La vicenda Diego Rivera Rockefeller Center si riassume così: nel 1933 il pittore messicano dipinse nella lobby dell’RCA Building, oggi 30 Rockefeller Plaza, un affresco intitolato Man at the Crossroads. Quando vi comparve il ritratto di Lenin, Nelson Rockefeller gli chiese di toglierlo; Rivera rifiutò, fu pagato per intero e fermato il 10 maggio 1933. Il murales fu distrutto nel febbraio 1934. Oggi al suo posto c’è American Progress di Josep Maria Sert.
Il murales di Diego Rivera in breve
- L’opera: Man at the Crossroads, affresco di circa 19 metri per 5 nella lobby dell’attuale 30 Rockefeller Plaza.
- La commissione: voluta dalla famiglia Rockefeller, con un compenso di 21.000$ fissato nel contratto.
- Il problema: il ritratto di Lenin che stringe le mani a un gruppo di operai, aggiunto dopo un attacco della stampa.
- Le date: lavori fermati il 10 maggio 1933, affresco staccato dal muro nel febbraio 1934.
- Dove vederlo oggi: la versione rifatta da Rivera, L’uomo controllore dell’universo, è al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico.
- A New York: nella lobby del 30 Rock trovi American Progress di Sert, il murale che lo ha sostituito, e l’ingresso è gratuito.
In questo articolo ricostruiamo la storia con le date documentate, correggendo anche qualche dettaglio che circola da anni: da che parte stava Lenin, quale giornale accese la polemica, perché Picasso e Matisse non c’erano. Poi ti diciamo cosa vedere oggi nella lobby del 30 Rock e dove trovare la copia del murales.
Indice
- Diego Rivera Rockefeller Center: com’è nata la commissione
- Cosa raffigurava Man at the Crossroads
- Lenin nel murales: cosa successe nella primavera del 1933
- Perché il murales fu distrutto nel 1934
- L’uomo controllore dell’universo: il murales rifatto in Messico
- Cosa vedere oggi nella lobby del 30 Rock
- Il caso Rivera tra cinema, poesia e cartoni animati
- Chi era Diego Rivera e dove vedere i suoi murales
- Sulle tracce di Diego Rivera a New York
Diego Rivera Rockefeller Center: com’è nata la commissione
All’inizio degli anni Trenta Diego Rivera era già un artista di fama internazionale. Nel novembre 1931 il Museum of Modern Art gli dedicò una retrospettiva, visitata insieme alla moglie Frida Kahlo, e tra i collezionisti che comprarono le sue opere c’era Abby Aldrich Rockefeller, moglie di John D. Rockefeller Jr., madre di Nelson e grande sostenitrice dell’artista.
Fu lei, durante un pranzo del gennaio 1932, a suggerire che un murales di Rivera sarebbe stato perfetto per il nuovo Rockefeller Center. John D. Rockefeller Jr. voleva un’opera di 63 piedi per 17, circa 19,2 metri per 5,2, sulla parete della lobby dell’RCA Building, l’edificio più grande del complesso. La famiglia conosceva bene le idee comuniste del pittore, ma lo scelse comunque.
Il tema assegnato era un titolo lunghissimo: “Man at the Crossroads Looking with Hope and High Vision to the Choosing of a New and Better Future”, cioè l’uomo al crocevia che guarda con speranza e lungimiranza alla scelta di un futuro nuovo e migliore. John voleva un’opera che facesse fermare la gente a pensare.
Per i pannelli ai lati il figlio Nelson aveva pensato a Henri Matisse e Pablo Picasso, ma nessuno dei due arrivò. Matisse era impegnato con le commissioni per la Barnes Foundation di Philadelphia, mentre Picasso non rispose mai al telegramma che chiedeva un incontro, indirizzato a un certo “Pierre Picasso”. Al loro posto furono scelti Josep Maria Sert e Frank Brangwyn, che Rivera liquidò come “due pittori inferiori”.
Il contratto prevedeva 21.000$, più del doppio dei 10.000$ incassati per gli affreschi di Detroit Industry, e stabiliva che l’opera finita non potesse discostarsi dal bozzetto approvato nel novembre 1932. Secondo lo storico Daniel Okrent, Rivera non lesse le clausole: il contratto dava la piena proprietà dell’affresco alla Rockefeller Center Inc. Se vuoi vedere il museo che fece conoscere Rivera a New York, i biglietti per il MoMA partono da 30$ per gli adulti, circa 27€, e sono gratuiti sotto i 16 anni.
