosa. E poi ogni tavolo è una fatica. Fare a spallate tutta la notte, con gente che a un certo punto neanche si regge in piedi, con clienti che ci provano continuamente. Ma anche questo è un lavoro privilegiato, lo fanno le ragazze belle che sono arrivate da poco a New York, e se un tavolo è buono,  i soldi sono davvero tanti. Mentre io continuo a gridare, lei prende e se ne va scuotendo la testa. 

Non è lei. Le credo, mi sembra sincera. Strano. Improvvisamente proprio mentre cercavo di farmi capire, mi sono reso conto di non aver mai saputo il nome della ragazza dei guanti bianchi.  Mi è scivolata tra le mani nel posto in cui io lavoro troppo velocemente, senza che io abbia fatto la domanda più semplice e scontata: come ti chiami?

Col mio cocktail in mano rimango fisso a guardarmi attorno. E’ questa New York. Lo penso mentre sono immobile. Sono fermo, piantato sui piedi. Mi estraneo da tutto, la musiche e le persone diventano un unico grande corpo molle, e io ci sono dentro.

La notte di New York è bella. Si riproduce l’unica democrazia possibile, che è quella notturna.  Tutte le categorie del giorno saltano, allo stesso tavolo puoi trovare lo spacciatore del Bronx, il banchiere di Wall Street, l’infermiera filippina del Queens. E tra un brindisi, una pacca sulla spalla, uno sguardo complice, immediatamente riconosci nell’altro uno come te. Un newyorkese, con tutto il suo pizzico di follia, ambizione e delusioni. Lontano da qui, di giorno,  si diventa diversi. I banchieri di Wall Street se ne stanno a Tribeca. L’infermiera del Queens va nel ristorante di Middle Village, e lo spacciatore del Bronx rimane nel suo quartiere. Di notte tutto salta, si rigenera il miracolo della metropoli:  questo estremo comprimersi di tante vite diverse nel minimo spazio di un tavolo. Un quadrato, al massimo un rettangolo.

Guardo il mio cellulare. Diego è fuori, mi ha chiamato 10 volte. Si è finto malato per accompagnarmi, e ora mi sento in colpa, l'ho lasciato solo. Esco di corsa. Mi ero dimenticato che questa serata era anche per celebrare l’arrivo della sorella. Era partita dal Messico per attraversare la frontiera,e dovrebbe arrivare a giorni. Appena fuori al locale, lo vedo ubriaco  e in lacrime, a terra. “Non puoi capire”. Mi dice, non puoi capire. “Es un infierno la frontera. Un infierno”. Lo prendo di peso, e lo butto nel primo taxi che passa. Ma siamo troppo ubriachi, soprattutto lui, e il tassista apre lo sportello e ci getta fuori a spintoni. Se gli vomitiamo nel taxi dobbiamo dargli 100 dollari in più per pulirlo. “Chinga de tu madre”, grida Diego da terra e inizia a ridere come un pazzo. Un attimo, mi dico.  Scorgo in lontananza delle luci, mi sembra il profilo di Manhattan. Cazzo, penso, è vero. Siamo a due passi dall’East River, e neanche ci siamo goduti il panorama. "Diego Vamos". Lui a stento si regge. Inizia a seguirmi barcollando. “Pedro, adonde vamos?”. Pedro sono io, anche se il mio vero nome è Piero, e per gli americani Peter. Vieni, gli strillo, e assieme arriviamo in quel luogo magico che sono le sponde dell’East River. Man mano che ci avviciniamo, si apre davanti a noi l’orizzonte. Le luci incredibili di Midtown, l’Empire illuminato di bianco, rosso e verde, la punta del Chrysler, e mille edifici di cui non sappiamo nulla.Mira, mira, Diego è come la bandiera dell’Italia”. “No, es la bandera de Mexico”. Litighiamo, scherziamo, ci gettiamo a terra. “Te lo immagini che un giorno tenemos una casa bonita” dice indicando un grattacielo. “Io non immagino nulla” Siamo sull’erba, e  rimaniamo in silenzio. A lasciarci cullare dalle luci, dai  rumori della metropoli. Siamo a New York, cazzo, e ci siamo perché vogliamo fare qualcosa di importante. “Non era lei?” Mi chiede Diego. “No, non era lei” rispondo io.  Sì, la ragazza dei guanti mi aveva mentito. E in fondo ne ero felice.

