Il Grattacielo Chrysler a Manhattan: Guida alla Visita

Cosa Vedere e Attrazioni di 24 Lug 2026 Aggiornato il 24 Lug 2026 0
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Il Chrysler Building non ha un osservatorio panoramico aperto al pubblico: quello storico al 71° piano ha chiuso nel 1945 e non ha mai riaperto. Quello che puoi visitare oggi è il suo atrio Art Déco al 405 di Lexington Avenue, con ingresso libero dal lunedì al venerdì, indicativamente dalle 8:00 alle 18:00. Servono dai 15 ai 30 minuti, non occorre alcun biglietto e il resto della torre resta un edificio per uffici.

Il Chrysler Building in breve

  • Dove: 405 Lexington Avenue, all’incrocio con la 42nd Street, Midtown East
  • Cosa si visita: solo l’atrio al piano terra, il resto è un edificio per uffici privati
  • Orari: dal lunedì al venerdì, indicativamente dalle 8:00 alle 18:00, chiuso nei weekend e nei giorni festivi
  • Prezzo: ingresso libero, nessun biglietto e nessuna prenotazione
  • Osservatorio: nessuno aperto al pubblico, quello al 71° piano ha chiuso nel 1945
  • Altezza: 319 metri alla punta della guglia, 77 piani
  • Durata della visita: dai 15 ai 30 minuti per l’atrio
  • Metropolitana: linee 4, 5, 6, 7 e S, fermata Grand Central 42nd Street
  • Foto: consentite nell’atrio, i video no

Detto questo, il grattacielo Chrysler non si esaurisce in una porta girevole e in un soffitto dipinto. È il grattacielo che i newyorkesi indicano quando devono scegliere il loro preferito, il protagonista della gara più spettacolare nella storia dell’architettura americana e, proprio in questi mesi, un edificio senza proprietario che nessuno sembra volere. Qui sotto trovi tutto: cosa si vede davvero, come arrivarci, i dettagli da cercare con lo sguardo, i numeri del cantiere, i punti migliori da cui fotografarlo e la vicenda che ne sta decidendo il futuro.

Cosa Si Può Visitare Oggi del Chrysler Building

La parte visitabile è una sola: l’atrio al piano terra, a cui si accede dall’ingresso principale di Lexington Avenue. Non ci sono visite guidate ufficiali, non esiste un botteghino, non c’è nulla da prenotare. Entri come entra chiunque abbia un appuntamento negli uffici, passi il controllo di sicurezza e ti ritrovi in una delle sale d’ingresso più belle d’America.

Le regole non scritte sono poche e vale la pena rispettarle, perché è grazie a quelle che l’accesso resta aperto ai curiosi. Nell’atrio del grattacielo Chrysler la sicurezza chiede di lasciare libero il centro della sala e di restare lungo le pareti: chi ci lavora deve passare.

  • Giorni e orari: dal lunedì al venerdì, indicativamente dalle 8:00 alle 18:00. Nei weekend e nei giorni festivi federali l’edificio è chiuso.
  • Costo: nessuno. L’ingresso all’atrio è gratuito e non richiede biglietti né prenotazione.
  • Fotografie: consentite. I video, di norma, no.
  • Controlli: all’ingresso c’è un banco di sicurezza, tieni a portata di mano un documento e preparati al controllo delle borse.
  • Tempo necessario: tra i 15 e i 30 minuti, il tempo di guardare in alto e girare intorno al banco di accoglienza.

Il momento migliore è la metà mattina o il primo pomeriggio, lontano dai flussi di ingresso e uscita degli impiegati (dalle 8:00 alle 10:00 e dalle 16:00 alle 18:00). Se stai organizzando la giornata a piedi, l’atrio si incastra bene tra Grand Central e la Public Library, ed è una delle tappe che inseriamo nei tour a piedi dedicati a Midtown.