Cosa raffigurava Man at the Crossroads
L’affresco era pensato in tre pannelli: al centro l’uomo al crocevia, ai lati The Frontier of Ethical Evolution e The Frontier of Material Development, che mettevano a confronto socialismo e capitalismo. Ecco come era composta la scena, secondo le descrizioni e le fotografie dell’epoca:
- Al centro: un operaio che controlla una grande macchina, davanti a una mano gigante che regge una sfera con atomi e cellule in divisione.
- Le ellissi: quattro fasci di luce a forma di elica, generati da enormi lenti, con soli che esplodono e microrganismi, a ricordare le scoperte del telescopio e del microscopio.
- A sinistra: signore dell’alta società che giocano a carte e fumano, con soldati e macchine da guerra sopra di loro.
- A destra: Lenin che stringe le mani a un gruppo di operai di diverse etnie, sotto una parata del Primo Maggio con le bandiere rosse.
- Ai lati estremi: una statua di Giove con la mano spezzata da un fulmine e un Cesare seduto senza testa.
- In basso: piante con le radici visibili sotto terra, una parte mai completata a New York.
Una precisazione utile, perché la versione sbagliata circola da anni anche in italiano: Lenin stava a destra, nel lato del mondo socialista, mentre a sinistra c’era la critica alla società capitalista. Le due statue chiudevano il discorso: per Rivera rappresentavano la scienza che sostituisce la superstizione e i lavoratori che rovesciano il potere autoritario.
Lenin nel murales: cosa successe nella primavera del 1933
Rivera arrivò da Detroit a marzo del 1933 con una squadra di sei assistenti, tra cui Ben Shahn e Lucienne Bloch. Il 2 aprile il New York Times gli dedicò un lungo ritratto, e né l’artista né i Rockefeller sembravano preoccupati.
La tabella mette in fila le date del caso del murales di Diego Rivera, dalla commissione alla distruzione, con il ruolo di ciascun protagonista, ricostruite da Wikipedia, EBSCO e 6sqft.
| Data | Cosa successe |
|---|---|
| Novembre 1931 | Il MoMA dedica a Rivera una retrospettiva; Abby Rockefeller ne compra diverse opere |
| Gennaio 1932 | A un pranzo Abby propone un murales di Rivera per il Rockefeller Center |
| Novembre 1932 | Rivera mostra il bozzetto; Nelson Rockefeller non ci vede nulla di controverso |
| Marzo 1933 | Rivera inizia a dipingere nella lobby dell’RCA Building |
| 24 aprile 1933 | Il New York World-Telegram attacca l’opera come propaganda anticapitalista |
| Fine aprile 1933 | Nel murales compare il ritratto di Lenin, assente dal bozzetto |
| 6 maggio 1933 | Rivera rifiuta di togliere Lenin e propone di aggiungere Abraham Lincoln |
| 10 maggio 1933 | Stop ai lavori: Rivera viene pagato per intero e l’affresco coperto con una tela |
| Dicembre 1933 | Si propone di trasferire l’opera al MoMA, ma il trasferimento non avviene |
| Febbraio 1934 | Gli operai staccano l’affresco dal muro |
| 1937 | Josep Maria Sert dipinge American Progress al suo posto |
Date verificate su più fonti; per la distruzione 6sqft indica il 10 febbraio 1934.
Il ritratto di Lenin fu la risposta di Rivera all’articolo del World-Telegram. Secondo la ricostruzione più diffusa sarebbe passato inosservato ancora a lungo, se gli operai che davano l’ultima mano di vernice sopra il murales non avessero fatto colare della pittura: l’architetto Raymond Hood andò a controllare la macchia e vide Lenin.
Nelson Rockefeller rinviò l’inaugurazione prevista per il 1° maggio e scrisse a Rivera chiedendogli di togliere il ritratto. Nella risposta del 6 maggio il pittore si disse pronto ad aggiungere Abraham Lincoln, o figure come John Brown e Harriet Beecher Stowe, ma non a togliere Lenin: preferiva vedere l’opera distrutta per intero piuttosto che mutilata.
Il 10 maggio, dopo una giornata passata sotto sorveglianza in quella che Rivera chiamò “la battaglia del Rockefeller Center”, arrivò l’ordine di fermarsi. Il pittore fu pagato per intero, l’affresco coperto e lasciato incompiuto. Due giorni dopo perse anche la commissione per il padiglione della General Motors all’esposizione di Chicago.
Perché il murales fu distrutto nel 1934
La copertura dell’affresco divise il mondo dell’arte. Il pittore John Sloan, lo scrittore Lewis Mumford e il fotografo Alfred Stieglitz si schierarono con Rivera, mentre altri artisti scrissero manifesti per chiedere che potesse finire il lavoro.
