Ellis Island: la porta dell’America

Cosa Vedere e Attrazioni di 9 Lug 2019 Aggiornato il 18 Giu 2026 0
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Ellis Island è la piccola isola della baia di New York che tra il 1892 e il 1954 fu la principale stazione d’immigrazione degli Stati Uniti: vi passarono oltre 12 milioni di persone in cerca di una nuova vita. Oggi ospita il Museo Nazionale dell’Immigrazione e si trova accanto alla Statua della Libertà. Si raggiunge solo via mare, con il traghetto che parte da Battery Park, e la visita è inclusa nel biglietto della Statua.

Ellis Island in breve

  • Cos’è: l’ex stazione d’immigrazione degli USA, oggi Museo Nazionale dell’Immigrazione.
  • Dove: nella baia di New York, accanto alla Statua della Libertà.
  • Quando: attiva dal 1892 al 1954, oltre 12 milioni di migranti.
  • Come arrivare: solo in traghetto da Battery Park (Statue City Cruises).
  • Biglietto: incluso in quello della Statua della Libertà, traghetto compreso.
  • Durata visita: circa 1,5-2 ore per il museo.

Per milioni di emigranti europei, molti dei quali italiani, Ellis Island fu la prima terra d’America: un misto di speranza e paura, dove un controllo medico o una domanda potevano decidere il futuro di un’intera famiglia. In questa guida trovi la storia dell’isola, cosa vedere nel museo, come cercare i tuoi antenati e tutte le informazioni pratiche per visitarla, spesso insieme alla visita alla Statua della Libertà.

Cos’è Ellis Island e dove si trova

Ellis Island è un piccolo isolotto nella baia di New York, all’imboccatura del fiume Hudson, a poche centinaia di metri dalla Statua della Libertà e a breve distanza dalla costa del New Jersey. Insieme alla statua fa parte dello stesso Monumento Nazionale gestito dal National Park Service, tanto che le due isole condividono biglietto e traghetto: per questo è naturale abbinare la visita di Ellis Island a quella della statua e alla storia della Statua della Libertà. Per oltre sessant’anni è stata la porta d’ingresso principale degli Stati Uniti, e ancora oggi è uno dei luoghi più carichi di emozione che si possano visitare a New York.

Prima di diventare famosa, l’isola era nota per i suoi banchi di ostriche ed era proprietà del mercante Samuel Ellis, da cui prese il nome nel Settecento. Il governo americano la acquistò nel 1808 e la usò come deposito militare. Con il tempo la sua superficie crebbe enormemente: da appena 3,3 acri originari fino agli attuali 27,5 acri, ottenuti con terra di riporto, in parte proveniente dagli scavi della metropolitana di New York.

La storia di Ellis Island

La stazione d’immigrazione di Ellis Island aprì il 1 gennaio 1892. La prima persona a essere registrata fu Annie Moore, una ragazza irlandese di diciassette anni della contea di Cork, arrivata con la nave Nevada insieme ai due fratelli minori: ricevette in dono una moneta d’oro da dieci dollari e oggi una sua statua accoglie i visitatori del museo. Quel primo giorno furono registrati 700 migranti, circa 450.000 nel solo primo anno.

Prima di Ellis Island il porto di New York smistava gli arrivi a Castle Garden, l’odierno Castle Clinton di Battery Park, attivo dal 1855 al 1890 e attraversato da circa otto milioni di persone. Quando il governo federale prese in mano l’immigrazione, servì una struttura più grande, e la scelta cadde sull’isolotto nella baia.

All’arrivo, i migranti che viaggiavano in terza classe venivano sottoposti a controlli da parte di ispettori, che ne registravano le generalità, e di medici, che ne valutavano lo stato di salute. Chi mostrava segni di malattia o veniva ritenuto inadatto poteva essere trattenuto o, nei casi peggiori, rimpatriato: per questo Ellis Island era ricordata da molti come l’isola delle lacrime. Negli anni di punta, tra il 1900 e il 1914, transitavano in media 1.900 persone al giorno.

Questa tabella riassume le tappe principali della storia di Ellis Island, dall’apertura alla chiusura definitiva.

Le date principali della storia di Ellis Island
Anno Evento
1892 Apertura della stazione, Annie Moore è la prima immigrata
1897 Un incendio distrugge l’edificio in legno e i registri dal 1855
1900 Apre il nuovo edificio antincendio in mattoni
1900-1914 Anni di punta, fino a 1.900 arrivi al giorno
1924 L’isola diventa soprattutto centro di detenzione
1954 Chiusura definitiva, ultimo detenuto rilasciato
1990 Apre il Museo dell’Immigrazione

Nella notte del 15 giugno 1897 un incendio distrusse il primo edificio, costruito in legno di pino, e con esso quasi tutti i registri dell’immigrazione che risalivano al 1855. Non ci furono vittime, ma andò perduta una parte enorme di memoria storica. Il nuovo edificio principale, questa volta in mattoni e a prova di fuoco, aprì il 17 dicembre 1900 e accolse 2.251 migranti già nel primo giorno.