Chrysler Building vista notturna

Come Arrivare al Grattacielo Chrysler

L’indirizzo è 405 Lexington Avenue, nell’angolo sud-ovest dell’incrocio con la 42nd Street, in quella porzione di Midtown East che ruota attorno alla stazione. Il modo più semplice per arrivarci è scendere alla fermata Grand Central 42nd Street, servita dalle linee 4, 5, 6, 7 e dalla navetta S per Times Square: dall’uscita su Lexington Avenue sei davanti alla porta in meno di due minuti a piedi.

Non è un caso che sorga proprio lì. Il grattacielo, come categoria architettonica, nasce quando si incontrano tre invenzioni: l’acciaio ad alta resistenza, l’ascensore di sicurezza con i freni automatici e la metropolitana. Senza quest’ultima non ci sarebbero mai state abbastanza persone in zona per riempire settantasette piani di uffici, ed è per questo che le torri degli anni Venti crescono tutte attorno ai nodi del trasporto.

Vale la pena costruirci intorno un piccolo itinerario, perché in tre isolati si concentra il meglio dell’architettura di quegli anni. A pochi passi trovi i segreti di Grand Central Station, con la volta celeste dipinta al contrario, mentre proseguendo verso est lungo la 42nd Street incontri il Daily News Building e la scalinata di Tudor City.

La mappa qui sotto raccoglie il grattacielo, i punti da cui si fotografa meglio e le terrazze panoramiche da cui si vede per intero.

ILMIOVIAGGIOANEWYORK.COM

Il Chrysler Building e i punti da cui ammirarlo

Dove si trova, i punti migliori per fotografarlo da terra e le terrazze panoramiche da cui si vede per intero.

Il grattacielo Terrazze panoramiche Punti foto e dintorni

Gli Interni del Chrysler Building: l’Atrio Art Déco

Si entra da un portale in marmo nero e la prima sorpresa è la pianta: l’atrio è triangolare, una scelta che nel 1930 spiazzò tutti e che ancora oggi disorienta chi si aspetta la solita hall rettangolare. Van Alen aveva previsto quattro colonne portanti, ma Walter Chrysler le fece togliere perché rendevano lo spazio angusto: da lì nasce la sensazione di ampiezza che percepisci appena varcata la soglia.

Le pareti e il pavimento sono rivestiti di marmo rosso marocchino tagliato a libro, cioè con le venature specchiate da una lastra all’altra. L’illuminazione è nascosta dietro fasce di marmo blu del Belgio e onice messicano, i corridoi verso gli ascensori hanno il soffitto in foglia d’oro e le luci sono montate sulle pareti anziché sul soffitto, proprio per lasciare che sia quest’ultimo a catturare lo sguardo.

Il Murale del Soffitto e gli Ascensori in Legno

Alza gli occhi: il soffitto è occupato da Transport and Human Endeavor, il murale di Edward Trumbull installato nel 1930, circa 33 metri per 23 di superficie dipinta. Racconta l’energia e il lavoro dell’uomo, e tra le figure compaiono aerei d’argento, operai in catena di montaggio e lo stesso grattacielo. Coperto e danneggiato durante i lavori degli anni Settanta, è stato riportato allo stato originale con un restauro concluso nel 1999.

L’altro dettaglio da non mancare sono le porte dei 32 ascensori, divisi in quattro gruppi. Van Alen le disegnò una per una con intarsi in legni esotici: quattro schemi di base, ma nessuna cabina identica a un’altra. Nelle nostre giornate di sopralluogo in città è il particolare che colpisce di più i viaggiatori italiani, e non a caso è uno dei preferiti anche di chi lavora come Guida Turistica Italiana a New York e accompagna i gruppi in Midtown ogni settimana.

Aquila al 61esimo piano, fregio della facciata del Chrysler Building a New York

Aquile, Doccioni e Guglia: Cosa Guardare dall’Esterno

Il vero spettacolo, paradossalmente, è fuori. Walter Chrysler volle che la sua torre parlasse di automobili, e Van Alen tradusse la richiesta in un repertorio decorativo che non ha eguali sullo skyline. Guardando l’edificio dal marciapiede opposto, questi sono gli elementi da cercare.