 

 


Romanzo su New York, la vita, l'amore, l'inizio del viaggio December 14 2016 7 Comments

IN EQUILIBRIO

SOPRA LA FINE

DEL MONDO

di Piero Armenti

 

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Non lasciarti fermare dal vento. Mantieni l’equilibrio. Me lo ripeto continuamente, passo dopo passo. Sono nel pieno di una bufera di neve. A metà del ponte di Brooklyn. Devo arrivare a Manhattan, mi tocca attraversarlo tutto questo ponte. La neve copre gli occhi, le mani sono gelide. I guanti non servono. Che fascino. Vederlo così. Vuoto, gelido. Non c’è un turista, non c’è uno sano di mente che lo attraverserebbe con questo clima. Ma poi d’altronde chi è davvero sano di mente a New York? L’avevano detto in TV: state a casa in questo giorno gelido. Ma io non li ho ascoltati e sono andato a Dumbo a bere un caffè caldo. Nel cuore di febbraio. Lo so, sono scemo. Potevo starmene nei pressi della topaia dove vivo, nel Lower East Side.  Neanche le luci dei grattacieli di Wall Street possono guidarti. Visibilità zero. Sto andando nella direzione giusta? E se per un attimo mi fossi distratto? Se stessi tornando indietro. Poi qualcosa intravedo, il profilo tiepido dei grattacieli, e capisco che sono alla fine. E’ ancora giorno. Sto arrivando, ce l’ho fatta. La colpa non è stata mia, la bufera è arrivata prima del previsto. E mi pare sia anche più forte di come l’avessi immaginata. Ora bisogna mettersi in salvo.  Sono su un ponte verso il nulla, questa è la sensazione. Sotto di me c’è il vuoto, l’acqua ghiacciata dell’East River. Non so se l’avete mai visto così questo ponte.  Ma nella sua solitudine moltiplica l’incanto. Improvvisamente ascolto un rumore di tacchi. Qualcuno si avvicina, nella direzione opposta. Non può essere, mi dico. Chi è così pazzo da attraversare il ponte ora, che il tempo peggiora. Oramai è davanti a me. Il volto coperto totalmente da una sciarpa, dal cappello, una minigonna e dei tacchi. A stento riesco a vedere, ma sento il profumo. Improvvisamente si ferma. Non riesco neanche a vedere i suoi occhi. Io mi fermo. “Manca molto per Brooklyn?” mi chiede. “Devi fare tutto il ponte. E’ meglio tornare indietro”. “Non posso, devo arrivare dall’altra parte”. “Sì, ma peggiorerà.”. La ragazza non mi dà retta, e continua a correre. “Aspetta, guarda che peggiorerà” grido giusto per dovere. In fondo non me ne frega niente. Devo salvare la mia pelle, l’unica cosa che conta. Ma mentre sto per girarmi e andare via, lei si ferma di scatto: “Tu sei già arrivato?” “Io quasi”. “Se sei arrivato, mica puoi prestarmi i tuoi guanti?”. Follia, penso. Ho incontrato una persona folle, proprio in questo giorno, ci mancava solo questo. “Are you crazy?”. “Devo semplicemente andare dall’altra parte. Prestami i guanti”. Di certo non aveva paura di fare domande scomode. Non so perché, me li sfilo.  Addio guanti, mi dico. “Thank you. Guarda che te li ridò” strilla. Me ne vado senza girarmi, senza dire una parola. “Te li ridò” grida ancora più forte. Guanti scadenti, niente di che preoccuparmi. Ma da questa mezza topaia che ho trovato nel Lower East Side, con il caffè in mano, continuo a pensare che una ragazza che attraversa il ponte di Brooklyn, in quelle condizioni, è davvero matta. Ce l’avrà fatta davvero?

 

 