Dopo il 1924, con l’introduzione dei visti rilasciati dalle ambasciate, Ellis Island perse la sua funzione principale e venne usata soprattutto come centro di detenzione. L’ultimo capitolo si chiuse nel 1954, quando fu rilasciato l’ultimo detenuto, un marinaio norvegese, e l’isola venne ufficialmente abbandonata. Si stima che circa il 40% degli americani di oggi abbia almeno un antenato passato di qui.

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La Statua della Libertà e la sua baia

Liberty Island Ellis Island Partenza traghetto

Il Museo Nazionale dell’Immigrazione: cosa vedere

Dopo decenni di abbandono e un lungo restauro, dal 1990 Ellis Island ospita il Museo Nazionale dell’Immigrazione, allestito nell’edificio principale su tre piani. È il cuore della visita e racconta, sala dopo sala, l’esperienza di chi sbarcava qui. Ogni ambiente è pensato per farti immedesimare nei panni dei migranti, tra documenti, fotografie, oggetti personali e testimonianze.

  • Registry Room: la grande sala dei registri, un tempo rumorosa e affollata, dove i nuovi arrivati attendevano l’esito dei controlli. Oggi è uno spazio silenzioso e solenne, il simbolo del museo.
  • Through America’s Gate: il percorso che ricostruisce passo dopo passo le visite mediche e gli interrogatori a cui ognuno veniva sottoposto.
  • Peak Immigration Years: la sezione dedicata agli anni di massimo afflusso, tra il 1880 e il 1924, con le storie di chi attraversò l’oceano.
  • Treasures from Home: una raccolta di oggetti che i migranti portarono con sé, donati dalle famiglie al museo.
  • The Peopling of America: l’ampliamento aperto nel 2015 che allarga il racconto a tutta la storia dell’immigrazione americana, prima e dopo Ellis Island.

All’esterno, lungo il perimetro dell’isola, si trova l’American Immigrant Wall of Honor, il muro su cui sono incisi oltre 700.000 nomi di immigrati: molte famiglie americane hanno fatto aggiungere quello dei propri avi come omaggio alle loro origini.

Cerca i tuoi antenati a Ellis Island

Uno degli aspetti più emozionanti di Ellis Island è la possibilità di cercare i propri antenati. All’interno del museo, l’American Family Immigration History Center mette a disposizione un archivio digitale con milioni di registri dei passeggeri sbarcati nel porto di New York, consultabili anche online dal 2001. Se la tua famiglia ha origini con un emigrato verso gli Stati Uniti, puoi usare le postazioni del centro per scoprire la nave, la data e il nome con cui i tuoi avi varcarono la porta dell’America.

Vale la pena ricordare un dettaglio poco noto: la diffusa convinzione che a Ellis Island gli ispettori cambiassero i cognomi degli immigrati è in gran parte una leggenda. I nomi non venivano inventati sul posto, ma trascritti dalle liste di imbarco già compilate al porto di partenza. Per questo gli archivi sono una fonte preziosa e attendibile per ricostruire la propria storia familiare.

Vista del bagno nell'ospedale psichiatrico di Ellis Island

Hard Hat Tour: l’ospedale abbandonato

Pochi sanno che sul lato sud di Ellis Island, di solito chiuso al pubblico, sorge un vasto complesso ospedaliero rimasto abbandonato dopo la chiusura del 1954. Qui venivano curati o messi in quarantena i migranti giudicati malati. Oggi è possibile visitarlo con l’Hard Hat Tour, una visita guidata a numero chiuso (letteralmente con il caschetto di protezione) condotta da una guida dell’associazione Save Ellis Island, che accompagna i visitatori tra corsie, sale operatorie e camere mortuarie in cui il tempo si è fermato.

È un’esperienza intensa e diversa dalla visita classica, che richiede un biglietto a parte e include comunque l’ingresso al museo. Se cerchi il lato più autentico e meno turistico dell’isola, è la scelta giusta: i proventi contribuiscono al restauro degli edifici ancora chiusi.

Come arrivare a Ellis Island e biglietti

Ellis Island si raggiunge esclusivamente via mare. L’unico operatore autorizzato è Statue City Cruises, i cui traghetti partono da Battery Park, all’estremità sud di Manhattan, oppure da Liberty State Park, sul lato del New Jersey. Non esistono traghetti diretti solo per Ellis Island: il battello fa tappa prima a Liberty Island, ai piedi della Statua della Libertà, e poi a Ellis Island, prima di rientrare.