  • Il fregio del 31° piano: una fascia grigia e bianca composta da coprimozzi e parafanghi stilizzati, disegnati in mattoni, con doccioni in acciaio che sono repliche ingrandite dei tappi del radiatore montati sulle Chrysler del 1929.
  • Le aquile del 61° piano: otto teste d’aquila in acciaio sporgono dagli angoli, simbolo degli Stati Uniti e insieme richiamo agli ornamenti del cofano. Sono le stesse su cui, nel 1934, la fotografa Margaret Bourke-White si fece ritrarre a cavalcioni nel vuoto.
  • I fiori di loto: agli angoli del gradone più basso, un motivo vegetale in metallo che quasi nessuno nota e che tradisce il gusto egittizzante dell’epoca.
  • La corona: sette archi terrazzati concentrici su tutti e quattro i lati, bucati da finestre triangolari disposte come i raggi di una ruota. Il rivestimento è in acciaio inossidabile Nirosta, il primo impiego di questa lega in un progetto americano.
  • I portali d’ingresso: vetro giallo traslucido che di sera fa brillare tutto il piano terra, con un motivo a saetta che riprende i disegni nativi americani, molto in voga nell’Art Déco.

Un dettaglio che quasi nessuno nota: l’edificio è in mattoni, ma i primi due piani sono in calcare e granito nero, e le finestre esterne sono 3.862. I mattoni posati a mano per le murature non portanti sono circa 3.826.000, ed è questo che rende il Chrysler, ancora oggi, il più alto edificio in mattoni del mondo con struttura in acciaio. Se ti appassiona questo tipo di dettagli, sul blog de Il Mio Viaggio a New York trovi altri approfondimenti sulle architetture di Midtown.

Perché Ha la Forma di una Torta Nuziale

La sagoma a gradoni non è un vezzo estetico ma una conseguenza normativa. Una legge urbanistica del 1916 imponeva di arretrare i piani man mano che l’edificio saliva, per non togliere luce e aria alla strada sottostante: da lì la forma a torta nuziale comune a quasi tutti i grattacieli dell’epoca.

Sopra questa griglia si innesta la regola compositiva fissata dall’architetto Louis Sullivan, che immaginava il grattacielo come una colonna greca: base, fusto e capitello. Il Chrysler la applica alla lettera, e il suo capitello è quello che gli ha fatto vincere la storia. Le Corbusier, che di complimenti era avaro, lo descrisse come jazz suonato in pietra e acciaio.

Il nostro consiglio

Da sotto l’edificio la guglia non si vede: sei troppo vicino. Per la fotografia classica spostati sulla 42nd Street verso est, all’altezza del ponte pedonale di Tudor City: da lì la torre si stacca in fondo alla strada e al tramonto l’acciaio prende una luce arancione che dura pochi minuti.

Altezza, Piani e Numeri del Chrysler Building

L’altezza del Chrysler Building è di 319 metri (1.046 piedi) misurata alla punta della guglia, ma il tetto vero e proprio si ferma a 282 metri e l’ultimo piano calpestabile a 274 metri: quasi 40 metri di differenza sono pura scenografia in acciaio. I piani sono 77. La tabella seguente raccoglie i dati tecnici e costruttivi del grattacielo Chrysler, utili per confrontarlo con le altre torri della città.