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Non esiste il lieto fine in questa favola. Puro Trabajar, trabajar”. Mi ripete Diego, il mio collega messicano. Benvenuti nel mio sogno americano. Sono arrivato con un visto di 3 mesi.  E sono rimasto oltre il dovuto. Sono diventato clandestino, uno dei tanti. Uno dei 500 mila di questa metropoli. “Nadie tiene papeles” mi ripete ossessivamente Diego. Nessuno ha i documenti, e ci consoliamo a vicenda perché siamo davvero tanti qui a New York.  Ma lui è messo peggio di me. Io almeno sono arrivato con un aereo, ho un visto. Mi sposo e posso essere regolarizzato. Basta un buon avvocato, e in sei mesi sono regolare. Lui no, ha attraversato la frontiera senza permesso, lo ha fatto utilizzando un coyote. Sapete cos’è? Un tipo losco che paghi perché sa da dove e come passare per aggirare la frontiera. Ti vende così il sogno americano. Non è andata come sperava, lo hanno rapinato dei 2000 dollari che aveva, raccolti tra tutti i parenti. Lo hanno picchiato, minacciato e ha tremato ogni giorno e ogni notte, ha avuto paura di tutti, soprattutto dei poliziotti di frontiera, fino a quando con suo cugino non è arrivato a New York. Città sicura se sei senza documenti. Ha attraversato il deserto di Sonora. Ci vogliono almeno 4 giorni di cammino nel deserto. Un inferno, non vuole parlarne. Il passato non esiste.  Lui è più clandestino di me. Mi chiama il privilegiato. Ai suoi occhi sono un piccolo borghese che se vuole può tornare a casa da mamma e papà. Mi sfotte, senza problemi: “Sei cittadino europeo, e vieni a fare la fame qui?” In realtà non faccio la fame, guadagno bene.  Faccio uno dei lavori di minor rango della grande mela. Il bus boy. Una sorta di aiutante cameriere che non prende ordinazioni, ma versa acqua e sparecchia. Lo fa anche lui. Ma guadagna di più di me. Il perché non l’ho mai capito. Ma i messicani controllano tutto in questo ristorante, e il manager non si mette contro di loro. Decidono chi e quanto guadagna. Sono un bus boy, tra l’altro laureato, e clandestino. Diego se la ride. Ma i laureati dovrebbero sedersi ai tavoli non sparecchiarli! Insomma, sono uno newyorkese vero, con una vita bizzarra. I messicani controllano le cucine di mezza New York. Controllano tutto il traffico di documenti falsi, Social Security e Green Card che servono per lavorare. A nessuno gliene frega niente, le autorità non controllano, perché se non lavorano loro, qui non si mangia! “El gringo se puede morir de hambre, pero no cocina”. Hanno una sola ossessione i messicani, la Virgen, la Virgen de Guadalupe. Mi ripete. E mi dice che un giorno mi porterà nella loro chiesa vicino a Union Square. La Vergine comanda, osserva, e perdona loro gli infiniti peccati che commettono. Mi chiama Espaguetti, perché la S non la sa pronunciare. Dice che se uno gli sta antipatico gli sputa volentieri in un piatto! Ma non lo farebbe mai per davvero. Porqué la virgen lo mira! Lo guarda, l’osserva, lo giudica. E' una giornata slow. Lenta. No tips. La bufera di neve è passata da tre mesi, e io continuo a fare la mia solita vita. Lavoro 6 giorni su 7, riesco a portare a casa dai 600 agli 800 dollari al nero, ogni settimana. Non male, in fondo. In Italia non guadagnavo niente. E con i soldi in mano qua posso godermi la vita! Mentre sparecchio l’ennesimo tavolo, li vedo! Sono miei, non sono miei? Mi avvicino, li osservo. Poggiati sul tavolo. Con la coda dell’occhio vedo che una ragazza è andata in bagno. Li tocco, lo faccio in fretta perché non vorrei tornasse e mi vedesse con i suoi guanti in mano. Ma un attimo, non sono i suoi. Sono i miei. Sono davvero i miei. La macchia. La macchia di caffè c’è. Distratto mi dimentico di portare il pane al tavolo, e lo riporto dietro. Rimango immobile a fissare il bagno. “Que pasa hermano” ripete Diego. “Que pasa?”. Non rispondo. Sto aspettando semplicemente che esca!

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Sei a New York. E ci sei arrivato davvero December 12 2016 5 Comments

Questo immenso sogno te l'hanno raccontato mille volte. All'improvviso sei a New York. Sei all'inizio e contemporaneamente alla fine del mondo. Te l'avevano spiegata quest'energia. Tutti ci hanno provato a dirti di cosa si trattasse. Ma non pensavi fosse così. Così vera. Contagiosa. Improvvisamente hai voglia di fare, di non perdere nulla, di lanciarti senza paracadute per le sue strade. Sei a New York e ci sei davvero dentro. E il tuo profilo tra le luci di Manhattan racconta di quell'unica cosa che vuoi strillare al mondo. Finalmente sono qui.

Come spiegare la follia di quelle vertigini! Se non come la voglia di fare cose straordinarie,  caratteristica vera di ogni newyorkese? Sei su un tetto di un grattacielo. Dietro a te la grandezza dell'Empire State Building. Ancora non riesci a pensare che negli anni '30 questo grattacielo fu completato in poco piu' di un anno. Eppure è così! Fu fatto con la velocità con cui qui si vive la vita. Senza fermarsi troppo tempo a pensare.

Ma a cosa serve pensare troppo? Che tanto ogni vita contiene miseria e bellezza. Meglio non voltarsi indietro. Guardare avanti. Anzi. In alto. Perché questa metropoli va girata roteando gli occhi verso tutte le direzioni, come ubriacati da qualcosa che non sai neanche spiegare. Eppure c'è quel qualcosa che ti imprigiona e ti inebria. Come la estrema cinematograficità delle scale antincendio.

Io sono qui per restarci. Ho pensato la prima volta che sono arrivato! Sono qui perché devo cambiare il mio destino, di sconfitto, di vittima, di penultimo. Io devo vincere. Perché la vita è una, e non puoi buttare al vento una vita.  Me lo sono ripetuto mille volte davanti allo specchio. E poi nell'attesa della svolta, quella vera, ho consumato il mio palato di hamburger, patatine. Sì, a volte mi sono avvelenato. Ma sono stato felice.