A dicembre del 1933 John R. Todd, uno dei costruttori del complesso, propose di trasferire il murales al MoMA, e la società accettò. Il piano però fallì: Rivera e il suo assistente Clifford Wight avevano studiato un telaio metallico che permetteva di staccare i loro affreschi dalle pareti, ma la direzione del Rockefeller Center non aveva permesso di stendere l’intonaco su quel telaio.
Nel febbraio 1934 gli operai staccarono l’affresco dal muro. La società si limitò a un comunicato di due frasi in cui spiegava che le pareti erano state intonacate di nuovo. Alla fine, tolte le spese, a Rivera rimasero circa 7.000$, un terzo del compenso. Per ringraziare la New Workers School di Manhattan, una delle realtà che avevano protestato, dipinse 21 affreschi e glieli regalò.
L’uomo controllore dell’universo: il murales rifatto in Messico
Rivera aveva previsto come sarebbe finita. Prima che l’affresco venisse coperto chiese a Lucienne Bloch di fotografarlo di nascosto, e quelle foto in bianco e nero sono le uniche immagini che restano dell’originale incompiuto.
A fine 1933 il pittore convinse il governo messicano a concedergli una parete del Palacio de Bellas Artes di Città del Messico. Qui, partendo dalle fotografie, rifece la composizione in scala minore con il titolo El hombre controlador del universo, in italiano L’uomo controllore dell’universo. L’opera misura circa 4,80 metri per 11,45 e si trova al secondo piano del palazzo.
La versione messicana è quasi identica, ma con qualche aggiunta che sa di risposta: a destra compaiono anche Trotsky, Marx ed Engels, mentre a sinistra, accanto a Charles Darwin, c’è John D. Rockefeller Jr., astemio per tutta la vita, che beve in un locale notturno con una donna, mentre sopra le loro teste compare un vetrino con i batteri della sifilide.
Cosa vedere oggi nella lobby del 30 Rock
Quasi tutti, al Rockefeller Center, si fermano sulla piazza, davanti alla pista e all’albero di Natale, e pochi entrano nell’edificio principale del complesso di 19 edifici. Eppure la parete dove lavorò Rivera esiste ancora. Dal 1937 la Grand Lobby del 30 Rockefeller Plaza ospita American Progress di Josep Maria Sert, pagato 27.000$: una grande allegoria della costruzione dell’America moderna, con Abraham Lincoln, Gandhi e Ralph Waldo Emerson tra le figure, che si sviluppa sulla parete ovest.
Prima di Sert la società aveva sondato anche Picasso, che si era detto interessato: l’offerta saltò perché non volle mostrare in anticipo cosa avrebbe dipinto e non scese dalla sua richiesta di 32.000$. Nello stesso atrio c’è il murale di Frank Brangwyn sul Discorso della Montagna: dopo il caso Rivera gli chiesero di non raffigurare Cristo, e lui lo dipinse di spalle.
Entrare nella lobby è gratuito, e trovi tutto il resto del complesso, dalle statue alla pista, nel nostro approfondimento sul Rockefeller Center. Nello stesso edificio c’è l’osservatorio Top of the Rock, con ingresso su West 50th Street tra la Fifth e la Sixth Avenue: tre livelli al 67°, 69° e 70° piano, aperti tutti i giorni dalle 8 a mezzanotte.
I biglietti per il Top of the Rock partono da 59$ per gli adulti, circa 53€, e da 53$ per i bambini dai 6 ai 12 anni, circa 47€, con data e ora prefissate e cancellazione gratuita fino a 24 ore prima. È il modo più semplice per vedere dall’alto il complesso che i Rockefeller costruirono negli anni Trenta.
Nello stesso edificio
Biglietti Top of the Rock
Tre livelli di osservatorio sopra la lobby di Rivera, con Central Park da un lato e l’Empire State Building dall’altro.
Se vuoi inserire il Rockefeller Center in una giornata con guida, tra i nostri tour guidati nella Grande Mela c’è il giro di Manhattan che risale la 5th Avenue davanti alla Cattedrale di Saint Patrick, proprio di fronte al complesso.
Il nostro consiglio
Fermati nella Grand Lobby prima di salire al Top of the Rock e cerca la parete ovest: lì c’è American Progress, e prima ancora c’era l’uomo al crocevia di Rivera. Se poi ti capita di andare a Città del Messico, al Palacio de Bellas Artes puoi confrontare le due storie: il murale che New York ha cancellato e quello che il pittore ha rifatto per mostrare a tutti cosa era stato distrutto.
La mappa mostra i due luoghi newyorkesi della vicenda, a pochi isolati l’uno dall’altro: il 30 Rockefeller Plaza e il MoMA, dove tutto cominciò con la retrospettiva del 1931.