Dati tecnici e costruttivi del Chrysler Building di New York
Dato Valore
Altezza alla guglia319 m (1.046 piedi)
Altezza del tetto282 m
Ultimo piano274 m
Altezza della sola guglia56 m (185 piedi)
Numero di piani77
ArchitettoWilliam Van Alen
Inizio dei lavori21 gennaio 1929
Inaugurazione27 maggio 1930
Primato mondiale339 giorni, dal 27 maggio 1930 al 1° maggio 1931
Ascensori32, divisi in quattro gruppi
Finestre esterne3.862
Mattoni posati a manocirca 3.826.000
Rivetti391.881
Operai impiegatioltre 3.000
Superficie internacirca 111.200 m²
Indirizzo405 Lexington Avenue, New York 10174

C’è un primato che gli è rimasto e che nessuno gli toglierà: superando i 1.000 piedi il Chrysler è stata la prima costruzione umana a varcare quella soglia, e quindi il primo grattacielo supertall della storia. Nella classifica per altezza è ormai fuori dalla top ten cittadina, eppure resta il profilo più riconoscibile della città: abbiamo messo a confronto tutte le torri principali nella guida ai grattacieli di New York.

Dove Vedere il Chrysler Building dall’Alto

Poiché non puoi salire sul Chrysler, il modo per vederlo per intero è salire su qualcos’altro. Non tutte le terrazze però lo restituiscono allo stesso modo, e la differenza tra una vista pulita e una sagoma nascosta dietro un altro palazzo è notevole.

  • SUMMIT One Vanderbilt: è la scelta migliore in assoluto. Sorge a un isolato di distanza e, guardando verso est dalle vetrate, il grattacielo ti appare quasi per intero, dalla base alla guglia.
  • Empire State Building: la vista più classica e la più fotografata. Dalla terrazza dell’86° piano il Chrysler si staglia a nord-est, isolato e leggibile in ogni dettaglio della corona.
  • Top of the Rock: lo si scorge, ma un edificio davanti ne copre buona parte. Di sera si distingue soprattutto la punta illuminata.
  • Edge e One World Observatory: troppo distanti per i dettagli, utili solo per collocarlo nel disegno complessivo dello skyline.

Se devi sceglierne uno solo per fotografare bene la corona, punta al tardo pomeriggio: la luce radente accende l’acciaio e l’effetto dura poco più di mezz’ora. Il confronto completo tra terrazze, prezzi e fasce orarie è nella nostra guida agli osservatori panoramici di New York.

C’è poi la prospettiva che nessuna terrazza può dare, quella che mette la corona all’altezza dei tuoi occhi invece che sotto di te: un tour in elicottero passa lungo l’East River e restituisce il Chrysler nel suo contesto, incastrato tra le torri di vetro che gli sono cresciute intorno.

Quasi tutte le terrazze lavorano con ingressi a fascia oraria e nei mesi di punta il tramonto va esaurito con giorni di anticipo: conviene bloccare l’orario prima di partire, acquistando i biglietti per gli osservatori di New York con la data già fissata. Prenotando con noi hai assistenza in italiano prima e dopo l’acquisto.

Se invece hai in programma più salite nello stesso viaggio, il conto cambia: valuta i pass turistici, che includono diverse terrazze in un unico acquisto e ti evitano di comprare ogni ingresso separatamente.

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La Corsa al Grattacielo Più Alto del Mondo

La storia comincia lontano da Midtown. Nel 1911 un incendio distrugge il parco Dreamland di Coney Island e il suo proprietario, il costruttore William H. Reynolds, decide di rifarsi puntando al titolo di edificio più alto del mondo. Affitta il terreno di Lexington Avenue dalla Cooper Union e incarica del progetto l’architetto William Van Alen. Ma i conti non tornano: il 15 ottobre 1928 Walter P. Chrysler rileva terreno in affitto, progetto e architetto. La torre non sarà mai la sede della casa automobilistica, che restava a Detroit, ma un investimento immobiliare personale per i figli.

Da lì parte il duello. A Wall Street, l’ex socio di Van Alen, l’architetto H. Craig Severance, sta costruendo il 40 Wall Street per il finanziere George Ohrstrom, una torre che all’epoca si chiamava Bank of Manhattan Trust Building, e alza il progetto ogni volta che il rivale annuncia un piano in più. I giornali seguono il testa a testa come un evento sportivo. Quando Ohrstrom annuncia che la sua torre chiuderà a 927 piedi, si considera vincitore: batte il Woolworth Building, primatista da quasi vent’anni. E per circa un mese lo è davvero.