Sono stato felice, perché improvvisamente dal nulla è spuntata in me la voglia di inventarmi qualcosa, di provare un cammino verso il futuro. Di trasformare in realtà desideri un po' vaghi! Sono stato felice perché New York, come avviene a tutti, mi ha illuminato. E quella luce è stata favolosa. Ma prima di conquistare l'America. Devi capirla. L'ho fatto al Whitney Museum dove mi hanno aperto gli occhi le tele americane. Come questa che adoro di George Bellows, un pugile lanciato fuori dal ring da un un pugno. Ma forte, unico, vincente! E la folla ad acclamare. La cultura della vittoria e della sconfitta, mai dell'esser mediocre. 

Avrei mille foto di questo grande viaggio verso New York.  Ma nulla può descrivere l'emozione che ogni volta, di nuovo, provo quando ho davanti agli occhi il Flatiron. Il palazzo a forma di ferro da stiro. Il vero primo grattacielo di New York, costruito nel 1902. Qualche anno prima che nascesse mio nonno. E' la grande bellezza, amici miei.

Bisogna poi celebrare la vita. Bisogna celebrarla, e guardarla come la guarda un bambino. Senza preoccuparsi troppo di un futuro ancora lontano, ma vivendo la magia dei suoi giorni. Lo penso spesso, anche quando sono davanti a un ottimo lobster. Pronto a questa grande avventura culinaria. Viva la vita. Punto.

La forza del toro di Wall Street. Nel cuore basso di Manhattan, di notte, emerge il silenzio dei suoi grattacieli. Qui è iniziato tutto. Qui c'era il muro che doveva difendere gli olandesi da inglesi e dalle popolazioni autoctone. Era semplicemente un villaggio Manhattan. Tutto qui. Non c'era altro. Poi  è iniziata la borsa, ed è iniziato il grande sogno. New York è così. Città mercantile. Città di affari. Città di grandi sogni!


Dieci critiche che vi faranno quando lascerete il posto fisso, per provare a fare impresa. E come rispondere. December 09 2016

 

 

Cose che vi diranno o che penseranno senza dirvelo

  • Ma chi te lo fa fare?
  • No, ma troppo stress.
  • Meglio un lavoro fisso.
  • E se va male, finisci sotto un ponte.
  • E se era una buona idea, non l’avevano già fatto.
  • Non lo so, non mi convince.
  • Ma non era meglio che facevi l’avvocato, con la laurea in Giurisprudenza?
  • Ma che ne sai tu di come si fa impresa?
  • Lascia perdere, non è cosa tua.
  • Ma se non hai un soldo, come fai impresa?

 

Le risposte che dovete dare

  • Vorrei provare a fare qualcosa di importante nella mia vita.
  • Mi stressa essere insoddisfatto dalla mattina alla sera.
  • Meglio lottare per un’idea. Meglio provare a cambiare il proprio destino.
  • Almeno ci avrò provato. Sotto il ponte guarderò le stelle. E poi ci proverò ancora.
  • Tante cose potenzialmente di successo, non sono state ancora fatte.
  • A me sì. La mia idea convince molto. O comunque mettiamola alla prova.
  • Ci sono milioni di avvocati. E poi a me semplicemente non piace fare l’avvocato.
  • Non ne so nulla. Zero imprenditori in famiglia. Imparerò sbagliando. 
  • Forse hai ragione. Potrei fallire. Ma intanto inizio a lavorarci su.
  • Lavorando su un’idea nuova, con i mezzi che ho a disposizione.

Consigli necessari se volete passare il capodanno a Times Square December 02 2016 1 Comment

  • Ricordate che Times Square non è molto grande, quindi i posti sono limitati
  • Conviene andare non dopo le 14 o le 15 per trovare una buona posizione. Dovete entrare dalla parte nord, perché la sfera si trova nel vertice sud di Times Square
  • Se arrivate all’ultimo, probabilmente sarete lontanissimo dalla famosa sfera, ma ne vale comunque la pena per godersi l’atmosfera di piazza.
  • Una volta che uno spazio si chiude, viene transennato. Quindi sarete bloccati all’interno senza possibilità di andare altrove. Probabilmente neanche in bagno.
  • Tenete conto delle condizioni climatiche, perché se fa molto freddo, o piove, dovete essere preparati.
  • Non portate con voi zaini, vi sarà vietato l’ingresso. Per motivi di sicurezza
  • Le fermate metro di Times Square verranno chiuse, prendete la  B, D, F, o M e scendete alla 47th–50th Streets/Rockefeller Center oppure la C o la E e scendete alla 50th Street.
  • Indossate scarpe comode, dovrete rimanere in piedi dalle 12 alle 6 ore
  • Per mangiare, portate dei panini. Bevete poca acqua. Non sarà possibile muoversi per andare nei locali lì attorno.
  • Abbiate pazienza, e soprattutto un piano dopo la mezzanotte. Perché le strade si svuotano.
  • Se invece volete vedere i fuochi d'artificio ai piedi della Statua della Libertà, prenotate con noi qui 

Ecco la mappa della parade del Thanksgiving! November 22 2016

Ed ecco la mappa della parade del giorno del Ringraziamento! Si parte alle 9. Andate al mattino verso le 8 e prendete posizione lungo la sixth Avenue. Qualsiasi posto va bene. Macchine fotografiche pronte! 