Ilmioviaggioanewyork.com
Diego Rivera a New York
I luoghi della storia del murales
Il caso Rivera tra cinema, poesia e cartoni animati
Pochi episodi della storia dell’arte americana sono stati raccontati così tante volte. Nel film Frida del 2002 lo scontro diventa un dialogo secco, con Rockefeller che risponde a Rivera “È il mio muro!”, e la vicenda è al centro anche di Cradle Will Rock, del 1999.
Già nel 1933 il caso ispirò la poesia: E. B. White pubblicò sul New Yorker del 20 maggio “I paint what I see”, un dialogo immaginario tra Nelson Rockefeller e Rivera, e Archibald MacLeish la raccolta Frescoes for Mr. Rockefeller’s City. Il caricaturista Miguel Covarrubias, amico del pittore, disegnò Rockefeller che scopre Lenin nel murales.
Perfino il presidente Franklin D. Roosevelt, ragionando sui programmi pubblici per artisti disoccupati, disse a un amico che non voleva “un sacco di giovani entusiasti che dipingono la testa di Lenin sul palazzo della Giustizia”. E perfino I Simpson, nella trentaduesima stagione, hanno parodiato la commissione nell’episodio Now Museum, Now You Don’t.
Chi era Diego Rivera e dove vedere i suoi murales
Diego Rivera è uno dei massimi interpreti del muralismo messicano. Negli anni del caso newyorkese era sposato con Frida Kahlo, che lo seguì negli Stati Uniti e frequentò con lui la famiglia Rockefeller. Era stato espulso dal Partito comunista americano proprio perché lavorava per committenti ricchi, e nello stesso periodo stava dipingendo gli affreschi di Detroit per Edsel Ford.
Se vuoi vedere i suoi murales dal vivo, ecco i più importanti citati dalle fonti, con le date di realizzazione:
- Detroit Industry, 1932-1933, a Detroit.
- I murales del Palacio Nacional di Città del Messico, 1929-1930 e 1935.
- L’uomo controllore dell’universo, 1934, al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico.
- Pan American Unity, 1940, del City College di San Francisco.
Per altre storie d’arte e di architettura della città trovi molte guide sul magazine de Il Mio Viaggio a New York, dalla street art ai musei, sempre con un occhio ai luoghi da visitare oggi.
Sulle tracce di Diego Rivera a New York
Dell’uomo al crocevia non resta niente sulla parete del 30 Rock, eppure basta conoscere la storia per guardare quella lobby con altri occhi. È uno dei pochi posti di Manhattan dove l’opera più famosa è quella che non c’è più. Quando passi dal Rockefeller Center, entra, alza lo sguardo su American Progress e immagina Lenin al suo posto: la città ti sembrerà un po’ più complicata, e molto più interessante. Per vivere queste storie con chi le racconta ogni giorno ai viaggiatori italiani, affidati a una Guida a New York in Italiano, perché tra le strade di Midtown quasi ogni palazzo ha un episodio da raccontare.
Domande frequenti sul murales di Diego Rivera al Rockefeller Center
Perché Rivera vi aveva dipinto il ritratto di Lenin, assente dal bozzetto approvato. Nelson Rockefeller gli chiese di toglierlo, il pittore rifiutò e il 10 maggio 1933 i lavori furono fermati. L’affresco, coperto e mai finito, fu staccato dal muro nel febbraio 1934.
Nella Grand Lobby del 30 Rockefeller Plaza c’è American Progress, il murale dipinto nel 1937 dal catalano Josep Maria Sert, con figure come Abraham Lincoln, Gandhi e Ralph Waldo Emerson. Si trova sulla parete ovest e la lobby si visita gratuitamente.
La versione rifatta da Rivera nel 1934, intitolata L’uomo controllore dell’universo, si trova al secondo piano del Palacio de Bellas Artes di Città del Messico. Misura circa 4,80 metri per 11,45 ed è stata dipinta partendo dalle fotografie scattate di nascosto da Lucienne Bloch.
Il contratto prevedeva 21.000$ e Rivera fu pagato per intero anche se l’opera non fu mai finita. Tolte le spese per materiali e assistenti, gli rimasero circa 7.000$, un terzo del compenso, secondo le ricostruzioni storiche.
Era suo marito. Nel 1933 Frida Kahlo era con lui a New York, e la coppia era diventata amica della famiglia Rockefeller nei mesi che portarono alla commissione. Nel novembre 1931 Frida aveva accompagnato Rivera anche alla sua retrospettiva al MoMA. Il film Frida del 2002 racconta lo scontro al Rockefeller Center.
I più importanti sono in Messico, al Palacio Nacional e al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico, e negli Stati Uniti, con Detroit Industry a Detroit e Pan American Unity a San Francisco. A New York il suo murale più famoso è stato distrutto nel 1934.

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