Vista dal basso del Chrysler Building a Manhattan

La Guglia Montata in Segreto

Van Alen aveva una carta coperta. Fa assemblare la guglia in acciaio dentro l’edificio, nel vano antincendio, al riparo da occhi indiscreti, e la fa portare in cantiere in quattro sezioni. Il 23 ottobre 1929 i pezzi vengono sollevati attraverso il tetto e rivettati uno sull’altro: l’operazione dura circa 90 minuti. La stampa, che seguiva il cantiere quotidianamente, se ne accorge giorni dopo.

Quella lama d’acciaio è alta 56 metri (185 piedi) e larga appena due metri e mezzo alla base. In un pomeriggio porta l’edificio da 925 a 1.046 piedi: più alto del 40 Wall Street, più alto del Woolworth, più alto della Torre Eiffel. Una differenza sostanziale rispetto all’Empire State Building, la cui guglia nacque almeno formalmente come attracco per dirigibili: quella del Chrysler è puramente decorativa, esiste solo per vincere.

Il primato dura 339 giorni: il 1° maggio 1931 apre l’Empire State Building e lo scavalca di quasi sessanta metri. Van Alen, per completare il quadro, non venne pagato da Chrysler, che lo sospettava di accordi opachi con le imprese: dovette fare causa per ottenere il compenso, e la vertenza, sommata alla Grande Depressione, gli distrusse la carriera.

Il Cloud Club e l’Osservatorio Perduto

Tra il 66° e il 68° piano viveva il Cloud Club, circolo privato per dirigenti e industriali, con sala da pranzo in stile Art Déco, una sala Tudor e, si racconta, un bar clandestino negli anni del proibizionismo. I piani 66 e 67 erano collegati da una scala in marmo e bronzo. Il club perse i soci negli anni Cinquanta e Sessanta e chiuse definitivamente alla fine degli anni Settanta.

Al 71° piano, invece, c’era l’osservatorio Celestial: 360 metri quadrati, cinquanta centesimi di ingresso, un corridoio con volte dipinte di motivi celesti, pianeti di vetro appesi al soffitto e, al centro, la cassetta degli attrezzi con cui Walter Chrysler aveva iniziato come meccanico. Le brochure dell’epoca promettevano una visuale fino a 160 chilometri nelle giornate limpide. Le finestre triangolari però creavano angoli di visuale scomodi, e quando nel 1931 l’Empire State aprì due terrazze molto più alte la clientela sparì. L’osservatorio chiuse nel 1945.

Cosa C’è Oggi ai Piani Alti

La domanda se la fanno in molti, guardando la corona da terra: dietro quelle finestre triangolari, oggi, chi c’è? La risposta è molto meno romantica di quanto immagini, e insieme molto più curiosa.

  • Piani 58-60: ospitavano l’appartamento privato di Walter Chrysler, che però preferiva restare a Detroit e li usò pochissimo.
  • Piani 69-70: dove c’erano la sua suite e la sua palestra oggi c’è uno studio dentistico. Nel 2005 il New York Times raccontò che il dentista Charles Weiss ci lavorava dal 1969 e che lo studio conservava ancora il bagno e la palestra originali.
  • Piano 71: il vecchio osservatorio, svuotato negli anni Settanta e trasformato negli anni Ottanta in un ufficio per una manciata di persone. Dal 1986 è la sede di uno studio di architettura.
  • Sopra il 71°: non c’è spazio abitabile. Sono pianerottoli della scala che sale alla guglia, con soffitti bassi e inclinati, usati per apparati radio e impianti. Il 73° piano ospita i motori degli ascensori e una cisterna d’acqua da 57.000 litri, in parte riservata all’antincendio.