7 cose da fare durante il Natale a New York November 17 2016

1) Pattinare sul ghiaccio!

 

2) Tour di Dyker Heights- prenota qui

 

3) Mercatini di Natale

4) Passeggiata al Time Warner Center

5) Rockettes

 

6) Vetrine sulla Fifth Avenue

7) Ascoltare le musiche di Natale per strada


Immagini WOW sulla Super Luna come l'abbiamo vista a New York November 14 2016 4 Comments


Cosa cambia per chi viaggia a New York con Trump presidente? November 10 2016 2 Comments

Amici, è arrivato il momento di iniziare a fare chiarezza. Basta allarmismi. Ora cerchiamo di vederci chiaro.

1) Il programma di esenzione del visto ESTA non dovrebbe cambiare. Non dimenticate che Trump è stato eletto per creare piu' posti di lavoro, e piu' ricchezza. Non per impoverire la nazione, facendo diminuire gli arrivi del turismo.

2) Tuttavia se dovesse esserci un peggioramento delle relazioni internazionali, nulla è escluso. Ricordiamo che Trump ha fatto del nazionalismo la sua bandiera.

3) Molto probabilmente con i repubblicani potrebbe cambiare atteggiamento alla frontiera. Ai responsabili di immigrazione  potrebbe venire chiesto di essere piu' aggressivi per smascherare coloro che vengono con l'Esta ma vogliono lavorare. In pratica se siete giovani e viaggiate da soli potrebbero farvi delle domande aggiuntive. 

4) Per chi voglia venire a lavorare a New York, mettiamo subito le cose in chiaro. Avere un visto era già difficile prima, probabilmente potrebbero esserci ulterirori difficoltà. Potrebbe diminuire la quota dei visti di lavoro, potrebbero essere piu' severi col visto artistico, il famoso O-1. Ricordiamo che Trump vuole dare lavoro prima agli americani. Ma tra il dire e il fare sapete cosa c'è di mezzo.

5) Ricordiamo che a New York lo straniero è sacro, c'è un atteggiamento di grande apertura. Quindi in questa oasi cosmopolita potete sentirvi ben accolti.

6) La lotta di Trump è contro chi lavora illegalmente negli Stati Uniti, e magari ha attraversato la frontiera senza avere un permesso. Verranno cacciati soprattutto coloro che hanno precedenti penali.  Ma problemi potrebbero esserci in generale anche per chiunque lavori negli Usa senza avere i documenti in regola.

7) Cosa ci fa bene sperare? Che tra il dire e il fare appunto c'è di mezzo il mare. Non dimentichiamo che la First Lady è una emigrante, e ha lavorato senza visto negli Stati Uniti. Certo poi era bellissima, e le si è perdonato tutto. Il paradosso è tutto qui. La first Lady degli Stati Uniti è una donna che ha lavorato qui illegalmente.

8) Cosa provo io? Non mi piacciono i nazionalismi, lo dico con tutta sincerità. Una cosa è fare il bene degli Stati Uniti, un'altra è credersi migliori di tutti. Il mio timore è che Trump renda gli Stati Uniti un paese molto antipatico, mentre Obama era riuscito a farlo amare a tutti. 

 


Supereroi, streghe, Joker, Mr. Trump e Hillary Clinton... i costumi di Halloween per le strade di New York City October 29 2016

Supereroi, streghe, pirati, zucche, zombi, Mr. Trump e Hillary Clinton... Quali personaggi di film, cartoni,  politici, e mostri di vario tipo vedremo girovagare per le strade di New York City questo 31 di ottobre? 

Tenendo conto della classifica dei costumi di Halloween più popolari nella città di New York stilata da Google Frightgeist, e dei costumi più popolari che si vendono nei negozietti di Halloween della Grande Mela, ecco alcuni dei possibili “incontri” in cui in questi giorni potrete incappare per le strade di New York. Una lista che può esservi anche d’ispirazione per il vostro costume, sia che lo compriate in un negozio specializzato in Halloween o lo troviate in uno dei tanti negozietti "tutto a $99 centesimi", o in una “pharmacy”, (le farmacie stile americano, che espongono nei loro scaffali, accanto a medicine, prodotti per la casa e cibo, anche maschere classiche a basso prezzo) o che alla fine optiate per un "fai-da-te".

 

5) WITCHES AND MONSTERS (streghe e mostri)

Di mostri ce n'è un’ampia e variegata scelta, con, in "pole position",  i Dracula, le mummie e le orde di zombie, resi popolari dalla serie TV, The Walking Dead.