La visita a Ellis Island è sempre compresa nel biglietto per la Statua della Libertà: con lo stesso titolo entri in entrambe le isole, traghetto andata e ritorno incluso. Conviene partire in mattinata e mettere in conto circa mezza giornata per vedere con calma le due isole, di cui all’incirca 1,5-2 ore solo per il museo di Ellis Island. Trovi tutti i dettagli e l’acquisto nella scheda dei biglietti per la Statua della Libertà ed Ellis Island.

Visita le due isole

Biglietti per la Statua della Libertà ed Ellis Island

Traghetto andata e ritorno, Liberty Island e il Museo dell’Immigrazione di Ellis Island.

Acquista i biglietti →

Ellis Island si inserisce facilmente in un itinerario tra le principali cose da vedere a New York, soprattutto se alloggi nella zona di Lower Manhattan, da cui i traghetti partono in pochi minuti a piedi.

Ellis Island nei film e tra i personaggi famosi

Da Ellis Island sono passati anche personaggi poi diventati celebri. Tra gli emigrati che vi furono registrati ci sono l’attore Rodolfo Valentino, arrivato dall’Italia nel 1913, il futuro divo di Hollywood Cary Grant (nato Archibald Leach in Inghilterra), il comico Bob Hope e il compositore Irving Berlin, autore di “White Christmas”, arrivato da bambino dalla Russia.

L’isola ha ispirato anche il cinema. La scena più famosa è quella de “Il Padrino – Parte II”, in cui il piccolo Vito Andolini sbarca a Ellis Island e viene registrato per errore come Vito Corleone. Curiosamente, proprio quella scena ha alimentato il mito del cambio di cognome che, come abbiamo visto, non corrisponde alla realtà storica. Ellis Island compare anche nel film “Brooklyn” del 2015, nel racconto del viaggio di una giovane emigrante irlandese.

Perché vale la pena visitare Ellis Island

Ellis Island non è un semplice museo: è il luogo dove il sogno americano ha preso forma per milioni di famiglie, molte delle quali italiane. Camminare nella Registry Room, leggere i nomi sul Wall of Honor e magari ritrovare un antenato negli archivi trasforma una visita turistica in qualcosa di profondamente personale. È il consiglio che diamo sempre dalla nostra agenzia vicino Times Square, come Guida a New York in Italiano: abbinala alla Statua della Libertà e parti presto, per viverla senza fretta.

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Domande frequenti

Ellis Island è una piccola isola della baia di New York che dal 1892 al 1954 fu la principale stazione d’immigrazione degli Stati Uniti. Vi passarono oltre 12 milioni di persone, e per questo è ricordata come la porta dell’America. Oggi ospita il Museo Nazionale dell’Immigrazione.

Tra il 1892 e il 1954, in 62 anni di attività, da Ellis Island transitarono oltre 12 milioni di migranti. Si stima che circa il 40% degli americani di oggi abbia almeno un antenato passato di qui.

Solo via mare, con i traghetti di Statue City Cruises che partono da Battery Park, a Manhattan, o da Liberty State Park, in New Jersey. Il battello fa tappa prima a Liberty Island, ai piedi della Statua della Libertà, e poi a Ellis Island. Non esistono traghetti diretti solo per Ellis Island.

Sì. La visita a Ellis Island è sempre compresa nel biglietto per la Statua della Libertà: con lo stesso titolo entri in entrambe le isole, con il traghetto andata e ritorno incluso. L’Hard Hat Tour dell’ospedale abbandonato richiede invece un biglietto a parte.

Per il Museo Nazionale dell’Immigrazione servono circa 1,5-2 ore. Considerando il traghetto e la tappa alla Statua della Libertà, conviene dedicare a entrambe le isole almeno mezza giornata, partendo preferibilmente in mattinata.

Sì. All’interno del museo, l’American Family Immigration History Center permette di consultare milioni di registri dei passeggeri, disponibili anche online dal 2001. Puoi così risalire alla nave, alla data e al nome con cui i tuoi avi arrivarono negli Stati Uniti.

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Piero Armenti

Piero Armenti

Journalist, Writer, NY Urban Explorer

Piero Armenti, giornalista e scrittore, è il fondatore di Il Mio Viaggio a New York. Da anni racconta la città con cui ha costruito una delle community italiane più grandi sul tema, tra libri, video e tour. Vive New York ogni giorno e ne svela i segreti: viaggi, storie e avventure nella Grande Mela. Seguilo su Facebook, Instagram e YouTube.

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