Per anni la corona ha funzionato anche da antenna: dopo la chiusura dell’osservatorio quegli spazi ospitarono le apparecchiature di trasmissione radiotelevisive di alcune emittenti newyorkesi, poi migrate sull’Empire State Building.

Vista panoramica del Chrysler Building illuminato dal sole

Come Fu Costruito in Diciotto Mesi

Il dato che stupisce di più non è l’altezza ma il tempo. Dalle fondazioni all’inaugurazione passano circa diciotto mesi, contro i tre o cinque anni che oggi servono per una torre di quelle dimensioni. Il cantiere procedeva al ritmo di quattro piani a settimana e l’intera struttura in acciaio venne completata in circa sei mesi, nell’estate del 1929.

  • Le fondazioni: per reggere il peso servivano gli scavi fino alla roccia madre, in quel punto di Manhattan a circa venti metri sotto il livello stradale. Il fondo fu raggiunto a metà gennaio 1929.
  • La prefabbricazione: le travi non venivano tagliate in cantiere ma disegnate, misurate e prodotte in fabbrica, poi consegnate esattamente quando servivano. Niente attese, montaggio continuo.
  • Il lavoro in quota: gli operai camminavano su travi larghe pochi centimetri a centinaia di metri da terra, senza imbracature né reti, sei giorni a settimana.
  • La lavorazione in loco: per via della forma curva della cupola le lastre di acciaio inossidabile andavano misurate sul posto, e furono allestite officine ai piani alti dell’edificio, tra il 67° e il 75°.
  • Il costo: circa 20 milioni di dollari dell’epoca, interamente a carico di Walter Chrysler e non della Chrysler Corporation.

Quanti Operai Morirono nel Cantiere

La risposta sorprende quasi tutti: nessuno. Nonostante oltre 3.000 operai impiegati, l’assenza totale di dispositivi di sicurezza e un ritmo di lavoro forsennato, non si registrarono vittime durante la costruzione della struttura in acciaio. Fu lo stesso Walter Chrysler a rivendicarlo pubblicamente: mai prima di allora una costruzione era arrivata a quell’altezza senza perdite umane.

Il confronto rende l’idea di quanto fosse eccezionale: il cantiere dell’Empire State Building, avviato poco dopo, costò la vita a cinque operai. Molte fonti divulgative attribuiscono al Chrysler decine di morti, ma nessun documento verificato lo conferma: è una leggenda nata dalle celebri fotografie degli operai seduti sulle travi nel vuoto.

Chi Possiede Oggi il Chrysler Building

È la parte della storia che quasi nessuno racconta, e spiega perché la torre appaia oggi meno curata delle sue vicine. Il terreno sotto il grattacielo non è mai appartenuto ai proprietari dell’edificio: è della Cooper Union, il college newyorkese fondato nel 1859 da Peter Cooper, che lo possiede dal 1902 e lo concede in affitto. Chi controlla il Chrysler paga quindi un canone d’uso del suolo, e per decenni quell’affitto ha permesso alla scuola di non far pagare le rette agli studenti.

Il meccanismo si è rotto quando il canone è esploso. Nel 2018 è passato da 7,75 a 32,5 milioni di dollari l’anno, salirà a 41 milioni nel 2028 e a 55 milioni nel 2038, con un contratto che corre fino al 2147. Il gruppo che gestiva l’edificio ha smesso di pagare nel 2024 accumulando circa 21 milioni di arretrati: la Cooper Union ha revocato il contratto e, dopo una battaglia legale vinta, ha ripreso il controllo della torre e l’ha messa sul mercato.

La cronologia qui sotto riassume i passaggi di mano del Chrysler Building e il crollo del suo valore in poco più di dieci anni.