Alcuni di questi “monsters” sembrano davvero autentici, e di certo non è piacevole incontrarli per strada alle due di mattina, di ritorno da una festa in maschera, magari anche dopo aver bevuto un bicchierino di troppo.

L’anno scorso a me è successo di condividere lo stesso marciapiede per una decina di minuti con una mummia dalla faccia completamente ricoperta di fasciature insanguinate, e vi assicuro che, vestita come ero da un innocuo Luigi Bros, mi sono sentita in pericolo di “vita”, o per lo meno ho avuto come l’impressione di star vivendo un video game dell'orrore divenuto realtà.

 

 

4) WONDER WOMAN (e altre eroine)

Questa potentissima eroina di DC Comics, è, insieme a Batman e Superman, sicuramente una delle icone intramontabili che da oltre mezzo secolo popolano fumetti e film senza mai stancare i fedeli fans. La principessa amazzone è stata creata  nel 1941 dall'autore femminista William Moulton Marston, con l'intenzione di valorizzare le donne a discapito del maschilismo del tempo, creando un' eroina bella, intelligente ma con la forza di Superman. In grado di parlare con animali, volare e con un'abilità combattiva pari ai suoi “fratelli” supereroi, Wonder Woman, che è anche apparsa di recente nel film Batman vs Superman uscito quest’anno, con molta probabilità popolerà con il suo costume dai colori della bandiera americana, le strade di New York City. 

 

 

3) JOKER e “CREEPY CLOWN”

Chi preferireste incontrare per le strade di New York di ritorno dalla vostra festa di Halloween, Joker o un "creepy clown"?

Joker è il personaggio dalle mille sfaccettature che,  variando bruscamente dal burlone allo psicotico, fino al sadico e omicida, lo rendono sicuramente uno dei più pericolosi e meno affidabili personaggi della storia di DC Comics. Comparso per la prima volta nel numero 1 di Batman del 1940, per opera del creatore Jerry Robinson, e reso famoso da serie TV e numerosi film,  è stato interpretato nel corso degli anni da attori del calibro di Jack Nicholson (come dimenticare il suo Batman del 1989?) fino a Jared Ledo nel film Suicide Squad, tutt'ora nelle sale cinematografiche.

 

 

Se sia una leggenda urbana o meno non è certo, ma sembra che da qualche mese si sia diffusa qui negli Stati Uniti e non solo, una fobia rispetto ai “creepy clown”, clown che dietro l’aspetto burlesco nascondono spaventosi tratti e una malvagia personalità. Sebbene il “dark clown” esista nella tradizione popolare da secoli, ancora prima della comparsa di IT di Stephan King, e risalga addirittura fino ai tempi di Arlecchino, la famosa maschera della commedia dell'arte italiana non estranea ad una ambigua duplicità, sembra che ci siano stati avvistamenti negli ultimi tempi di numerosi “creepy clown” in varie località del paese,  soprattutto in scuole e luoghi pubblici frequentati da bambini.  La rivista Atlas Obscura ha creato anche una mappa interattiva di questi strani avvistamenti.

 

2) SUPERHEROES

Batman vs Superman, X-Man: Apocalypse, Captain America: Civil War, ecc. sono alcuni dei film dedicati ai supereroi usciti nelle sale cinematografiche nel 2016, e che influenzeranno inevitabilmente bambini e adulti nello scegliere il costume di Halloween per quest’anno.

Naturalmente, guardatevi attorno perché potreste avvistare anche i Fantastici 4 o Spider-man, e rivolgetevi a loro se qualche zombi vi importuna.

 

1) HARLEY QUINN e altri ANTIHEROES

 

Per quanto riguarda invece gli antieroi, oltre a Deadpool, sembra che sia Harley Quinn il personaggio che più di ogni altro inspirerà  i costumi di Halloween a New York e in molte altre città degli Stati Uniti. La bella e intelligente dottoressa amante di Joker sa essere anche molto spietata... quindi attenti a non farla arrabbiare. Su youtube vi sono fiumi di video su come creare costumi per trasformarsi in un’autentica Harley Quinn. 

La Harley Quinn che sembra andare per la maggiore è la ultima versione, quella di Suicide Squad, dai codini biondi blu e rossi cadenti ai lati della testa, pantaloncini dai colori brillanti, stivaletti con zeppa e maglietta strappata (ma non per questo facile da ricreare nella sua unicità) con scritta Daddy’s Little Monster. Immancabili, un giubbotto blu e rosso e sopratutto una mazza da baseball. Disegnato sotto l’occhio destro, un cuoricino.

 

 

 

CLINTON e TRUMP

A mio parere, a pochi giorni dalle tanto attese (e temute) elezioni politiche, le strade saranno affollate di caricature di Trump e Clinton. Speriamo non scoppino risse tra i due candidati (tra i tanti Trump e le tante Clinton che gireranno per le strade di Manhattan) , ma che anzi trovino un momento di pacificazione in questa giornata di Halloween, dove il comico e il grottesco trovano espressione libera da ogni propaganda.