  • 1902: la Cooper Union acquista il terreno di Lexington Avenue, che grazie a una legge del 1859 gode anche dell’esenzione dalle imposte cittadine.
  • 1953: la famiglia Chrysler vende al costruttore William Zeckendorf, l’uomo dietro il quartier generale delle Nazioni Unite, che voleva l’edificio come trofeo.
  • 1997: Tishman Speyer compra per 220 milioni, negozia un contratto sul terreno di 150 anni e avvia un restauro da 100 milioni, portando l’occupazione dal 75 al 95 per cento.
  • 2008: un fondo di Abu Dhabi rileva il 90 per cento in un’operazione che valuta l’edificio 800 milioni.
  • 2019: la torre passa a RFR e al gruppo austriaco Signa per circa 150 milioni, l’81 per cento in meno rispetto al 2008, proprio a causa dell’affitto del suolo.
  • 2024: mancati pagamenti, disdetta del contratto e causa in tribunale, mentre il socio austriaco finisce in insolvenza.
  • 2026: la Cooper Union seleziona di nuovo Tishman Speyer per una trattativa esclusiva, soggetta all’approvazione della procura generale dello Stato di New York. Tra i pretendenti figura anche il gruppo che ha rilevato il Flatiron Building.

C’è un dettaglio quasi beffardo in tutta la vicenda: la Cooper Union alzò l’affitto perché aveva ipotecato proprio quel terreno per finanziare il suo nuovo campus. Il rialzo che doveva salvare il college è la stessa cifra che oggi rende l’edificio difficile da vendere. Le informazioni riportate qui sono aggiornate a luglio 2026 e la situazione può cambiare rapidamente.

In Che Stato è Oggi il Chrysler Building

Conviene saperlo prima di andarci, per non restare delusi. Il Chrysler è un edificio di quasi cento anni che da tempo non riceve gli investimenti che meriterebbe, e le cronache immobiliari newyorkesi degli ultimi due anni hanno raccolto le lamentele degli inquilini: acqua del rubinetto marrone, ascensori fuori servizio, soffitti crepati e problemi di infestazioni. Non è lo stato in cui immagini un’icona mondiale.

I problemi strutturali sono altrettanto concreti. La guglia ha infiltrazioni e attende un restauro, i telai in acciaio delle finestre originali disperdono aria e isolano male, gli impianti sono datati. A questo si somma un problema di mercato: i piani sono piccoli e le aziende di oggi vogliono spazi ampi e aperti, mancano le banchine di carico, e lo sfitto si attesta attorno al 14 per cento.

Il paradosso è che, pur essendo National Historic Landmark dal 1976 e monumento cittadino dal 1978, il Chrysler non riceve alcun finanziamento pubblico per la manutenzione: il conto è interamente a carico di chi lo possiede. Le stime di settore per riportarlo agli standard contemporanei parlano di un intervento tra i 100 e i 200 milioni di dollari, a cui va sommato l’affitto del terreno. Ed essendo vincolato, ogni modifica interna o esterna richiede l’approvazione della commissione per la tutela dei monumenti.

Riaprirà l’Osservatorio del Chrysler Building?

Il progetto esiste ed è stato approvato dalla Landmarks Preservation Commission nel 2020: prevede di trasformare le due terrazze esterne del 61° piano, quelle all’altezza delle aquile in acciaio, in una piattaforma panoramica chiusa da vetrate, con il 62° piano riconvertito in spazio interno e ristorazione ispirata al vecchio Cloud Club. Nello stesso pacchetto si ipotizzava un hotel ai piani bassi.

I lavori però non sono mai iniziati, e a metà 2026 non esiste alcuna data di apertura né alcun biglietto in vendita. Se trovi online offerte per un “Chrysler Building observation deck”, si tratta di prodotti che non corrispondono a nulla di reale.

Qualche motivo di ottimismo però c’è, e arriva dai precedenti. A pochi isolati di distanza il Flatiron Building è stato acquistato all’asta e sta diventando un complesso residenziale di pregio, mentre il Woolworth Building, altro ex primatista mondiale, ha trasformato i piani alti in appartamenti di lusso vendendo l’attico per 110 milioni di dollari. Il modello per salvare questi giganti esiste: bisogna solo che qualcuno decida di applicarlo anche qui.

Il Nostro Consiglio per Vedere il Chrysler Building

Non aspettarti un’attrazione con biglietteria e ascensore panoramico: il Chrysler Building si vive in due tempi. Prima l’atrio, venti minuti di marmo rosso e soffitto dipinto che valgono la deviazione se stai già gironzolando attorno a Grand Central in un giorno feriale. Poi la sagoma, che ti verrà incontro da sola decine di volte mentre cammini per Manhattan, e che al tramonto o di notte, con l’acciaio acceso in fondo alla 42nd Street, resta una delle immagini più belle che questa città sappia regalare.

C’è anche una buona probabilità che tu l’abbia già visto senza saperlo. La sua silhouette è tra le più filmate di sempre: appare in Men in Black, si affaccia accanto alla torre di Tony Stark negli Avengers, viene decapitata da un meteorite in Armageddon ed è ricostruita fedelmente nel videogioco di Spider-Man. Quando Hollywood deve dire “questa è New York” in due secondi, di solito inquadra questa corona.

Guardalo sapendo cosa stai guardando: un edificio nato per vincere una gara, costruito in diciotto mesi senza che nessuno ci lasciasse la vita, primo al mondo per meno di un anno e da allora amato molto più di chi lo ha battuto. Se è il tuo primo viaggio e vuoi che qualcuno ti racconti queste storie mentre le hai davanti, i nostri tour di New York in italiano attraversano Midtown ogni settimana. Preparati a fare quello che fanno tutti, appena voltato l’angolo: alzare la testa e restare fermi qualche secondo di troppo.

Domande frequenti sul Chrysler Building a New York

Solo in parte. È accessibile al pubblico unicamente l’atrio al piano terra, al 405 di Lexington Avenue, dal lunedì al venerdì e indicativamente dalle 8:00 alle 18:00. Il resto dell’edificio ospita uffici privati e non è visitabile, non esistono visite guidate ufficiali e nei weekend e nei giorni festivi l’accesso è chiuso.

Nulla. L’ingresso all’atrio è gratuito, non serve un biglietto né una prenotazione. All’ingresso c’è un banco di sicurezza con controllo delle borse: conviene avere un documento a portata di mano. Le fotografie sono consentite, i video di norma no.

No. L’osservatorio Celestial al 71° piano ha chiuso nel 1945 e non ha mai riaperto. Nel 2020 la Landmarks Preservation Commission ha approvato un progetto per una terrazza al 61° piano, ma i lavori non sono mai iniziati e non esiste una data di apertura né alcun biglietto in vendita.

L’altezza è di 319 metri (1.046 piedi) misurata alla punta della guglia, che da sola misura 56 metri. Il tetto si ferma a 282 metri e l’ultimo piano calpestabile a 274 metri. I piani sono 77. Fu il primo edificio al mondo a superare i 1.000 piedi e restò il più alto del pianeta per 339 giorni.

Nessuno. Nonostante oltre 3.000 operai impiegati, un ritmo di quattro piani a settimana e l’assenza totale di imbracature e reti di sicurezza, non si registrarono vittime durante la costruzione della struttura in acciaio. Il cantiere dell’Empire State Building, avviato poco dopo, costò invece la vita a cinque operai.

Dall’alto la vista migliore è dal SUMMIT One Vanderbilt, che dista un isolato e lo mostra quasi per intero, seguito dall’Empire State Building. Da terra il punto classico è la 42nd Street verso est, all’altezza di Tudor City, da cui la torre si inquadra in fondo alla strada.

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Piero Armenti

Piero Armenti

Journalist, Writer, NY Urban Explorer

Piero Armenti, giornalista e scrittore, è il fondatore di Il Mio Viaggio a New York. Da anni racconta la città con cui ha costruito una delle community italiane più grandi sul tema, tra libri, video e tour. Vive New York ogni giorno e ne svela i segreti: viaggi, storie e avventure nella Grande Mela. Seguilo su Facebook, Instagram e YouTube.

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