A pochi giorni da Halloween, le file dei "ritardatari" alla ricerca di "maschere" d'emergenza sono lunghissime (ore ed ore di attesa rischiando di non trovare neppure più una vasta scelta di costumi e accessori), ma molti negozietti questi giorni restano aperti fino a tardi...

 

A volte basta un po' di make up e molta originalità, per crearci la nostra maschera di Halloween  "personalizzata", unica al mondo. 

Una cosa è poca ma sicura: il 31 di ottobre per le strade di New York City "everything is possible!"  

Ultimo consiglio: non dimenticatevi di fare rifornimento di "candies", caramelle e cioccolatini di ogni tipo da regalare a bambini di tutte le età che vi verranno a chiedere: "Trick or treat" (dolcetto o scherzetto?). 

 

 

 


Ottobre, un mese di Halloween a New York October 11 2016



A 10 minuti da Manhattan Brooklyn Crab e Red Hook October 05 2016

Luca Marfé
Instagram: @lucamarfe 

Una vacanza nella vacanza a 10 minuti da Manhattan? Venite con me.

Perché se è vero che New York è e sarà sempre una delle mete preferite dagli italiani alla ricerca di emozioni, sogni e tutto quanto il resto, è altrettanto vero che il desiderio di evadere almeno per un attimo dal caos di acciaio, vetro e clacson potrebbe assalirvi in ogni momento.

Soprattutto se vi capitasse di fermarvi da queste parti per una settimana o forse più.

E così, dall’altro lato del ponte di Brooklyn, incastonato in una vasta area a sud chiamata Red Hook, varcate la soglia del Brooklyn Crab e perdetevi in un vecchio film americano. Uno di quelli dalle atmosfere un po’ rétro, molto anni ’60, ambientati in riva al mare tra banconi, tavolacci e panche di legno.

Vi ritroverete ad assaggiare cibo delizioso, da abbinare a birre artigianali e cocktail coloratissimi, con il sole in volto e sua maestà Lady Liberty a dominare l’intera baia.

COME ARRIVARE

24 Reed Street, Red Hook, Brooklyn. Avete diverse possibilità.

La più semplice è senz’altro quella di arrivare in macchina. Vale sempre la pena noleggiarne una, anche soltanto per un giorno, non fosse altro che per esplorare metro dopo metro quartieri di cui perdereste milioni di dettagli restandovene sotto terra tra i tunnel della subway. Brooklyn, in particolare, è un capolavoro di atmosfere, arte e colori. Da Downtown Manhattan, una volta attraversato il ponte, ci metterete davvero 10 minuti di orologio e non avrete alcun problema di parcheggio, anche durante il weekend.

In alternativa, oltre alla bicicletta o alla combinazione metropolitana-autobus (linea G e F fino a Smith 9th Street Station, poi camminate o B61 fino alla fermata Van Dyke), potreste godervi un’avventura nell’avventura: il water taxi di Ikea. Parte da South Street Seaport (a pochi passi da Fulton Street) ed arriva dritto nella baia di Red Hook. I vantaggi sono tre: è rapido, economico (5$ dal lunedì al venerdì e gratis nel fine settimana) e, soprattutto, vi regala una vista splendida della Manhattan che vi lasciate alle spalle.

COSA SCEGLIERE

Il Brooklyn Crab è strutturato su tre livelli, quindi la prima cosa da fare è scegliere il primo o il secondo piano ed un tavolo che sia il più esterno possibile. Il motivo è molto semplice: la Statua della Libertà è lì che vi guarda e non ricambiare le sue attenzioni sarebbe davvero un peccato.

Che sia la più calda delle estati o un inverno ricoperto di neve, non importa. La struttura si apre e si chiude con un sistema di verande a mosaico che nulla tolgono allo spettacolo che avete davanti.

Il menù concede qualche scappatoia a stelle e strisce per gli amanti della carne, ma il nome del locale non lascia spazio a dubbi: questo è il paradiso dei granchi, dei crostacei in generale, dei frutti di mare ed in particolare di svariate decine di diverse qualità di ostriche.

Il mercato statunitense è invaso da prodotti che arrivano da ogni angolo del mondo, in particolar modo dalla Cina, sulla cui qualità si potrebbe discutere a lungo. Be’, qui per tutto ciò che non sia assolutamente eccellente non c’è spazio. Questi ragazzi sono in grado di tracciare origine e data di ogni singolo pezzo, proveniente esclusivamente dalla costa est di Stati Uniti e Canada, dal punto più a nord della Nuova Scozia fin giù al Golfo del Messico. Zero allevamenti, tutto rigorosamente wild.

Non solo.

L’attenzione per la sostenibilità è massima. Le meraviglie, tanto della natura quanto della buona tavola, meritano rispetto.

Tra le tante iniziative sostenute da questi ragazzi, non può non colpire il Billion Oyster Project. Un programma ambizioso che si propone di rigenerare i fondali dell’intera baia di New York. Le ostriche, infatti, anche se prive di vita, sono in grado di ripulire l’acqua di mare filtrando sostanze inquinanti e sporcizia. Allo stesso tempo, inoltre, si compattano negli anni fino a ricostituire una vera e propria barriera corallina.

Professionisti, studenti, e volontari al lavoro sul sogno di rendere questi fondali un posto migliore, restituendo al mare le sue preziose conchiglie. Un sogno cui vi ritroverete ad offrire il vostro contributo semplicemente gustando questa o quella delizia.

Imperdibili i granchi blu, ma squisiti anche gli snow e gli alaskan king. Gli astici sono top (gli americani le chiamano lobster - aragoste - ma in realtà si tratta di astici perché le aragoste non hanno le chele!) e la zuppa di pesce è incredibile.

L’ideale, se siete almeno in due o tre persone, è il Brooklyn Club Royale, un piatto pazzesco sia nella varietà che nell’estetica: un capolavoro scenografico su tre livelli da immortalare subito con l’hashtag #FoodPorn sul vostro account Instagram. Il successo è garantito.

Prima di andar via, non perdetevi un mini tour del giardino sul retro e godetevi vecchie insegne, murales (il granchio blu è una follia!) e giochi di un altro tempo.

Jamie Vipond e Matt Bohner, i fondatori che hanno tirato sù questo posto letteralmente con le loro mani, avevano in mente una sola cosa: regalare ai propri clienti l’atmosfera di una vacanza.

E l’unica cosa che mi viene in mente da scrivere, proprio mentre sono qui, è che ci sono riusciti benissimo.

STORIA E DINTORNI

Questa zona di Brooklyn è circondata dal mare e da decine e decine di moli. Gran parte delle strutture non sono altro che fabbriche o vecchi capannoni. Ma, come spesso accade qui a New York, intere aree tendono ad assumere forme nuove e prendono vita in qualcosa di diverso. Un po’ come accaduto a Bushwick negli ultimi anni.

E dunque non potete andarvene senza aver girovagato un po’ per queste stradine. In particolare, puntate al Valentino Pier e camminate lungo il pontile. Per raggiungerlo vi perderete tra mille graffiti, vere e proprie opere d’arte in continua evoluzione, ed una volta lì, sull’estremità di questa lingua di cemento, godrete di una vista su Downtown Manhattan davvero mozzafiato.

Perché New York è tante cose diverse. E sarebbe davvero un peccato vederne soltanto alcune.

 

Luca Marfé


Bushwick Open Studios: gli artisti a aprono i propri atelier al pubblico October 01 2016

Di Mariagrazia De Luca

Durante questo primo fine settimana di ottobre migliaia di artisti di Bushwich, quartiere nel cuore di Brooklyn, aprono eccezionalmente i propri atelier al pubblico, in occasione del festival BOS, Bushwick Open Studios (1 e 2 di ottobre), organizzato dai volontari dell’associazione Arts in Bushwick.

Per arrivare a Bushwick prendete il treno L da 14th street e scendete alla fermata di Jefferson.

 Nel mentre andate alla ricerca degli Open Studios (scaricatevi la mappa dal sito ufficiale), godete dei bellissimi murales sulle pareti degli edifici di quello che è oggi il quartiere più “alternativo” di New York.

Che peccato che il “profitto” stia arrivando anche qui, e che molti cartelloni pubblicitari giorno dopo giorno stiano ricoprendo sempre più opere artistiche, la maggior parte di qualità incredibile, fatte da artisti indipendenti.

Tra le tante mostre vi consiglio di passare a vedere un’esposizione di tredici artisti messicani, Se habla Arte Mexicano, dell’associazione Méxtasis, a 476 Jefferson Street. Immigrazione, identità, femminicidio, “desaparecidos,” libertà di viaggiare sono solo alcune delle tematiche affrontate dagli artisti. 

Il mio consiglio: perdetevi nelle strade di Bushwich, non tanto geometriche come quelle di Manhattan, ed entrate e uscite dagli Studios, chiacchierate con gli artisti, fategli domande sulla loro arte (sono molto entusiasti nel parlarne), fatevi offrire un bicchiere di vino, delle pop corn o altri “treats” che spesso mettono a disposizione dei visitatori.

Ogni artista di Bushwick (molti dei quali originari di New York, ma anche del resto degli Stati Uniti e del mondo intero) ha una spiccata personalità, uno stile inconfondibile, e utilizza materiali diversi, molti originali e non di rado “insoliti”. 

 

Durante questo fine settimana a Bushwick, sia per strada che dentro gli Open Studios, vi sono mondi incredibili da scoprire e esplorare... Un'avventura imperdibile! La sensazione che avrete, una volta finito il vostro tour degli Studios di Bushwick è di essere completamente “drunk”, ubriachi della tanta arte incontrata.